Consigliati e sconsigliati dal Mago: Dicembre al cinema

Per la rubrica consigliati e sconsigliati dal Mago del Cinema ecco qualche pillola - più o meno - dolce...

 

 

 
BORG MCENROE - di Janus Metz Pedersen 
 
 
 

Fresco vincitore del Premio BNL come miglior film scelto dal pubblico dell'ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film del regista danese della seconda serie di True Detective, ripropone l'epico scontro tra Björn Borg, tennista svedese plurititolato dal temperamento - apparentemente - glaciale, e John McEnroe, giovane promettente talento indisciplinato che gli fa da contraltare e che contenderà il titolo (e il primato mondiale) con lui nella finale di Wimbledon 1980, un incontro che gli appassionati di tennis difficilmente potranno mai dimenticare.
 
 
 
 
Interpretati rispettivamente da Sverrir Gudnason (la sua riproposizione di Borg è da nomination all'Oscar) e Shia LaBeouf (Lawlwess) i due tennisti si confrontano dentro e, soprattutto fuori dal campo da tennis. La sceneggiatura di Ronnie Sandahl, infatti, tratteggia con intelligenza e profondità le due personalità così scostanti, collocandole ai due estremi opposti di uno spettro che Metz, con la sua abile regia riesce a far avvicinare riportandole all'unicità del confronto in campo.
 
 
 
 
La parte più interessante dell'intera pellicola, tuttavia, non è la partita in sè - di cui molti conoscono probabilmente l'esito - ma è l'umanità dei due atleti, il loro modo di affrontare la vita e la sfida. il peso di uno sport come il tennis che grava sulle loro giovani vite, il percorso a cui sono entrambi costretti e che affrontano in modo così diverso.
 
 
 
 
Due animi inquieti, profondamente diversi in superficie, per certi versi simili sotto pelle. Gudnason è delizioso nel rendere in maniera minimalista l'esplosione di emozioni che Borg nella vita ha - più o meno - imparato a dominare. LaBeouf sa lasciare i freni degli stati d'animo producendosi in un'iperbole di espressioni - anche ingiuriose - decisamente in linea con il personaggio originale.
 
 
 
 
Molto azzeccata la fotografia dai toni a tratti un pò satinati che ci ricolloca perfettamente agli inizi degli anni '80.
 
 
Per chi abbia apprezzato Rush di Ron Howard incentrato sul confronto tra Lauda e Hunt e, ancora di più. La grande partita di Edward Zwick basato sul dualismo Fischer-Spasski e, spprattutto, per i fan di Open, l'autobiografia di Andre Agassi Borg McEnroe, risulterà estremamente piacevole. A tutti gli altri fsrà venire una gran voglia di prendere in mano una racchetta da tennis.
 
 
 
VOTO: 8
 
 
 
 
 
ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS - di Kenneth Branagh
 
 
 
Ritorno alla regia di Kenneth Branagh che, dopo gli scivoloni di Jack Ryan - l'iniziazione e Cenerentola, torna ai classici, portando sullo schermo uno dei più noti romanzi di Agatha Christie. A farsi carico di tradurre per il grande schermo l'intricata trama della regina del giallo è Michael Green, già autore di Blade Runner 2049, che conferma il suo talento e mette in piedi un'architettura elegante e, al contempo, sofisticata, concedendo lo spazio giusto ai personaggi, portati sullo schermo da attorie attrici raffinati come Michelle Pfiffer, Johnny Depp (il meno bravo di tutti), Penelope Cruz, Willem Dafoe, Judy Dench, Derek Jacobi e lo stesso Branagh nel ruolo dell'investigatore Poirot. Nota comune per ognuno di loro, a partire dallo stesso regista e protagonista, è il fatto che siano degli ottimi caratteristi, capaci di grandi interpretazioni anche di piccoli ruoli.
 
 
 
Branagh guida con sapienza un cast corale di interpreti illustri, definisce un personaggio classico come quello di Poirot senza stravolgerlo, analogamente a quanto ha già dimostrato di saper fare eccellentemente nelle varie trasposizioni cinematografiche di Shakespeare, e dirige un film gradevole, intrigante e moderno, pur senza eccessi ed eccessivi manierismi. Un tocco di ironia e qualche buon effetto speciale a completare il tutto e un sequel che potrebbe non tardare vista la buona accoglienza del prodotto finale e la simpatia per il personaggio.
 
 
 
 
VOTO: 6.5
 
 
 
 
PERSONAL SHOPPER - di Oliver Assayas
 
 
 
Acclamato all'ultimo Festival del Cinema di Cannes, il film di Assayas, alla seconda collaborazione con Kirsteen Stewart, la scialba eroina di Twilight, indaga la verticalità dei rapporti tra il nostro mondo e quello dell'aldilà. Registicamente ben condotto, a testimonianza dell'eccellente capacità narrativa del regista e sceneggiatore francese, il film è carente sotto due punti chiave: il primo è la scelta del ruolo femminile di primo piano, affidato alla Stewart, che non convince e non cambia mai marcia, risultando piuttosto piatta ed insignificante. Il secondo è una sceneggiatura che si smarrisce in passaggi a tratti scontati, a tratti piuttosto ridicoli.
 
 
 
Il meccanismo che dovrebbe far dubitare lo spettatore diventa facile da intuire e predire e ad un tratto ci si chiede che cosa davvero volesse suggerire Assayas nel suo mescolare, dramma, thriller e soprannaturale.
 
 
 
Davvero un peccato perché dopo Sils Maria, con un'ottima Juliette Binoche e un' - allora - convincente Kirsteen Stewart l'aspettativa per questo lavoro era davvero alta.
 
 
 
VOTO: 5
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