Frammkenstein, cronaca di un concerto heavy metal

Tutto ha inizio in maniera piuttosto semplice. È venerdì mattina e un collega mi invita in un locale della zona dove la sera stessa si esibirà con la sua band.

 

Frammkenstein

 

“Sarà un bello spettacolo, ne varrà la pena” mi dice, senza aggiungere altro e mantenendo un velo di mistero. L’idea mi acchiappa e, incuriosito, decido di andare.

 

All’arrivo, i posti auto nel parcheggio sono tutti occupati e il locale pullula di persone. Una volta dentro la cameriera mi trova un tavolo e ordino un galletto alla brace e un boccale di birra. Cerco con lo sguardo il mio collega, nell’intento di salutarlo e fargli sapere che ho accettato il suo invito ma di lui non c’è traccia.

 

Poi, all’improvviso, dal retro del locale sbucano sei tizi vestiti con elmetto, giacche da granatieri della Guarda Imperiale e giubbotti col cappuccio scuro. Scartata l’ipotesi che possa trattarsi di terroristi – nonostante la folta barba di uno di loro sono tutti decisamente troppo ben vestiti – per un attimo penso di avere a che fare con una squadra di Assassini usciti dal celebre videogame della Ubisoft ma, quando uno di loro mi rivolge una sorta di amichevole ghigno, capisco di trovarmi di fronte ai membri della band che sta per iniziare a suonare, i Frammkenstein.

 

I Frammkenstein sono una tribute band dei Rammstein, il gruppo di metal tedesco noto per successi quali Du Hast e Amerika e conosciuto al grande pubblico per il poderoso impatto coreografico dei concerti. Desiderosi di far rivivere sui palchi dei locali del Friuli Venezia-Giulia (ma non solo) l’atmosfera evocata nel corso dei concerti della band tedesca, negli anni i sei membri dei Frammkenstein si sono dedicati non solo al perfezionamento del sound originale dei Rammstein ma hanno anche curato le scenografie ed i costumi.

 

All’interno del locale stipato di gente, l’effetto è notevole: le macchine del fumo inondano il palco di gas mentre i laser sparano i loro raggi tra le nuvole azzurrognole. Come un esercito sul campo di battaglia la band si schiera davanti al pubblico: le chitarre sulle fasce, la batteria e la tastiera al centro, il basso in prima linea e al centro il cantante che, nell’atteggiamento del Generale di Divisione, presenta il gruppo in un italiano “teutonicizzato” capace di caricare il pubblico come un Karabiner 98 kurz.

 

E finalmente inizia lo spettacolo: i Frammkenstein si scaldano con Ramm4, Reise Reise, Ich Will, Spiel at Mir, Tier e Mutter ma con Engel, entrano nel vivo. La voce del cantante echeggia tra le pareti del locale ed i cambi di costume sempre più simili a quelli orignali contribuiscono a portare lo show sul livello dei concerti della band originale.

 

Frammkenstein

 

Mi accorgo che i Frammkenstein non sono una semplice cover band, ma sono un gruppo di professionisti che dal 2012 (anno della loro formazione) ha lavorato alacremente allo scopo di creare la sintesi di musica elettronica, dance e metal proposto originariamente dai Rammstein e da loro definito “Tanz-Metal”.

 

Dopo essersi fatti conoscere al grande pubblico calcando i palchi dell’Alpen Rock Festival e del Povorock i Frammkenstein hanno iniziato un immenso tour attraverso i maggiori locali del Friuli Venezia-Giulia, facendosi sempre più conoscere ed apprezzare da un pubblico di appassionati e dai cultori della musica metal fino a diventare la più importante tribute band della regione. E, infatti, osservo che la risposta della gente nel locale è vivace e partecipe man mano che la scaletta musicale scorre su pezzi come Mein Land, Du Riechst so Gut, Keine Lust, Ich Tu Dir Weh e Benzin.

 

Quando il cantante solleva una tanica di benzina e ne attinge con profonde sorsate il pubblico impazzisce: alla mia destra un omaccione con un giubbotto di pelle consumata tappezzato di toppe e scudetti ruggisce facendo ondeggiare la coda di cavallo, un altro sulla testa pelata del quale le luci di scena verdi e viola si riflettono come sulla sfera scintillante di una discoteca alza il pugno al cielo e grida con entusiasmo da stadio, una ragazza alla mia sinistra con una minigonna da urlo e una scollatura da dieci e lode si sbraccia ed applaude. Ho la sensazione di non essere più in un tranquillo locale di periferia ma nel pieno di un concerto, con una band che gioca con il pubblico come un domatore di leoni professionista.

 

A confermare quest’idea è la lista di canzoni che arriva a 22 e comprende altri successi come Mein Teil, Wollt Ihr Das Bett in Flammen, Ohne Dich, Pussy e Amerika. Il punto forte, tuttavia, rimane Du Hast, forse la più nota del gruppo e che costituisce anche il bis con cui I Frammkenstein si congedano a fine serata.

 

“Non immagineresti mai che uno dei principali temi di tutte le loro canzoni è l’amore, in ogni sua forma” osserva un amico che ha avuto modo di apprezzare lo spettacolo. Dietro l’aspetto truce e vagamente minaccioso si nasconde un animo sensibile e profondo: in fondo intuisco che deve essere questo il segreto dell’Heavy Metal e lascio il locale soddisfatto e certo che non mi perderò il prossimo spettacolo dei Frammkenstein.

 

 

 

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