#puntoP: Mi chiamo Paola Giglio, ho 31 anni e mi piacciono i supermercati

 

Mi chiamo Paola Giglio, ho 31 anni e mi piacciono i supermercati. Non mi piacciono in senso romantico, non sono innamorata di loro, è che mi piace starci dentro, passare il tempo a guardare gli scaffali con tutta la merce colorata.

 

SUPERMERCATO

 

In estate godo davanti al banco frigo insieme agli anziani del quartiere. Si, perché il mio preferito non è mica un supermercato a caso; a me piace quello sotto casa, che se ci vai all’orario sbagliato o nel giorno dello sconto ai pensionati ci puoi anche morire dentro, nell’attesa. Io invece in quell’attesa mi diverto, perché loro, i pensionati, vanno tutti di fretta, anche se sono in pensione e in realtà non hanno nulla da fare, però gli piace far credere che abbiano sempre qualcosa di estremamente importante da portare a termine, più importante di qualsiasi altra cosa abbiano da fare gli altri all’interno del negozio.

Allora si agitano nell’attesa, non vedono l’ora che arrivi il loro turno al banco gastronomia. Salvo poi impiegare mezz’ora di chiacchiere con il banconista per prendere mezz’etto di prosciutto cotto e tre olive. Si sentono soli, hanno sempre qualcosa da dire.

elemosina

Quando ho del tempo libero, magari dopo un periodo di lavoro molto intenso, di solito dopo un debutto, mi piace fare la spesa lì, al mio supermercato, con calma, facendo lo slalom tra gli anziani, comprare la frutta che poi farò marcire in frigo a meno che non arrivi un santo che me la sbucci, la carne no perché ho visto l’ultimo servizio di Report, le uova di galline allevate a terra, i crostini integrali Buitoni e i surgelati in offerta. Davanti al mio supermercato c’è sempre un ragazzo di colore che ogni volta che passo mi dice ‘ciao bella’, e quando posso gli do uno spiccio, non sempre posso, ma quando posso si, e una volta che avevo tempo ci ho parlato in inglese e mi ha detto che si chiama Feliz -  non so se si scrive così - e io gli ho detto che Feliz significa felice, ma lui non sembrava tanto felice in effetti. Gli ho chiesto da dove vieni, mi ha detto ‘Prenestina’, gli ho chiesto che ti serve, mi ha detto ‘tutto’.

 

rom

Non ho avuto tempo di dargli nulla, se non degli spicci e un pezzo di torta rustica ricotta e spinaci - che non so se è musulmano e il maiale lo mangia - e della frutta che tanto io la faccio marcire e dell’acqua. C’è anche una ragazza Rom, bellissima, capelli lunghi sempre puliti, lei però sta dentro al supermercato, porta il caffè ai dipendenti, mette a posto i carrelli, mentre la madre, più minuta, occhi chiari, fazzoletto in testa, dà una mano al mercato ortofrutticolo che c’è nella piazza sotto casa mia, davanti al supermercato. Vicino casa mia, dopo le curve dell’aeroporto, c’è un campo Rom; tutti se la prendono coi Rom, qualunque cosa accada. Rubano è vero, ma c’è una certa tendenza, pericolosa, che porta a pensare me per prima, che se cresci in un certo ambiente, in un certo modo, tu non possa cambiare, vivere onestamente.

 

Avevo appena iniziato a formulare questo pensiero nella mia testa quando, andando a lavoro in macchina verso l’aeroporto - dove invoglio i turisti a suicidarsi meglio comprando più sigarette - andando a lavoro una, due, tre mattine di seguito, ho visto madre e figlia aspettare l’autobus, davanti al campo Rom che è un lager, coi vigili sempre lì a pattugliare l’uscita. Le ho viste aspettare l’autobus perfettamente in ordine, pulite, pettinate, nonostante vivano in un lager, per andare a guadagnare due spicci onestamente aiutando al mercato o portando le buste della spesa agli anziani. La prima volta che l’ho vista, la figlia, 3 anni fa quando mi sono trasferita in questo quartiere, ho pensato ‘che vole questa’, fa come gli zingari che vogliono per forza aiutarti a fare il biglietto della metro e invece no, col tempo ho capito che vuole invertire la tendenza. Per questo mi piacciono i supermercati, capisco tante cose.

 

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