Le Gioie di Roma: il magazzino delle emozioni

Siamo abituati a scorrere le immagini delle grandi capitali europee ed emozionarci e sorprenderci per la riqualificazione delle città industriali come il Landschaftpark di Duisburg in Germania o l'ex Centrale elettrica a Londra, diventata la ben più conosciuta Tate Modern, pensando che siano lontani anni luce (e molti km) da noi.

 

 

La Capitale ha molti segreti e ciò di cui vi parlerò ora fa proprio parte di uno di questi.

 

 

 

 

Ci troviamo alla fine dell'800: i piani regolatori si susseguivano e la città era una fabbrica in piena attività. Di fronte l'officina del gas, un vasto appezzamento di terreno di proprietà dell'aristocrazia romana veniva acquistato dal comune. Era il periodo più vivo sul tema della nazionalizzazione dei servizi, si voleva eliminare la concorrenza privata e soprattutto quella straniera. L'Italia cresceva, capiva la sua forza e usava la sua migliore arma: l'avanguardia.

 

La linea ferroviaria da un lato, il ponte girevole in ferro e le trame dei gasometri, giganti in ferro che dovevano far immaginare Roma un'altra Parigi, dall'altra: ecco che verso il 1910 quel pezzo di terra prima solo di transito diventerà il fulcro dell'attività commerciale della Capitale. Andrà ad ospitare i maestosi Magazzini Generali di Roma.

 

 

L'area Ostiense-Marconi si andava definendo sempre più. Ma la forza dei Magazzini, come di tutte le attività commerciali e di interscambio, era il Tevere.

 

Sulla sua banchina erano e sono tutt'ora collocati due enormi pontini formati da ardite impalcature di ferro, sui quali scorrevano 4 trasportatori aerei dalla portata di 3 tonnellate ognuna, grazie alla quale poteva avvenire il trasporto merci dalle imbarcazioni che arrivavano dal fiume fino alla struttura, oltre che dai binari ferroviari (pensate che i binari passavano sulle stesse banchine del Tevere!).

 

Vi era un complesso impianto di montacarichi, ponti scorrevoli, gru, pompe per travaso liquidi e vasi inclinati.

 

 

Quattro grandi edifici di 5 piani ciascuno e due da 2 piani (sopraelevabili se necessario), poi i capannoni per le merci di transito, poi ancora una palazzina per gli uffici della direzione e amministrazione, e ancora più in là la sezione doganale.

 

 

Una fabbrica a cielo aperto, che arrivava a smistare 1 milione di quintale di merci l'anno!

 

 

Lo stile è quello rigoroso e severo dei mattoncini in tufo (chiaro riferimento al romanico nordeuropeo), nonostante l'edificio in stile neoclassico della dogana, poco più in là ora sovrastato dai cantieri vici e la palazzina d'ingresso con la scritta"Magazzini generali" a farne da immagine simbolo.

 

 

 

 

Parlavamo di avanguardia: la ritroviamo nell'uso del cemento armato, ultima scoperta al tempo in campo ingegneristico, la apprezziamo nella sistemazione delle merci al fine di consentire la piena areazione e conservazione dei cibi, la vediamo nelle geometrie in ferro in grado di smistare una quantità incredibile di prodotti alimentari e non.

 

 

 

 

Che intendo con corretta sistemazione delle merci? Immaginate...negli scantinati troveremo i liquidi e le merci come i formaggi romani, che avevano bisogno di temperature uniformi in tutte le stagioni. Se vi doveste trovare nei pressi di una delle palazzine interne, avvicinate alle pareti in tufo: lo sentite il forte odore di formaggio?

 

 

Al piano terreno e al primo troverete le merci idrovore, caffè e i coloniali.

Ai piani superiori le merci voluminose. Perchè? Beh, i trasportatori erano in alto...una volta ritirati dalle imbarcazioni sul Tevere era un attimo posizionarli!

Trascorrono gli anni, le guerre e i cambi di regime: arriviamo agli anni 70 quando i grandiosi Magazzini cesseranno la loro preziosa attività per poi essere acquistati dal Ministero degli interni. Cosa avevano intenzione di fare con quel ammasso di edifici industriali ormai in disuso?

 

 

Il progetto verrà preso in mano dallo Studio Gigli&Associati che restituirà, con un maestrale restauro ed utilizzo del ferro, nuova vita all'edificio di epoca industriale.

 

 

La nuova era per i Magazzini sarebbe stata quella di diventare l'Istituto Superiore Antincendi, nell'ambito della Direzione Centrale.

 

 

Un'altra eccellenza italiana: gli edifici ospitano i dormitori, le aule, le mense e le sale conferenze per la Formazione e Qualificazione per i funzionari e i comandanti del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco.

 

 

Ultima curiosità: si tratta di uno dei pochi esempi di "Archeologia industriale", poichè nei lavori di riqualificazione dell'area i progettisti si trovarono di fronte ai ritrovamenti di resti archeologici al di sotto della piazza centrale. Gli stessi che hanno impedito la creazione di un parcheggio sotterraneo. Addirittura fu ritrovata una necropoli, probabilmente arrivata fin lì dopo una piena del Tevere.

 

 

Passato, presente e futuro che convivono in questa parte di Roma.

 

 

Vi invito a sfruttare le poche (purtroppo) occasioni e visitare questi luoghi: risultati intrisi quasi di una pace mistica, come se il tempo si fosse fermato al 1900 e nessuno usufruisse di quei luoghi ormai "congelati" . Chissà che siano stati conservati veramente bene!

 

 

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