Vicente Amigo: al cuore non si spara

Pomposa era la natura, come se si dovesse presentare ad una festa. Le tradizioni sono importanti, il garzone al lato della strada canta quasi come se stesse impazzendo ed il suo cuore gocciolasse per questo melodramma.

 

 

Battito dopo battito, come una lotta. Intrecciati, gli spari del cuore, messi in cammino da Vicente Amigo; accarezzando la storia del flamenco, costruendo i suoi segreti e omaggiando i grandi - come Paco De Lucia, ricordato nel requiem che chiude l'album Memoria de los sentidos.

 

 

Vedere, ascoltare, entrare nel ritmo del flamenco, al buio, in un teatro - il Brancaccio a Roma - che con il suo decadentismo ancora sorridente oscura tutto per la musica del sangue e del cuore, dà una sensazione sia catartica che di perplessità, mentre procede la narrazione musicale della santa madre Spagna, condita dalle voci del popolo che incarna i grandi interpreti del canto flamenco.

 

 

Ecco, sembra che le voci travalichino il palco, come a sedurti e spaventarti. In un Brancaccio composto e silenzioso - non si sente nemmeno uno scricchiolio, nonostante il pienone -  il corteggiamento prosegue e prosegue. Dove vai bellezza? Cosa ti passa per la testa? Cosa c'è in te? Non perdere il mito del calore nostrano, sembrano dirci. Le tragedie passano, la gente muore, le mode sono superate, ma il palpitante cuore delle tradizioni, si mescola alla gioventù - che non vuole forse più truccarsi, ma sì, quello sì, l'amore va bene.

 

 

Quando il corpo si muove nel rito, il flamenco scorre come un ruscello sinuoso, che piange la patria, rimane il sangue fitto dei contadini schiacciati dal nuovo dell'evoluzione e rimane solo quel magico schiocco delle mani, che intreccia il ritmo cavalcato dalla disperazione alla nuova sfida, dal vento al sole.

 

 

Continua il racconto di Vicente con la sua banda: "ohi", "ehi", esclamano. Piano piano scivolano le poche parole sulla scia delle chitarre, come a lamentarsi e gioire nel raccontare l'immensa loro passione e devozione verso il genere, che è come una religione se si prende quella strada è difficile da lasciare.

 

 

Il cuore farà sempre male, impazzirà come la maionese o scoppierà o si riparerà. Vicente Amigo ci ricorda che bisogna riflettere e soffermarsi sulle cose e che al cuore si implora, non si spara.

 

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