Kintsugi

 

f56dcfb7d7a30a0a0b320571f381780c Diario di una quasi trentenne - Chapter I 

“A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran.

Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. ”

Novecento, Alessandro Baricco

Ci sono momenti nella vita in cui tutto decide di andare in pezzi e "fran", ti ritrovi in mano i cocci e non sai cosa farci.

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Spaesamento, stupore, dolore. Che si fa? Il primo istinto è quello di mollare, di mandare al diavolo tutto e tutti e dire "Sapete che c'è? Non ho la forza, la voglia, l'amore, per ricominciare tutto da capo. Quindi me ne starò buona buonina qui e lasciatemi in pace". Poi però fissi quei cocci, inermi davanti a te, e ti sembrano così preziosi, così belli nella loro seppur distrutta forma, che prevale la voglia di proteggerli, di dar loro valore, di riportarli al loro antico splendore o di farne qualcosa di ancor più bello. Impossibile dite? Ebbene no. Bisogna imparare dai giapponesi e dall'arte del Kintsugi.

Il kintsugi (o kintuskoroi) è l’antichissima tradizione di riparare con l’oro gli oggetti in ceramica rotti. Il metallo è versato nelle spaccature per saldare insieme i frammenti. 

Questa arte vuole valorizzare l’imperfezione dovuta alla rottura, nasce dall’idea che proprio quella “ferita” renda ancor più speciale l’oggetto, perchè lo rende unico. Le nervature dorate impreziosiscono, i lembi frastagliati e risanati raccontano una storia come nessun’altra al mondo.

Noi siamo così, siamo quell’oggetto. Le sue ferite sono nostre e sta solo a noi trovare il coraggio di vederle come un valore aggiunto e non come un deterrente, sta a noi vedere nella rottura una nuova interezza, sta a noi trovare la forza di riempirle d’oro ed urlare al mondo: “Eccomi, sono così. Sono orgogliosa di essere perfettamente imperfetta. Sono caduta, mi sono rotta in pezzi ed ora sono più bella e più preziosa di prima“. 

 

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