LeVacanze, un concentrato di sapore nostrano

Il duo LeVacanze rappresenta l'evoluzione degli artisti del Mezzogiorno, che si sdoganano e che, con l'omonimo ep, si aprono all'esportazione musicale proponendo un sound europeo.

 

 

 

 

Marce e sentimenti pomposi ci abbracciano come un grosso boa di strass. Per sempre potremo amare questi piccoli jingle che scandiscono la felicità, sia guardando il porto o in riva al mare.

 

 

La banchina sta sparendo, vado via per la vergogna di averti donato questa maledetta vita; vado dietro le ombre delle acque, le tenebre mi custodiranno; non piangere e non vendicarti del mondo, ma riscattati: ci sembrano dire con il brano "Settembre Fun Club".

 

 

Con "Penelope"  invece c'è una nuova accelerazione ed un tilt finale; sembra che abbiano cambiato il maledetto canale dimensionale, il giochetto ora cessa, non si può più ragionare.

 

 

I bit si susseguono con un basso sinth che ti coccola, portandoti in giro nei canonici ritrovi di svago e riflessione. Il mare o gli spazi chiusi ci fanno fare i conti con l'appiattimento generale.

 

 

Levacanze ci fanno specchiare e sfilare nelle nostre anime italiane, ci prendono per mano  e ci portano in queste riflessioni elettroniche. I luoghi sono pochi in questo paese ormai quasi isolato e ci ritroviamo in un centro commerciale, a volte così tutti uguali che potremmo girare senza documento confrontandoci con le nostre apatie (come dice il ritornello del loro brano, "Centro Commerciale" per l'appunto).

 

 

Ci aggrappiamo alle nostre immagini adolescenziali, forse ci conosciamo, forse ignoriamo il nostro io; Le vacanze ci fanno passeggiare nei nostri passati, tirando delle linee e facendo i nostri conti finali. Arriveremo a quell'orizzonte tanto atteso? Il loro canto così vellutato ci fa riscoprire ricordi: odori lontani di casa e di strade, che ci hanno insegnato a rispondere.

 

 

Questo duo è una novità nel panorama nostrano perché raccoglie e fonde sia nel modo di cantare che nell'elettronica, il meglio del passato cantautorale e del pop italiano (come Battiato, i Tiromancino, i Subsonica). Non un peso, ma anzi un probabile inizio di consacrazione, perché questo mix innovativo è fatto molto bene, anche come qualità audio. 

 

 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con questi talentuosi artisti, per farveli conoscere e per farvi scoprire la loro musica. Ecco quello che ci hanno detto: 

 

 

 

LeVacanze: come avete scelto questo nome e cosa rappresenta per voi.

 

 

“LeVacanze” più che un nome è una sensazione che abbiamo avvertito ascoltando il sound delle prime demo che abbiamo scritto. Avevamo l’intenzione di trasmettere un senso di fluidità sia nei testi che nella parte musicale e abbiamo deciso, anche nel nome, di portare avanti questa sensazione.

 

 

La Festa dei Blue Jeans: quale è la storia dietro a questa canzone?

 

 

Come spesso ci capita, in questa canzone abbiamo composto prima la parte musicale e poi il testo. Le sonorità e le ambientazioni da noi utilizzate ci hanno ispirato successivamente le argomentazioni trattate nel cantato; il concetto principale esprime sensazioni di fuga dai luoghi che non sentiamo più nostri per raggiungere una meta dov’è possibile incontrare persone più affini al nostro essere: in questo caso, un luogo visualizzato come una festa in riva al mare, al tramonto, vissuta da persone che indossano solo blue jeans.

 

 

Siete legati al mare? Cosa rappresenta per voi?

 

 

Il mare rappresenta sempre qualcosa. È un luogo suggestivo, che cambia pelle a seconda del tuo stato d’animo. Può essere un compagno o un luogo di profonda solitudine. Noi veniamo dalla parte della Campania più interna, quindi ogni volta che ci capita di raggiungere il mare ci tratteniamo qualche minuto in più per “fare il pieno”, come è giusto che sia.

 

 

La Festa dei Blue Jeans è un misto di generi: richiama le canzoni italiane anni'70, l'elettronica dei Depeche Mode, ma ha anche influssi tribali. Da chi traete ispirazione e quali sono le vostre icone?

 

 

In questo Ep è facile intuire le nostre influenze musicali. Siamo molto legati, naturalmente, al cantautorato italiano e in particolar modo a Battisti, Battiato, De Andrè ecc..

 

Poi è nato l’interesse verso i sintetizzatori, le Drum Machine, le chitarre cariche di effetti; un interesse nato probabilmente dagli ascolti dei vari Depeche, M83, Foals, Tame Impala solo per nominarne alcuni. Sarebbe impossibile citare tutti gli ascolti che hanno fatto parte del nostro percorso e che hanno senz’altro contribuito alla nascita di questo primo lavoro.

 

 

Che messaggio volete comunicare con la vostra musica?

 

 

Le cinque tracce dell’EP parlano soprattutto di noi stessi, del nostro quotidiano modo di vedere le cose. Non vi è un vero e proprio messaggio bensì la profonda necessità di auto-presentarci a qualcuno: magari un pubblico che si possa identificare in quello che raccontiamo.

 

 

Settembre Fun Club. Un sound British elettro pop che incontra un testo caratterizzato da immagini fortemente partenopee (riferimenti che troviamo anche nel video), come si conciliano queste due anime?

 

 

Noi inseguiamo un sound molto diverso da quello territoriale. Sound che inevitabilmente si scontra con un modo nostrano di raccontare qualcosa. Probabilmente non è stato fatto apposta, abbiamo semplicemente unito musica e racconto secondo le nostre massime possibilità espressive. Prima di tutto cerchiamo di trasmettere verità e se quello che si avverte è un equilibrio tra tradizione e sperimentazione, ci sta bene.

 

 

Cosa rappresenta per voi “Settembre”?

 

 

Settembre è il mese in cui tutti avvertono la possibilità di azzerare qualcosa e di poter ricominciare in meglio. Possibilità che nella maggior parte dei casi rimane soltanto una sensazione passeggera. Il brano “Settembre Fun Club” è un inno alle debolezze, alle abitudini, ai piccoli peccati che tutti noi ci trasciniamo dietro nella speranza di rimediare prima o poi. Magari il prossimo anno…

 

 

Eccoci alle nostre domande di rito. La canzone nella vostra testa

 

 

Giuseppe: in questo momento Liede – Sorridendo.
Giovanni: The National – Guilty party.

 

 

Il libro sul vostro comodino

 

 

Giuseppe: “Giorni di ordinaria follia”!
Giovanni: “La legge del deserto”.

 

 

Film preferito

 

 

Giuseppe: in assoluto sono molto legato alla trilogia di “Ritorno al futuro”.
Giovanni: “Fight Club”.

 

 

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