Le Gioie di Roma: passato, presente e futuro

 

Quando studi architettura, non pensi che potresti trovarti a fare plastici o a disegnare forme in un luogo tanto carico di vissuto quanto lontano anni luce da quello che stai creando e sognando.

 

Quando ti trovi ogni giorno della tua vita universitaria (o perlomeno buona parte) a trascorrere il tuo tempo in un ambiente del genere, la tua curiosità e la tua fame di conoscenza non possono essere soddisfatti da un semplice cartello all’ingresso con su scritto “Ex mattatoio di Roma”.

 

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Facciamo un passo indietro.

 

Il Mattatoio è stato realizzato tra il 1888 e il 1891 su progetto dell'architetto Gioacchino Ersoch: non fu però il primo della Roma moderna, in quanto ne esisteva già uno, all’altezza di Piazza del Popolo, che fu dismesso a seguito dell’inquinamento delle acque dato dalla vicinanza degli scarichi della macellazione in quelle zone.

 

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Ci troviamo per l'esattezza nel quartiere Testaccio, nelle immediate prossimità del Campo Boario, e l'opera rappresenta una delle più grandi opere pubbliche di riassetto dei servizi urbani primari della Capitale.

 

La forza di questo luogo parte dall’ingresso con le tre fornici a tutto sesto e le colonne che le sorreggono (la bucatura centrale è chiusa e ospitava gli addetti alla custodia, mentre le altre due regolavano gli accessi e le uscite del bestiame), dalla scultura con il genio alato che cattura il toro, fino alla composizione stessa della struttura all’interno.

 

Non troviamo le stesse situazioni del secolo scorso, ma proviamo la medesima sensazione: la pavimentazione, la presenza delle stalle, la vegetazione incolta. Persino la presenza dei binari e degli altri meccanismi delle travi sono stati rivalutati in quanto parti integranti dell’opera stessa!

 

Ammazzatora

 

Il Mattatoio fu poi dismesso nel 1975 e nel dicembre del 2000 venne istituito il Progetto Urbano Ostiense Marconi, il quale fra le tante iniziative anche a livello infrastrutturale, prevedeva la formazione della “Città delle Arti”: un insieme di attività che integrasse la cultura con il vivere comune.

 

È un’architettura di tipo industriale quella che possiamo ammirare e che oggi più che mai è stata valorizzata anche al suo interno (pensate che nelle aule sono presenti ancora i marmi che ricoprono parti delle pareti e che riportano ancora i segni delle attività di quel tempo!).

 

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Consiglio, all’interno di questo “viaggio” nella storia, la visione di un ambiente che devia da questo stile ma che si può altresì apprezzare: l’Aula Magna, all’interno dell’Università di Roma Tre, progettata dall’architetto Cordeschi, costituisce una sorta di lingua che si sviluppa in maniera sinuosa e continua dal pavimento, lungo le pareti corte dell'ambiente fino ad arrivare al soffitto, da cui si staccano delle "stalattiti" alte circa 3 metri (l'effetto è molto suggestivo soprattutto viste dall'alto della gradinata) e le stesse sono segnate da degli evidenti spacchi colorati in rosso, quasi a sottolineare la crudezza dell'ambiente.

 

54f58c4721bc50a35d86115a4f4b314bDall'altro lato dell'ex mattatoio troviamo il Macro - Museo d'arte contemporanea di Roma.

 

Gli spazi espositivi recuperano due dei quattro macelli e sono tutti caratterizzati da capriate, colonne in ghisa e reticoli di travi e legno, con le trame di binari citate precedentemente che avvolgono la struttura in un groviglio di percorsi.

 

La parte dell’Altra Economia poco più in là (ospita diversi concerti ed eventi soprattutto d’estate) affronta invece il tema dell’innovazione economica: ecco che diventa il fulcro la “Città solidale” finalizzata alla partecipazione e alla responsabilità collettiva. Una città da scoprire, dove arte, senso sociale e architettura si legano strettamente e in modo viscerale, per immergersi nel passato con uno sguardo al futuro.

 

 

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