The Revenant – Redivivo: Di Caprio e Iñárritu verso l’Oscar

 

The Revenant – Redivivo, ultimo fatica registica di Alejandro González Iñárritu era decisamente molto atteso.

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In primo luogo perché c'era molta curiosità intorno ad un progetto totalmente divergente nei temi e nei toni dal precedente lavoro del regista messicano e, in secondo luogo, perché a calarsi nei panni del protagonista di questa storia di vendetta è stato Leonardo Di Caprio, plurinominato all'Oscar e decisamente uno degli attori più intellettualmente frizzanti ed attenti alle scelta dei film da interpretare.

Iñárritu è uno dei registi emergenti più dotati e di talento del panorama mondiale: primo regista messicano ad essere nominato agli Academy Awards è stato anche il primo messicano a riscuotere consensi e premi al Festival del Cinema di Cannes, dove ha impressionato pubblico e giuria con il suo primo film, Amores Perros (2000), nel quale ha raccontato tre storie diverse, di persone tra loro molto lontane e differenti ma accomunate da un tragico incidente.

12400847_1508718216090757_6543818844013523984_nPiù intenso di Crash – Contatto fisico (2004) ha contribuito a lanciare il giovane Iñárritu che, successivamente, con la stessa struttura ha diretto altri 2 film: 21 Grammi (2003) e Babel (2006), scritti da Guillermo Arriaga, continuando a mietere consensi. Con Biutiful (2011) si è discostato dai precedenti impianti narrativi, riportandosi su una linea narrativa più convenzionale ma scegliendo un tema pungente e toccante come la storia di un padre malato e vicino alla morte. che deve cercare di tirare avanti tra i quartieri più poveri di Barcellona, provvedendo in qualche modo al sostentamento dei figli che sa di dover lasciare soli.

Basterebbe questo a fare di Iñárritu un regista maturo, in grado di prendere storie difficili e complesse e di renderle senza quella tipa melancolia hollywoodiana ma conferendo loro un realismo assoluto, toccando nel frattempo le corde più profonde del sentimento. Con Birdman (2015) dimostra di cavarsela alla grande anche con la commedia più cinica e sferzante, facendo propri gli stilemi spagnoli che contraddistinguono registi come Alex de la Iglesia (La Comunidad, Ballata dell'amore e dell'odio, le streghe son tornate) e permettendosi di punzecchiare anche la grande Hollywood mettendo in scena i drammi esistenziali di un attore che per una vita ha interpretato un famoso supereroe dei fumetti.

Era, pertanto, inevitabile che anche The Revenant – Redivivo attraesse l'attenzione. Stavolta Iñárritu sceglie una storia meno originale, decidendo addirittura di inoltrarsi nell'ambito storico e, più precisamente, focalizzandosi sulla storia americana, rievocando gli scenari di Pochaontas, ma mettendo bene in evidenza la brutalità di quella realtà nella quale gli indiani, privati del loro mondo si vedono spogliare della ricchezza del loro ambiente naturale. In questo contesto un manipolo di cacciatori di pelli si vede costretto a fuggire dall'assalto di un gruppo di indiani. Il regista messicano si adopera con tutta la sua eleganza stilistica e disegna con cura e maestria la scena iniziale dell'assalto, sfruttando la tecnica del piano-sequenza che lo aveva già caratterizzato in Birdman. Da qui in poi il film vive sul piano del confronto tra la guida scout – un Di Caprio, sicuramente poco ciarliero ma molto intenso – e uno dei cacciatori – un Tom Hardy davvero crudele e opportunista. Il primo difende tutto ciò che gli rimane del passato e il secondo arraffa quello che può senza preoccuparsi di nulla e nessuno.12572979_1508962469399665_1642439858449650422_n

Non si può dire che The Revenant – Redivivo abbia un intreccio nuovo ma Iñárritu sceglie di trattare la storia di vendetta di quest'uomo a metà tra i bianchi e gli indiani in maniera personale. Così la natura selvaggia diventa un teatro perfetto per eliminare ogni orpello della società e lasciare spazio solo ai sentimenti più profondi, facendo emergere in maniera netta la diatriba tra Bene e Male. La vendetta non è una rincorsa spericolata tra mille cattivoni da annientare a colpi di karate, è la sopravvivenza ostinata di un uomo che si trascina sul ventre in mezzo al fango, cibandosi di radici e animato solo dal desiderio di dare la caccia a chi gli ha portato via ciò che di più prezioso aveva al mondo.

In questo senso si spiega la superba prestazione di Leonardo di Caprio che, dopo 5 nomination all'Oscar lo merita proprio per questo film in cui, più che in ogni altro, recita con gli sguardi, trasmette i suoi stati d'animo con occhiate taglienti e gelide che vanno oltre barba e capelli e colpiscono direttamente al cuore. Non servono mille discorsi, basta vedere in che modo il suo personaggio strisci per terra, gravemente ferito, per cogliere l'intensità degli stati d'animo. Un ruolo difficile che all'apparenza sembra semplice ma che dimostra la flessibilità artistica di un attore che a partire da Gangs of New York ha inanellato solo successi. Ruoli diversi, nei quali è cresciuto e da i quali traspare tutta la sua classe che, in The Revenant – Redivivo, raggiunge l'apice.

Dopo Javier Bardem e Michael Keaton, Leonardo di Caprio è il terzo attore che Iñárritu conduce alla nomination all'Oscar e questo significa che il regista messicano sa tirare fuori il meglio dai suoi attori, mettendoli in condizione di dare il massimo. Merito anche dell'abilità di narratore di questo fuoriclasse messicano, abilissimo nel costruire pellicole solide e convincenti ed elegante nel tradurle in immagine. Iñárritu sa mettere a fuoco in maniera sempre molto nitida i drammi esistenziali (Amores perros, 21 grammi e Babel) dei suoi protagonisti, le loro contraddizioni (Birdman) e i loro tormenti (Biutiful) e anche in quest'ultimo film concentra tutti questi aspetti nella figura di Di Caprio e calandoli perfettamente in un contesto feroce e spietato, omaggiando in questo senso anche Terrence Malick, senza rinunciare ad una visione truce sulle orgini del sogno americano, sporcato dall'avidità e dalla violenza.

 

Ph.credit: Pagina ufficiale fb The Revenant - Il redivivo

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