Old rock won’t stop #4

Old rock won't stop! Il mercoledì Offline Magazine ti porta indietro nel tempo. Tre brani indimenticabili, tre tracce tutte da scoprire.

 

 

 

 

#1 : EAGLES - LIFE IN THE FAST LANE

 

Oggi come oggi cose del genere non accadono più.

 

La musica una volta era una religione, un amante, uno stupefacente. Gruppi, cantanti e solisti del virtuosismo erano come divinità: a volte le potevi toccare, altre volte potevi solo fantasticarci su.

 

Così il piccolo grande fan si inventava aneddoti e storie sul suo artista preferito: "è morto!", "non è morto!", "si droga!", "non si droga!".

 

Gli Eagles incarnavano tutto ciò.

 

Hotel California, il loro più grande e famoso album, era ritenuto un disco maledetto - con retro copertina che richiamava il satanismo.

 

Mah! io non ci credo. Erano gli Eagles ad essere maledettamente fuori di testa, ogni hotel che li ospitava veniva infatti demolito.

 

Joe Walsh chitarrista del gruppo era una vera calamità naturale, come Attila, dove passava Joe non cresceva più l'erba - in tutti i sensi!!

 

Ma perchè Hotel California? Agli Eagles, come detto in precedenza, piacevano gli hotel ed erano della California, molto semplice.

 

Life in the fast line, il brano che vi propongo, è il terzo singolo estratto proprio dall'album Hotel California.

 

Curiosità: Mi piace immaginare Joe Walsh, in preda ad uno dei suoi deliri, chiuso in una camera d'albergo un tempo bellissima, contorcersi con la sua chitarra mentre fa uscire queste note trascendentali.

 

 

 


 

 

 

 

#2 : FOREIGNER - COLD AS ICE

 

 

Fine anni '70, nella musica americana - specialmente in California - si fondono dance, funky e rock e nasce un filone musicale che gira intorno a molti generi, sfociando nel soft rock.

 

I Foreigner sono uno dei gruppi più rappresentativi del soft rock; in loro c'è un mix di nazionalità, che dà origine al gruppo ed al nome dello stesso: il chitarrista Mick Jones ed il pluristrumentista Ian Mc donald (ex membro fondatore dei King Crimson) sono inglesi, il cantante Lou Gramm è statunitense. Da qui il nome foreigner (straniero).

 

Il gruppo fa centro al primo colpo, nel 1977, con l'omonimo album, prima del brusco ma redditizio cambio di sound nei primi anni '80 - per una questione sia economica che discografica come prodotto musicale, vista la forte ingerenza nel rock dell'elettronica, sempre più diffusa.

 

Cold as ice, primo singolo in assoluto per gli stranieri, possiede un'aria quasi medioevale, rarefatta dalle polveri bagnate di una fatina invecchiata, catapultata nei bassifondi urbani losangelini.

 

Curiosità: produttore del disco è John Sinclair, ex tastierista turnista degli Uria Heep e di Ozzy Osbourne. Sorprende che un musicista heavy metal produca una band di rock leggero (scelta quanto mai riuscita).

 

 

 


 

 

 

#3 : SUZANNE VEGA - LUKA

 

Artista variopinta, debutta come cantante folk rock in pieni anni '80, rispolverando un repertorio considerato ormai arido, e viene accolta come una marziana dal pubblico completamente assorbito da un certo feticcio musicale.

 

Suzanne Vega ha però un alleato: la critica di nicchia, che le permette di far uscire a distanza di due anni, nel 1987,  Solitude standing - un album rilassante, neutro, con pochi fronzoli.

 

I due singoli estratti Tom's Diner e Luka, sono i brani di svolta: il primo dal suono ovattato, essenziale, cerca di farci uscire dal clamore metropolitano, è come se la cantante tentasse di arrivare al mare; il secondo brano, Luka, introduce una tematica importante nella vita di Suzanne, l'impegno sociale. Toccando con semplicità un argomento al tempo ancora tabù per l'opinione pubblica - molto bacchettona e poco attenta a quello che succedeva davvero nelle case: l'abuso su minori.

 

Suzanne ci insegna con questo canto di speranza e dolore che voltarsi a volte è come essere complici, ma nello stesso tempo ci rassicura con la sua voce avvolgente e leggera, come una piuma che non cade mai.

 

Curiosità: la Vega dedica l'ultimo album - Lover, beloved: songs from an evening with Carson Mc Cullers del 2016  -alla scrittrice statunitense Carson Mc Cullers, di cui citiamo una celebre frase: "Il cuore è un viaggiatore solitario".

 

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