Old rock won’t stop #10 – Final Chapter

Old rock won't stop! In questi mesi Offline Magazine vi ha portato indietro nel tempo, proponendovi ogni settimana tre brani indimenticabili, tre tracce rock tutte da scoprire. Questa avventura finisce qui (per ora), ma un altro viaggio ci attende e non vediamo l'ora di iniziarlo!

 

 

 

 

Il primo viaggio di Old rock won’t stop si conclude con questo caldo che ti spezza le meningi.

 

 

Io me le sono spremute talmente tanto da arrivare ad un’ idea da fare arricciare i capelli ai soliti puristi musicali. Con il rock o ci si nasce o ci si arriva e quando ci arrivi da altri percorsi o tra varie altalene musicali, entri dentro questa religione musicata fatta di riti, morti e risurrezioni.

 

 

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A volte solo attraverso provocazioni si arriva a toccare il vero punto di un concetto. Questo nostro viaggio finisce dunque in Italia. “In Italia c’è rock?” – direte voi. Giusto Vasco e forse il progressive italiano, ma troppo di nicchia, quindi lasciamo stare. Allora che mettere? Scelgo i cantautori nostrani, da sempre le mie radici.

 

 

Ognuno di noi ha un suo retro musicale, da dove è partito per abbracciare la musica. Purtroppo la maggior parte di noi ha rinnegato o rinnega le proprie origini, per scoprire poi che i cosiddetti metallari canticchiano gli 883, o chi vuole fare rap è partito dai Take That. Il rock è sì un genere d'appartenenza, ma guardando dentro l'anima di un artista si può sentire il suo spirito, scoprendo così le sue radici attraverso la sua musica. A quel punto ti torna tutto e capisci che anche solo un atteggiamento o la voce può essere rock.

 

 

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Gli anni novanta erano nel pieno e la malinconia era come una paralisi generazionale: bloccati in un’ eterna Rimini d'estate tra spiagge e miniature. Il decennio era agli inizi, l'America lontana, ma chi sapeva chi erano i Nirvana? L'indipendenza musicale prendeva piede nei loro garage, noi nelle piazze, nelle case e sotto le chiese a tentar di far musica sognando che dal bar si finisse al festival.

 

 

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Il primo artista che incarna tutto questo è un altro figlio della bottega sonora bolognese,lanciato da Gaetano Curreri (leader degli Stadio) : Luca Carboni.

 

 

Con questo pop dall'anima tormentata, prendeva in giro tutti con la sua voce insofferente, raccontando perfettamente quegli anni complessi. Luca inizia nei primi anni ‘80, ma è agli inizi dei ‘90 che svolta, parlando di donne e città coperte da un impolverato sipario.

 

 

Carboni riempiva gli stadi perchè all'epoca ancora si ascoltavano i testi, non si aspettava il ritornello raegetone. La sua musica fa viaggiare, mi ricorda quello che sono, le spiagge, il mare, sempre con quella finta luce che non si spegne mai. Luca sintetizza il tema droga camuffandolo con l'amore, per non sentire più quell'atroce dolore, capendo che il sentimento a volte ti può rovinare e annientare come l'eroina, però nel tuo dramma puoi sperare che lei ti ascolti e senta la tua sofferenza a distanza, con l'illusione che torni.

 

“Con la maglia del Bologna sette giorni su sette.....” - così inizia Silvia lo sai.

 

 

 

 

Io Luchetto lo ricordo al Festival Bar - quando era una cosa seria – le estati romane simili a quelle bolognesi: l'afa tremenda che ci accumunava e pensavamo ognuno alla nostra città che cazzo fa.

 

 

La mia città, tratta dall'album Carboni del 1992, è una romanzina lenta e sarcastica alle realtà esemplificate delle nostre città, con l’ insofferenza di chi vuole forse andar via e nessuno lo ferma, ma alla fine per qualche strano motivo ci rimane in quella città.

 

 

 

 

Anche il dissenso è rock e l'ho capito ed appreso da bambino grazie a Marco Masini.

 

 

 

 

Uno degli artisti più contestati ed etichettati della nostra musica, Marco si è dovuto spogliare delle sue vesti da contestatore, osservatore di questi tempi amari e pieni di falsi miti, per rientrare in “quel certo giro”. Chi dice che Masini porta sfiga è come quegli uomini che schifano i gay e poi ogni sabato cercano la compagnia di un trans.

 

 

Marchetto è stato quell'amico che in adolescenza non avevo, sempre per colpa di quei falsi pregiudizi che all'epoca stupidamente temevo, erano un peso come quei kili che ho perso - e non per gli altri ma per me - e grazie a lui ho capito che se io sto male non è giusto e quindi vaffanculo.

 

 

Voleva gridare il disprezzo per dire rimango nel mio silenzio. Marco, una voce felpata che ti entra nel petto come quel fatidico momento che lei va via con lui.

 

 

 

 

A volte quando ti si spegne la mente e non pensi più a nulla, sei bloccato, raffiora quel senso di lotta che sposta la noia. Allora cominci a girare, per scappare da quella fosca malinconia, perchè il tempo speso lì è il tempo che non ho.

 

 

Questi sono i temi di Malinconoia, brano dal disco omonimo del 1991, che è l'album più venduto di Marco Masini con un milione di copie vendute.

 

 

STAY TUNED! Presto su questi schermi: POP THE NIGHT..

 

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