Dai portici di Bologna ai muri di Tunisi

Il consiglio di lettura di oggi mi impone un elogio alla mia città adottiva: Bologna è una città magnifica.

 

 

Per esempio, quando sei ancora una giovane studentessa universitaria, un magnete per tutto ciò che di stimolante ti ruota attorno sono i portici e le piazze di Bologna. 

 

 

 

Ti può capitare ad esempio, che le tue coinquiline ospitino una loro amica dal nome evocativo, Luce, di passaggio in città per presentare il suo primo lavoro.

 

È così che qualche anno fa ho conosciuto I muri di Tunisi, raccontato dalle parole della sua giovane autrice Luce Lacquaniti, nella piccola libreria indipendente sotto casa, in una saletta intima e calda.

 

 

Con Luce, in quell’umido pomeriggio bolognese – ok, lo ammetto, non ricordo esattamente se fosse umido, ma qua a Bologna, se dici che una giornata è stata umida, vai sempre sul sicuro – mi è sembrato di passeggiare per le strade e nelle piazze di un’altra città: non più Bologna, ma Tunisi; non più portici, ma muri da leggere, come le pagine di un libro di storia.

 

 

E’ questo che ha fatto Luce ne I muri di Tunisi: ha letto la storia scritta sui muri della capitale tunisina direttamente da cittadini che, dopo la rivoluzione del 2011, sembravano aver ritrovato la voce e voler gridare la loro nuova libertà d’espressione, non solo nei luoghi istituzionali, attraverso i media, nelle case e nelle scuole, ma anche con le bombolette spray, negli spazi aperti di una città che era tornata ad appartenergli.

 

 

muri di tunisi

I muri di Tunisi è un reportage che documenta e ordina le testimonianze fotografiche, raccolte per la maggior parte dalla stessa autrice, della nuova vita dei muri della città, raccontando l’urgenza di un popolo, fino ad allora muto, di riempire di parole i muri, prima imbiancati e vuoti, delle strade che avevano riconquistato.

 

 

Le strade diventano vive, i palazzi enormi lavagne su cui affrontare argomenti di attualità e politica, strumenti democratici e universali per trasmettere i messaggi più vari, provenienti da autori dalle estrazioni sociali e culturali più diverse, in una esplosione di pensieri e voci inimmaginabile fino alla caduta di Ben Ali e del suo partito.

 

 

Quello che ne viene fuori è una documentazione puntuale degli avvenimenti che hanno interessato la Tunisia dal 2010 al 2014, in quel “periodo di transizione” che dalla rivoluzione ha condotto alle nuove elezioni tunisine, attraverso una narrazione dei fatti “che si oppone a quella ufficiale-istituzionale-mediatica, una documentazione delle reazioni che i diversi avvenimenti hanno suscitato nella società civile giorno dopo giorno. Una documentazione della vita politica del paese direttamente dalla strada”, come sostiene Luce nella stessa prefazione della raccolta.

 

 

Scritte in arabo, nel dialetto locale, in francese e, spesso, nell’italiano più o meno sgrammaticato degli emigrati che sono tornati, battute e giochi di parole, citazioni di gradi poeti arabi, versi di canzoni tradizionali e Sure del Corano, slogan politici e pubblicitari, murales e stencil, domande e risposte, frasi cancellate e corrette, spruzzi di vernice a censurare i seni nudi di una donna stilizzata.

 

 

Le immagini che scorrono sfogliando le pagine del libro, tradotte, commentate e contestualizzate dall’autrice, raccontano una storia che solo parzialmente coincide con la narrazione ufficiale che è stata fornita dei fatti e costruiscono il ritratto di una società poliedrica, le cui componenti tornano, formicolanti, a svegliarsi dopo il sonno dell’autoritarismo.

 

 

Da spettatrice spesso distratta (e di certo superficiale) degli eventi che hanno interessato il mondo arabo in generale e la vicina Tunisia in particolare durante quella che i media hanno definito la Primavera Araba, ho trovato assolutamente interessante rileggere, e molto spesso leggere per la prima volta, quegli stessi eventi attraverso un’altra primavera, quella che è fiorita sui muri della città, raccontata con lo sguardo curioso di una giovane interprete italiana, esperta del mondo arabo, che ha vissuto in prima persona quelle strade, non solo, come lei stessa afferma, per imparare la lingua, ma anche per amore del Paese che la ospitava e dei suoi abitanti.

 

 

Ne I muri di Tunisi non ho trovato solo un’accurata documentazione giornalistica, ma anche lo strumento per conoscere più da vicino un popolo denso di affascinanti contraddizioni, osservandolo mentre si esprime nel modo più genuino e sincero, senza i filtri del racconto mediatico o politico.

 

 

Ma soprattutto, ci ho trovato il ritratto di chi ritrova la parola ed è consapevole della sua forza esplosiva, molto più di quanto non lo sia chiunque di noi, liberi ogni giorno di urlare sui social e per le strade la rabbia che coviamo e l’insoddisfazione che le nostre libertà, spesso guadagnate da altri distanti da noi nel tempo e nello spirito, non sanno soddisfare.

 

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: I muri di Tunisi. Segni di rivolta.

 

AUTORE: Luce Lacquaniti

 

EDITORE: Exorma

 

ANNO: 2015

 

PAGINE: 176

 

PREZZO: 18

 

CONSIGLIATO A: chi vuole conoscere l’attualità da un altro punto di vista, chi vuole conoscere meglio Tunisi e i tunisini, chi sottovaluta il potere delle parole.

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