We folk, vado in Abruzzo!

 

"Quando d'improvviso una telefonata ti cambia l'umore ed è l'ennesima delusione. Quando reagire d'istinto è la cosa migliore. Quando si affronta la paura di lasciare le poche certezze costruite in città. Allora che fai? Prendi e parti! Non dimenticare la macchina fotografica a casa, mi raccomando. Soprattutto se vai in posti come questi..."

 

we folk abruzzo

 

Questa piccola didascalia introduce il primo episodio di una web serie davvero molto bella, interamente disponibile su Youtube, che si intitola "We folk – vado in Abruzzo"; sono undici mini episodi, per una durata complessiva di un'ora o poco più.

 

L'idea è genuina, di una semplicità quasi spiazzante: una ragazza (Valentina Beotti), attrice in quel della Capitale, raggiunge l'amico Emiliano Liberali (in arte Gipsy Rufina, cantautore, autore tra l'altro delle musiche della serie), a sua volta impegnato in un "cammino" verso L'Aquila, che lo porterà ad esibirsi in un centro sociale del capoluogo abruzzese.

 

Le affinità e le divergenze tra i due protagonisti – lui bluesman selvaggio perennemente on the road, lei cittadina, legata (ma non troppo) agli stimoli della grande città – sono il filo conduttore di questa disavventura che si snoda tra borghi disabitati, paesaggi mozzafiato e piccole realtà sociali, culturali ed economiche, che per fortuna non sono ancora state contaminate dalla frenesia del progresso.

 

we folk abruzzo

Degno di nota l'episodio numero 2, intitolato "Il sindaco di Morino": l'amichevole partecipazione del sindaco honoris causa del borgo abbandonato di Morino Vecchia, il signor Francesco detto Duilio Abbottagneje, permette alla serie di raggiungere picchi di folklore esilaranti e allo stesso tempo commoventi (per fare il sindaco, afferma a un certo punto il pastore, "nin serv' la fascia, serv' il cuore").

 

L'intera serie, ad ogni modo, ci regala una sequela di scorci bellissimi, cinematografici oserei dire, dei luoghi della provincia dell'Aquila e delle terre di confine tra Lazio e Abruzzo. L'ultimo episodio, che racconta l'arrivo dei due protagonisti a L'Aquila, contrappone i paesini e la natura incontaminata delle puntate precedenti, alla realtà di una città ancora da ricostruire dopo il terremoto del 2009, sia sul piano materiale (si veda l'inquadratura delle ingombranti gru che si stagliano contro il cielo aquilano) che su quello culturale (l'organizzazione e il finanziamento di centri di aggregazione, fondamentali per tenere in vita una città).

 

Non vi svelo altro. "We folk" è uno splendido esperimento, a metà tra web serie e docu-film, che vi consiglio di guardare e assimilare con attenzione.

 

La serie è legata a sua volta al progetto "Tratturi e cammini" che (cito la loro pagina facebook) "si propone di valorizzare la rete dei tratturi e dei grandi “cammini” di origine storica e religiosa come risorse per attrarre una nuova tipologia di turista che cerchi un rapporto diretto ed autentico con le comunità locali, i territori rurali, la storia, le tradizioni".

 

Davvero una bella storia, no? Io in ogni caso ci ho provato, chissà che a qualche anima metropolitana non venga voglia di venire a folkeggiare in Abruzzo.

 

P.s.: Ne approfitto per consigliarvi l'ascolto dei dischi del sopracitato Gipsy Rufina, uno che il blues e il folk li ha sulla pelle e qualche storia da raccontare ce l'ha per davvero.

 

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