Il pianista Ezio Bosso e la musica Oltre.

 


"La musica è come la magia, non a caso i direttori d'orchestra hanno una bacchetta".

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Il Festival di Sanremo per la seconda serata ci ha regalato un momento di toccante saggezza senza tempo. Ovviamente tutto questo ha suscitato non poche polemiche per i più disfattisti, che hanno ampiamente criticato l'invito da parte degli autori, accusando la Rai di voler strumentalizzare la disabilità e di voler solo fare retorica. Ebbene solo a chi è stato in grado di ascoltare senza pregiudizio (cosa difficile, di questi tempi) , il pianista d'eccellenza, compositore e direttore d'orchestra di fama internazionale Ezio Bosso, ha regalato un insegnamento elegante e raffinato, senza trascendere, ma con un velo di ironia difficile a credersi, vista la situazione. Non di rado, chi ha il tutto diritto di essere arrabbiato con la vita è il primo a voler trasformare questo sentimento in qualcosa di positivo e a prendere la vita con estrema leggerezza e sensibilità, dimostrando che la musica è oltre tutto.

Così il palco dell'Ariston ha apprezzato la sua musica e la sua profonda premessa. Lunghissimo l'applauso, commossi gli sguardi dell'orchestra, Bosso ha eseguito il brano Following a bird.

«Ricordatevi che la musica come la vita si può fare in un modo solo: insieme - ha detto Bosso durante l'intervista con Carlo Conti - La musica è una fortuna e, come diceva il grande maestro Claudio Abbado, è la nostra vera terapia».

ebdee9629a0304eb586221b4a85cf9f5 A quattro anni Ezio Bosso ha cominciato lo studio della musica con una prozia pianista, leggeva il solfeggio ma non l’alfabeto, pensava solo in termini di suono: «Non è stato difficile capire in che direzione stava andando la mia vita». A undici anni, al Conservatorio di Torino. Poi Philip Glass è divenuto il suo maestro di vita e ha fatto del minimalismo («Che è ricerca dell’essenza») la sua filosofia di vita. Bosso si è formato poi a Vienna, sotto la guida di Streicher, Österreicher e Schölckner.

Nel 2011 ha intrapreso il suo difficile cammino nella disabilità: a seguito di un intervento al cervello e all'insorgere di una malattia neuro-degenerativa, si è allontanato bruscamente dalla musica. Racconta di aver incominciato la sua "storia di buio" e di aver scoperto che poteva farne a meno. 

Solo lentamente e non senza rinunce, con grandi sofferenze (ma molte gioie, grazie agli amici ed alla maturità) , ha riconquistato «la coordinazione tra corpo e mente necessaria per tornare al pianoforte». E ha scoperto nuove verità: «Che siamo belli. Noi esseri umani siamo bellissimi, ma spesso, chissà perché, tendiamo a dimenticarcene. Che non esistono storie brutte, ma solo tristi, o allegre. E che dobbiamo avere paura solo delle storie noiose. Ora parlo a fatica, non posso più correre, ma riesco ancora a suonare. E nel momento in cui metto le mani sulla tastiera volo lontano da ogni problema. Se prima provavo per dieci ore al giorno adesso dopo due mi devo fermare (saranno contenti i miei vicini di casa)».  

Parlando del brano eseguito durante la serata, Bosso ha spiegato: «Mi fa riflettere sul fatto di perdersi per imparare a seguire. Perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore ci avvicina. [...] Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle. La vita è fatta di dodici stanze (il suo album si intitola The 12th room, ndr): nell'ultima, che non è l'ultima, perché è quella in cui si cambia, ricordiamo la prima. Quando nasciamo non la possiamo ricordare, perché non possiamo ancora ricordare, ma lì la ricordiamo e siamo pronti a ricominciare e quindi siamo liberi

Sia come solista, che come direttore si è esibito nelle più importanti stagioni concertistiche internazionali. Ha vinto importanti riconoscimenti, come il Green Room Award in Australia (unico non australiano a vincerlo) o il Syracuse NY Award in America, la sua musica viene richiesta nella danza dai più importanti coreografi come Christopher Wheeldon, Edwaard Lliang o Rafael Bonchela, nel teatro da registi come James Thierrèe e nel cinema  ha collaborato con registi di fama internazionale tra cui Gabriele Salvatores. Per il regista premio Oscar ha composto la colonna sonora per quartetto d'archi del film Io non ho paura ed ha lavorato sulle musiche di altri suoi film tra cui Quo vadis, baby? e Il ragazzo invisibile.

Questo è il brano interpretato sul palco dell'Ariston:

 

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