Old rock won’t stop #5

Old rock won't stop! Offline Magazine ti porta indietro nel tempo. Tre brani indimenticabili, tre tracce tutte da scoprire.

 

 

 

 

#1 : PURPLE HAZE - JIMI HENDRIX

 

 

Ma chi è quel riccetto spavaldo che suona la chitarra? Sembra aver talento!

 

 

Jimi iniziò da tournista e, quando suonava in quei quintetti-sestetti rock'n roll, era già bravo ma un po' impacciato.

 

 

Nel 1966 Chas Chandler, ex bassista degli Animals, intraprese la carriera da manager e scoprì Hendrix in un locale di Seattle, così cominciò il viaggio folle di Hendrix come solista, nella sua musica cosmica piena di ribellione e stravaganza.

 

 

La sua vecchia vita era troppo pulita per lui, doveva andare solo verso la sua consacrazione e maledizione. Si doveva esprimere, doveva trovare un nirvana, così da uscire dalla realtà, creando un solco incolmabile nella musica per chiunque dopo di lui.

 

Fragile, indiavolato, libero, ebbe diversi guai con la polizia. Genio della chitarra, inventò suoni fin lì sconosciuti.

 

Jimi voleva camminare nel profondo del mare, strinpellando la sua chitarra sacrificale di turno, ammazzandola, violentandola. Un giorno suonò per ore con gli Experience, fino a trovare il suono psichedelico e astrale che lo teneva prigioniero.

 

 

Questo è Hendrix. Grazie Jimi, grazie.

 

A voi Purple Haze

 

 


 

 

 

 

#2: STILL LOVING YOU - SCORPIONS

 

 

Da piccolo ero affascinato dagli insetti, specialmente da quelli più piccoli, che sembrano all'apparenza impacciati, quasi immobili, e che poi in un attimo possono rivelarsi letali.

 

 

Parlando di musica, gli insetti per eccellenza sono gli Scorpions, band tedesca formatasi nel 1965, dinosauri non ancora estinti di tutti i sottogeneri del rock mondiale.

 


Iniziarono in sordina, anche a causa della loro nazione di provenienza: la Germania non era infatti in quegli anni prodiga di grandi espressioni musicali e quindi inizialmente gli Scorpions non furono visti di buon occhio dalle case discografiche, che preferivano puntare su band britanniche e americane.

 

Rudolf Schenker, chitarrista e fondatore della band, era uno tosto, gran virtuoso del manico, e finalmente - negli anni '80 - dopo anni di mezzi successi, l'apoteosi, il successo mondiale con Love at first sting, album del 1984 che si conquistò tre dischi di platino e milioni di dischi venduti.

 

L'album è da perdere la testa: due singoli entrati nella storia del rock, una ballad come Wind of change - brano ormai così famoso da esserlo, ahimè, forse più del gruppo - da ascoltare in un bar, mentre giochi a biliardo con gli amici e pensi ad un futuro migliore per tutti.

 

 

Il secondo singolo estratto è invece Still Loving You (che proponiamo oggi), una canzone sofferta. E' come se il cantante stesse implorando che l'amore si fermi per non provare ancor più dolore. Un brano da ascoltare seduto sul molo con degli amici, con lo sguardo perso nei meandri dei cieli verdi, come la speranza di scoprire se la luce del sentimento si accende o si spegne.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

#3 :  (DON'T FEAR) THE REAPER- BLUE OYSTER CULT 

 

 

Di solito si dice non c'è due senza tre, ma per i Blue Oyster Cult il destino fu diverso.

 

 

Gruppo culto degli anni '70, fanno centro al quarto album appunto, con Agents of Fortune del 1976.

 

 

Il singolo, The Reaper, è una gemma preziosa, ma i bacchettoni di quel tempo imputavano al gruppo che il brano istigasse al suicido e chiedevano di boicottare la band.

 

 

Io trovo che The Reaper esprima la serenità che fugge in un riff di malinconia, che rincorre un drago ormai stanco. Arrivato all'ultimo sprazzo di fuoco, il drago si siede e gioca a carte con un mago, accettando la sua redenzione e civilizzazione nel mondo reale ormai inevitabile. Ognuno di noi vede quello che vuole nelle canzoni, questo è il bello.

 

 

Musicisti si nasce, quelli con la musica nel sangue sono pochi, ma nella vita a volte si crea la miscela giusta, quella che avvera i sogni, come è stato per i Blue Oyster Cult.

 

 

Curiosità: Sandy Pearlman, manager della band, aveva un' idea strampalata: quella di dare un soprannome ad ogni membro del gruppo, ma ci cascò solamente il chitarrista, solista e membro fondatore del gruppo, Donald Roeser, che cambiò nome in Buck Dharma.

 

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