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Halloween: i veri mostri sono dentro di noi (e nel condominio di Ballard)

Devo essere onesta: io lo stomaco per leggere libri horror proprio non ce l’ho.

 

Tremo al solo pensiero di cosa potrebbe venir fuori dai miei sogni se mi addormentassi leggendo di crudeli pagliacci assassini o cruente e misteriose morti. Ma d’altra parte non voglio rinunciare al piacere di consigliare un libro che con qualche mostro vi farà avere a che fare, mostri forse ben più temibili di quelli del peggiore dei film horror: i mostri che sono dentro ogni uomo.

 

 

 

 

 

Se avete letto - e spero lo abbiate fatto - Cecità, capolavoro di Josè Saramago, e la sua discesa negli inferi dell’animo umano non vi è bastata, se lo avete trovato troppo clemente - per quanto tale eventualità possa apparire onestamente remota - rilancio: vi consiglio Il condominio di J.G. Ballard.

 

 

Le mie lacune tecniche e metodologiche in materia di critica letteraria non mi consentono di lanciarmi in un’ardita analisi comparativa sul piano stilistico tra le due opere. Quindi, usando piuttosto la pancia, mi limiterò ad osservare come in Ballard manchi l’approccio anarchico di Saramago alle regole grammaticali della scrittura e della punteggiatura, un approccio che rende memorabile e particolarmente incisivo il racconto, quasi obbligando il lettore ad ingoiare fino in fondo e tutto d’un fiato pagine e pagine di un libro tutt’altro che lieve nei contenuti.

 

 

Il condominio, almeno da parte mia, ha richiesto più resistenza, più determinatezza nel voler arrivare alla fine; il linguaggio formalmente semplice e piano di Ballard mette in risalto tutta l’ordinaria crudezza del racconto, fa apparire quasi normale, e per ciò ben più inquietante, il vortice di violenza, degrado, atrocità e follia che investe gli abitanti del condominio in cui la storia è ambientata.

 

 

Se in Cecità è da subito evidente l’espediente assurdo e metaforico dell’epidemia di una cecità bianca e lattiginosa, utilizzato dall’autore per sondare i confini dell’egoismo del genere umano, Ballard fa scivolare il lettore in modo più lento e inarrestabile verso il baratro degli anfratti più oscuri della psiche.

 

 

Ti ritrovi all’improvviso, senza esserti bene accordo di come tu ci sia arrivato, immerso fino al collo nella sporcizia e nella devastazione del labirinto di corridoi semidistrutti, di appartamenti violati e imbrattati e di barriere, fatte di materassi e costosi mobili divelti, innalzate dai condomini imbarbariti di quello che era un lussuoso complesso residenziale, costruito secondo il gusto più moderno e le tecnologie più avanzate.

 

 

Il venir meno della civiltà e del rispetto di qualsiasi regola sociale raggiungono tali picchi di ferocia, seguendo dinamiche tanto perverse e, per quanto possa apparire paradossale, realistiche da inquietare visceralmente chi legge.

 

Gli attori del macabro romanzo, essi stessi pedine di una forza distruttrice e irresistibile che sembra guidarli, scelgono ogni giorno di restare nel condominio, si isolano volontariamente dal resto della società, camminano scientemente lungo la strada che li condurrà alla più radicale aberrazione, senza che neppure le pulsioni animali più naturali, la sete o la fame, possano distoglierli dalla spirale di perversione in cui precipitano.

 

 

Non esiste solidarietà umana, non esiste amicizia, non esistono gli affetti familiari: nel tessuto sociale lacerato del grattacielo londinese di vetro e cemento, ognuno è solo e le minime relazioni instaurate con altri condomini non sono altro che opportunistici tentativi di autoaffermazione.

 

 

Come se non bastasse non ci sono innocenti, Ballard non consente di affezionarsi o di riporre fiducia in nessuno dei personaggi, non c’è alcun faro di speranza, non c’è alcuna luce, neppure tenue, in prospettiva. Se posso osare, direi che la cecità dei condomini del romanzo di Ballard è più radicale di quella di cui sono affetti i personaggi di Saramago: nessuno può sfuggire al contagio, nessuno è capace di prestare i propri occhi ancora sani per guidare i condomini sulla strada della razionalità, non c’è possibilità di guarigione.

 

 

E’ un romanzo pesante Il condominio, lo avrete capito; non è uno di quei libri che leggi dopo un’intensa giornata di lavoro per rilassarti prima di andare a letto.

 

 

E’ un romanzo che, a mio avviso, va letto quando ci si sente pronti, ma va letto.

 

 

E, dopo averlo letto, ci si deve concedere un giorno o due per rifletterci su, per chiedersi se non sia più sano tornare a vivere in campagna, piuttosto che ambire a tutti i costi ad una moderna cella in un condominio di lusso, dove cemento e vetro possono dimostrarsi barriere troppo permeabili ai mostri che si celano nell’animo dell’essere umano.

 

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: High Rise

 

 

AUTORE: J.G. Ballard

 

 

EDITORE: Feltrinelli

 

 

ANNO: 1975

 

 

PAGINE: 189

 

 

PREZZO: 8,50

 

 

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