L’inconfondibile tristezza della torta al limone

Avete presente quel lieve choc che colpisce le vostre papille gustative quando provate una salsa che non sapreste immediatamente definire dolce o salata? O quando assaggiate il burro di arachidi o il gelato al pistacchio?

 

 

 

 

 

A quel piccolo trauma, a quella inaspettata inettitudine a collocare nella preconfezionata griglia dei Gusti Che Già Conoscete quel sapore lì, le vostre papille gustative potrebbero abituarsi facilmente; dirò di più, potreste sviluppare una simil-dipendenza da quella strana sensazione di confusione e inaspettato appagamento che quel nuovo gusto provoca al vostro palato.

 

No, non sono qui a recensire una qualche strana ricetta a base di legumi dal nome impossibile da pronunciare, rare erbe selvatiche e composta di sconosciuti frutti esotici, cercavo solo di descrivere la sensazione che ho provato nel leggere L’inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender.

 

Devo essere del tutto onesta: il cibo e la lettura sono due delle cose che preferisco al mondo, quindi una storia che le fa incontrare e le sposa, in modo al tempo stesso tanto leggero all’apparenza e profondo ad un più attento sguardo, difficilmente avrebbe potuto lasciarmi indifferente.

 

Leggendo le pagine di questa fiaba contemporanea, sembra davvero di poter assaporare il mondo, dare un gusto alle emozioni, un sapore agli affetti, di poter cogliere il retrogusto che le esperienze quotidiane si lasciano dietro.

 

Sembra, insomma, di poter condividere il bizzarro dono della protagonista, Rose, che, giovanissima, scopre di poter sentire le emozioni provate da chi ha preparato i cibi che mangia.

 

 

Ai toni fiabeschi del libro, al suo gusto dolce e rassicurante al primo assaggio, subentra tuttavia un diverso sentore, meno leggero e più ambiguo; l’elemento magico incontra la complessità della vita reale e da un simile incontro sprigiona a tratti un sapore più simile alla tristezza, all’incomprensione, all’ansia, a tratti un gusto che nasce dalla sapiente combinazione di tutti questi sapori.

 

E’ la torta al limone della mamma, che nel tempo inizia ad assumere uno strano sapore di angoscia e senso di colpa, a destare il sospetto che nell’apparente normalità della vita familiare di Rose si celino dei fantasmi; è proprio quella nuova nota di sapore nella torta, pure tanto familiare, ad aprire uno spiraglio che consentirà di far luce sulle ombre della famiglia e di sondare i rapporti tra i suoi componenti, di conoscere i doni segreti e le paure di ognuno di loro.
Il dono della protagonista si trasforma dunque nel peso di una responsabilità, nella scoperta di un complesso codice per accedere ai segreti delle persone che ama, per leggere e interpretare, da una prospettiva inedita, le dinamiche della propria famiglia e per ripensare a relazioni costruite spesso su basi fragili e incerte, seppure apparentemente solide.

 

Col suo sapore agrodolce, L’inconfondibile tristezza della torta al limone lascia dietro di sé un sentimento complesso, difficile da qualificare, di dolcezza e affetto con note amare di malinconia e rassegnazione davanti alle debolezze umane; non sapresti neanche bene dire se hai appena letto una bella fiaba moderna o un saggio psicologico.

 

In questa complessità di impressioni che il libro trasmette, l’invito che sembra provenire dall’autrice è quello di riscoprire il dono speciale assegnato ad ognuno di noi per interpretare il mondo, di imparare a rendere più acuti nostri sensi, di assumerci la responsabilità dei nostri doni, per quanto doloroso e destabilizzante possa dimostrarsi il loro utilizzo.

 

Insomma, il retrogusto che ti resta in bocca una volta chiuso il libro è proprio uno di quei sapori che potrebbero scioccarti, ma a cui ti abitui facilmente e dai quali, altrettanto facilmente, potresti trovarti ad essere assuefatto.

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: The Particular Sadness of the Lemon Cake

AUTORE: Aimee Bender

EDITORE: Minimun Fax

ANNO: 2011

PAGINE: 332

PREZZO: 16,50

CONSIGLIATO A: chi vorrebbe imparare a leggere il mondo attraverso tutti i propri sensi

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