Il Sanremo di Gabbani. Le scimmie siamo noi?

Tutti guardiamo Sanremo, è inutile negarlo.

 

Lo guardiamo anche solo per i vestiti, o per gli ospiti, e non c'è niente di male. Se devo dire anche questo anno il solito clichè: "il cantautorato italiano è morto con Gaber e De André", beh almeno voglio sapere di che cosa si parla!

 

E'vero, siamo l'Italia dei criticoni, perciò preferisco trovare - quando c'è - qualcosa che mi piace, visto che si fa sempre in tempo a dire che si stava meglio prima e che ora è tutto peggiore. Evviva dunque questo Sanremo senza scale, senza cascate di fiori ai lati, senza abiti ad abat-jour, senza moine, pizzi e merletti. Con  Maria De Filippi in versione umana, legnosa e impacciata, alla conduzione di un festival casalingo; una kermesse di musica non scontata, con un romantico Big Sergione, un Albano che non poteva non essere premiato dall'orchestra (alla quale ha lasciato un ruolo importante nella sua canzone), un ipocondriaco Fabrizio Moro. Erano tutti potenziali vincitori.

 

gabbaniE Gabbani si è meritato la vittoria? In molti dicono di no. Sanremo è pieno di aspettative e nessuna canzone è degna di vittoria in fondo. Cos'ha dunque che non va la canzone di Gabbani? La verità è che non ha proprio niente che non vada, l'abbiamo scelta noi! Il podio dei tre finalisti lo abbiamo scelto noi.

 

La musica rispecchia la società e noi sopra al podio abbiamo piazzato una tripletta niente male. Ci abbiamo messo su Ermal Meta, con l'impegno a non lasciare che la storia di un bambino con un'infanzia strappata venisse lasciata tra gli ultimi posti. Ci abbiamo messo anche l'elogio alla vita di Fiorella Mannoia, che ci fa fermare a pensare che ogni tanto dovremmo ringraziare per quello che abbiamo perché "per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta" - e anche questo, per quanto a volte non condivisibile, non è un concetto da ultimo posto. Gabbani poi ha riassunto quello che tutti avremmo voluto dire, ma non abbiamo trovato le parole giuste per farlo. Una canzone troppo frivola la sua? Manco per niente, anzi!

 

Le scimmie nude siamo noi, così come gli internettologi ed i selfisti anonimi. Essere o dover essere, un dubbio amletico. I riferimenti alla realtà virtuale sono molti, quasi troppi, e stanno stretti a tutti. Intellettualoidi finti e plastificati, piovono gocce di Chanel su corpi asettici; Gabbani ha riassunto una realtà che proprio non ci va giù. Ci ha messo un pizzico di ironia, con tanto di coreografia e colori sgargianti. Lo zen va molto di moda e Gabbani lo sa. Ci rifugiamo nella meditazione, perché è un modo per vivere meglio e per staccare dalla centrifuga quotidiana o perché fa figo.

 

Fatto sta che da subito, prima che sul podio, Occidentali's Karma era già nelle nostre teste.

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