La Grande Scommessa, Hollywood in tempo di crisi

 

Non si può di certo affermare che la crisi economica abbia provocato unicamente effetti negativi: all'industria di Hollywood, per esempio, è servita a produrre film di contenuto che raccontassero in maniera onesta e schietta le conseguenze di un periodo drastico non solo per la società americana, ma anche per l'intero pianeta.

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Risolverla in questo modo potrebbe sembrare offensivo nei confronti di chi con la crisi ha perso casa e lavoro, ma il senso di un'industria cinematografica come quella americana è – dovrebbe essere – proprio quello di comunicare un messaggio. Non solo divertire e intrattenere.

Finora le due migliori pellicole sono state The Company Men (2010) e Margin Call (2011); il primo si è concentrato sugli strascichi della crisi ed ha preso come riferimento il punto di vista di un gruppo di manager d'azienda. Il secondo, invece, entra nell'ambito delle banche e narra le 24 ore precedenti al crollo di un grande istituto finanziario. In entrambi i casi le grandi star (Ben Affleck, Tommy Lee Jones, Kevin Costner e Chris Cooper in The Company Men e Kevin Spacey, Jeremy Irons e Paul Bettany in Margin Call) si mettono al servizio di registi esordienti (John Wells) o indipendenti (J.C. Chandor) per dare risalto ad una tematica così sentita nella terra dell'abbondanza.

Ora, arriva sul grande schermo La Grande Scommessa, interpretato da un cast d'eccellenza che comprende Ryan Goosling, Christian Bale, Steve Carrell, Marisa Tomei e Brad Pitt e racconta con estrema puntualità il modo in cui si è giunti al crack del mercato immobiliare che ha determinato la caduta delle più importanti banche americane e la crisi finanziaria del 2008.

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E il film è davvero una scommessa perché la produzione ha affidato il timone della regia a Adam McKay (che ha curato anche parte della sceneggiatura), regista noto per film come Ricky Bobby, Anchorman e Anchorman 2, tutti interpretati da Will Ferrell, un attore che, per metterla sulle proporzioni, sta a De Sica come la Chrysler sta alla Fiat. Un po' come se Neri Parenti si mettesse in testa di dirigere un film serio sullo scandalo di Banca Etruria. Suona strano eppure, la Grande Scommessa si è rivelato un film di grande spessore.

Tratto dal best seller di Michael LewisThe Big Short - Il grande scoperto, il film prende le mosse dall'intuizione del geniale ed introverso manager Michael Burry (interpretato da Christian Bale) che, prevedendo il collasso del mercato immobiliare americano crea un mercato di credit default swap, con cui scommettere contro il mercato immobiliare. Parallelamente, Jared Vennett (Ryan Gosling), allertato dalle previsioni di Burry, si mette in contatto con il trader Mark Baum (Steve Carrell) ed i due contribuiranno a fare luce sul ruolo delle obbligazioni di vendita collateralizzate (CDO). Infine, due giovani venditori, aiutati da un ex squalo di Wall Street (Brad Pitt) in pensione e disgustato dalla filosofia che impera nel mondo della finanza, venuti a conoscenza del prospetto di Vennett, decidono di prendere parte all'operazione.

Inutile dire di più perché l'intreccio ha una sua complessità intrinseca che, chi abbia più familiarità col settore potrà afferrare e comprendere più nel dettaglio. Per qualcuno, la maggior parte delle situazioni descritte potrà apparire del tutto incomprensibile: i dialoghi vomitano una serie di termini specifici, come Swap, CDO, hedge e quant'altro ma il piglio ironico del regista viene incontro allo spettatore, inserendo gli interventi di attrici come Margot Robbie e Selena Gomez o del cuoco Anthony Bourdain che spiegano in termini molto semplici e con esempi fulminanti e divertenti alcuni dei passaggi più ostici.

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La Grande Scommessa non è di certo un documentario ma, in parte, è come se lo fosse: inframezza al racconto degli eventi che hanno condotto al fallimento di Lehman Brothers le vicende personali di Burry e Baum, tratteggiando con semplicità ma non in maniera scontata i loro personaggi. Merito anche del carisma attoriale di Bale e Carrell (entrambi candidati ai Golden Globes nella categoria Miglior Attore Comedy), capaci di rendere in maniera convincente l'eccentricità di Burry e la frustrazione dell'altro.

Questo è un film non che merita di essere visto ma che deve essere visto, per comprendere fino a che punto sono state spinte l'avidità e l'arroganza del più grande sistema economico mondiale e quali sono state le conseguenze di questo atteggiamento. Milioni di persone hanno perso il lavoro, la casa e il futuro mentre i giovani rampolli dell'alta finanza nei loro completi firmati avviavano procedure di cui non erano in grado di comprendere il significato. La gente accendeva mutui come accendere cerini e le banche si accendevano in mille sorrisi, mentre il denaro si accumulava nelle tasche di quelli che avevano progettato la costruzione di una torre di acciaio sul fondamenta di fango e sabbia.

Il valore de La Grande Scommessa è quello di aprire gli occhi alla gente e far vedere dove porta l'avidità e l'estrema sicumera con cui molte persone hanno affidato ad altri le loro vite, senza nemmeno preoccuparsi di approfondire e riflettere su ciò che questi stavano facendo. E per farlo sceglie di metter al centro le storie degli uomini che hanno diffidato dei dogmi, studiando, andando a fondo e, con un po' di cinismo alla fine, arricchendosi sulle spalle delle grandi banche. Vale la pena cimentarsi con pellicole audaci nella scelta dei contenuti e dall'architettura sofisticata perché, nonostante l'ovvio sforzo, rimane la soddisfazione di fronte a un cinema impegnato, in grado di smascherare le dietrologie e le debolezze dei massimi sistemi, senza per questo risultare monotono, ostico e difficile da digerire. Qui di difficili da digerire ci sono solo i fatti. Ma quello è un altro discorso.

 

Enrico Orzes

 

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