Stefano Rocchi: minimal e soundtrack in Some Times

Stefano Rocchi torna con un nuovo ep, magico, con un'atmosfera lunare, piena di pathos e padronanza del suono - spinto a fare da colonna sonore di certi meravigliosi o penosi oblii; una dimostrazione che l'elettronica ormai può fare da padrona anche nei soundtrack.

 

 

 

 

Some Times è uscito nel 2017, con etichetta Black Chrysalis Archives.

 

 

Il degrado naturale - come dice Stefano nell'intervista e nella sua musica - ci sta portando via. La guerra con noi stessi è aperta: siamo sull'orlo del baratro, ma a volte il baratro si può saltare.

 

 

Il genere minimal è, a mio parere, sempre stato sottovaluto; ho apprezzato Some Times per il mix tra minimal e musica da film, che fa capire che bisogna amalgamarsi con le idee altrui, i ritmi altrui, e capire che la musica può creare infiniti viaggi.

 

 

Some Times possiede quel tocco fantasy che ci porta nel cielo, ci fa tuffare in piscine piene di piume, dove fingiamo di nuotare. C'è qualcosa che goccia, ma non è acqua; forse non è niente, è solo rumore. Questo ep ci fa sorprendere e ci lascia con la sorpresa di un bambino che gioca per la prima volta con le costruzioni. "Vertical Limits" mi ricorda invece lo stupore di quando guardavo gli horror, che non facevano paura visivamente, ma insinuavano quell'immaginazione di conquista della mente e di ipnosi che ti sorprende facendoti credere di avere paura. Così si chiude l'ep e forse la paura diventa curiosità.

 

 

Ci siamo fatti due chiacchiere con Stefano per capire il concept di questo ep spettrale sì, ma pieno di speranze, di suoni ibridi che diventano una luce immensa, che apre la penombra ormai dispersa.

 

 

1) Volevi realizzare un concept album?

 

 

Sono partito in realtà da estratti di lavori per musica cinematica; l’idea è stata quella di arrangiare i brani in una vena più elettronica, aggiungendo elementi caratteristici come Synth o percussioni ed effetti. Va da sé che avendo un sound prettamente avvolgente, il concept si accosta molto alle tonalità che ci sono, esprimendo uno stato incerto dell’anima protratto però ad un futuro migliore.

 

 

2) Some Times ricorda il soundtrack di film horror- fantasy anni 70-80, ti rispecchiano?

 

 

Ringrazio in primis per l’accostamento! Beh per certi aspetti assolutamente sì, ma l’intento di avvicinarmi a qualcosa stile Soundtracks rimane la cosa primaria. L’atmosfera piuttosto cupa e fluttuante, con ritmiche minimal e samples orchestrali può modestamente posizionarsi nell’horror e adventure/fantasy fra quelle create da alcuni miei preferiti maestri della musica da film come John Carpenter, Philip Glass, Jerry Goldsmith e più recente Hans Zimmer. Nell’intro ho voluto creare come un portale fra la realtà e l’inconscio, non rispettando costantemente la metrica fra il pad e il basso dettata invece dal suono simil Kraftwerk in “Radioactivity”.

 

 

3) Cosa vuoi comunicare con questo lavoro?

 

 

Come detto in precedenza, l’EP esprime un percorso spirituale dal quale più volte ho preso spunto, ovvero quello della speranza che qualcosa di migliore ci sarà in questo mondo, ma devi lottare raggiungendo i limiti di te stesso per capire la giusta via dell’equilibrio.

 

 

4) Il mistero, le ombre, cosa muovono dentro te?

 

 

Ho un forte rapporto con il mio stato d’animo e la produzione musicale, nel senso che a volte una situazione di malessere mi rende quasi distaccato dagli strumenti; quando sono felice e curioso di conoscenza non c’è differenza nel produrre composizioni a tema allegro o malinconico, basta che sia musica! Non nego che stati alterati o scheletri del passato aiutano a creare quel mood dove un loop o un accordo con un forte sustain trasmette mistero, incertezza, che mi affascina, ma distacca dalla mia amata realtà. Forse è propria quest’altra la mia vera casa, chissà...

 

 

5) The Dark side of life fa venire in mente una battaglia all'ultimo sangue, tra chi ipoteticamente?

 

 

Al centro c’è sempre l’essere umano, ci sono io, quindi prettamente è la battaglia interiore, ma anche il contrasto verso un degrado Naturale che si sta accelerando sempre più, dal quale sono spaventato e che sono fortemente deciso a contrastare, anche con semplici cambiamenti che, come nella vita e nei rapporti interpersonali, sono di fondamentale importanza. Ci si può collegare anche l’Amore, motore di tante piccole guerre e artefice di gioie e dolori, che inevitabilmente lasciano il segno.

 

 

6) Questo è un ep maturo, che ti definisce. Pensi che nel tuo futuro potresti fare musiche da film?

 

 

Sicuramente sarebbe una cosa molto bella, ma per scrivere veramente musiche da film occorre studiare molto, molto di più, e anche se l’industria per questo mercato sta cambiando, come ad esempio manifesta il vero boom di sonorizzazioni digitali di trailer per movie o video games, l’incontro con il grande maestro Ennio Morricone e la passione di mio fratello maggiore Riccardo mi hanno trasmesso questo insegnamento e rispetto verso una disciplina per pochi eletti e grandi musicisti. Dicendo questo non escludo l’uso che ho fatto e che continuerò a fare di elementi per una musica meno clubbing, più sperimentale, elettronica, e la prossima uscita nel V.A. “Trame II” su Minimal Rome ne sarà un altro esempio.

 

 

7) Le strade chilometriche, il deserto, cosa ti fanno venire in mente?

 

 

Anche se sono uno che ama la compagnia, nella mia vita ho avuto esperienze di temporanea solitudine, lontano da tutto. Quindi il deserto, nella sua immensità e perdizione, non mi spaventa, ma piace anche poco...ho spesso bisogno di intravedere dove posso arrivare e anche se fosse una lunga autostrada, proseguirei a lungo sul percorso necessario contro ogni fatica.

 

 

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