The night has gone to war – Lessness: quello che si cela dietro il velo

L'oscurità ancora non si è aperta, cerchiamo di andare tutti alla ricerca, ma alla fine in riva ad aspettare qualcosa rimani solo tu, tu che volevi strafare ed accumulavi i sogni di un bambino. Volevi stupire, facevi tua ogni cosa, ogni piccolo rumore o movimento.

 

 

lessness

 

 

Così si apre "The night has gone to war", primo ep di Lessness, che segna la rinascita musicale ed artistica di Luigi Segnana, che guardandosi dentro dà voce al sottile silenzio, che ti si ficca in testa come una sirena alla deriva.

 

 

Un viaggio così introspettivo da dare quel tocco pop che non rovina l'atmosfera new wave, ma le dà sentimento e ci fa uscire dalle foschie pieni di passioni.

 

 

Con il secondo brano "Where the night will heal our pain", scopriamo che a volte sotto un telo sporco c'è un'opera d'arte o un divano meraviglioso, che aspetta noi per abbracciarci; Lessness è quello che si cela dietro il velo. Il ritornello del brano ci punge come un'agopuntura, rilassandoci al punto da immergerci nell'acqua. Come un'ossessione nella mente, il jingle è così forte da entrarti dentro, relax garantito.

 

 

"Mala leche" trasmette qualcosa di strano, come quando si sente il flamenco, quella ferita al cuore che gocciola, ma che invece di sanguinare ci dà forza. Un brano che piacevolmente ricorda ed omaggia band come Talking Heads e Japan.

 

 

"The night has gone to war" è un ep buono per ogni momento, diverso e pieno di riflessioni; come quando si cammina sotto la pioggia dopo una delusione, una rinascita di qualcosa che riempe di dolce malinconia. 

 

 

Alla fine del viaggio, con l'ultimo brano "Diwedd", un colpo ci assale come in mare aperto. Forse preghiamo, ma l'anima è sempre viva; voci ancora ci chiamano, il film non è finito, le sirene sono andate via.

 

 


 

 

Quattro chiacchiere con Lessness:

 

 

1 - Lessness, mancanza. Da dove deriva e cosa significa per te?

 

 

[lessness] deriva dall’opera di Samuel Beckett intitolata lessness.

È un testo nel quale mi sono ritrovato, un flusso di coscienza emotiva blocca, sia fisicamente che emotivamente, il protagonista in luogo in rovina. Per me vale anche come monito, come invito a non rimanere bloccato, a muovermi, a non indulgere nella pigrizia mentale.

 

 

2 – Nei tuoi brani si alternano influenze electro e ritmi e percussioni centro e sud americani. Da dove nasce questo sound? Quale delle due anime ti rappresenta di più?

 

 

Sì mi piace la commistione di sonorità e piccoli inserimenti di strumentazione fuori contesto. Un contrasto che amplifica le sonorità principali. Tipo una salsa agrodolce.

A volte penso, però, di avere un doppelgänger, un gemello maligno amante della musica latina. Si appropria dei miei sensi e inserisce maracas, bonghi e congas nelle canzoni, a mia insaputa. Un piccolo mariachi dispettoso col quale dovrò fare i conti, prima o poi.

La mia anima cosciente è tutta freddezza new wave, quella incosciente pare essere latino americana. Si vedrà.

 

 

3 – The night has gone to war: quale è la guerra che combatti?

 

 

È una battaglia emotiva contro me stesso. Non ho predatori naturali, attorno. È una battaglia che affronto giornalmente contro me stesso e la mia endemica pigrizia mentale ed emotiva.

 

 

4 – Cosa rappresentano per te - musicalmente e sentimentalmente - il freddo, la pioggia e le montagne del Trentino?

 

 

Il freddo, la montagna, la neve e la pioggia sono elementi con i quali sono cresciuto e con i quali convivo tutt’ora. Hanno forgiato la persona che sono e la mia emotività ed anche il mio senso estetico. Sono elementi che influiscono sul mio umore e quindi sul mio modo di vivere e di scrivere musica. Sono fonte di ispirazione e di dannazione, anche. Non so dire razionalmente quanto ci sia di tutto questo nella musica che faccio, come chiedere alla mano destra che sensazioni gli dia la mano sinistra. È lì da sempre.

Comunque preferisco il mare. E il cuba libre.

 

 

5 – C'è una marcata dicotomia tra l'oscurità dei ritmi synth wave e post punk, una musica opaca, immersa nella foschia, che però per te vuole illuminare ed emanare luce, come mostra la copertina dell'ep, e si propone di aprire gioiose serate tra amici. Quale di questi due aspetti rispecchia maggiormente te ed il tuo progetto?

 

 

[lessness] è un progetto solista e anche solitario direi. Tutto quanto viene elaborato in solitudine, un piacere masturbatorio adolescenziale. Pertanto è portato molto alla riflessione interiore, alla meditazione ed allo studio di sé stessi. Conoscersi per uscire dal buio verso la luce. Un percorso che ho attraversato e che ho voluto condividere. Tanto è solitario e riflessivo [lessness], tanto è caciarone Luigi. Quale mi rispecchia di più? Direi entrambi ma a giorni alterni.

 

 

6 - Cosa è cambiato dai tempi de La Casa del Mirto e quale evoluzione c'è stata in te e nella tua musica?

 

 

È cambiato tutto. Dopo aver smesso con Casa del Mirto ho resettato tutto, e per tutto intendo TUTTO, e ricostruito da zero. Non c’è stata evoluzione in questo caso. Estinzione e nascita di qualcosa di nuovo e diverso. Quello che ero non è quello che sono.

 

 

7 – Il libro sul tuo comodino

 

 

Ne ho due, uno è fisso ed è La trilogia della città di K. di Agota Kristof. L’altro al momento è Barbarian Days: A Surfing Life di William Finnegan. (sempre a proposito di dopplegänger)

 

 

8 – La canzone nella tua testa

 

 

Motorcycle Emptiness, Manic Street Preachers.

 

 

9 – Film preferito

 

 

"La Guerra Lampo" dei Fratelli Marx

 

 

[…mah, forse sono un po' testuto. Si vede che siamo tutti così in famiglia. Mio padre era un po' testardo, mia madre era un po' cocciuta e così sono venuti fuori i testuti e i cocci sono suoi..].

 

 

 

 

"THE NIGHT HAS GONE TO WAR" ->

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