Vertical, un solido groove per Equoreaction

Un'anima dal ritmo africano: adottati dal pure funky - a sua volta contaminato da altri generi - i Vertical sono un gruppo dal ritmo caldo, ma che tocca tutti. Hanno però anche un tocco californiano, che porta sempre freschezza alle loro opere. Più anime, più gusti, un ensamble di musicisti dal pelo lungo e che nella loro carriera hanno calcato numerosi palchi, con i più grandi (James Brown e James Taylor ad esempio) nelle loro tournée italiane.

 

 

 

 

I Vertical ci hanno concesso un'intervista che racconta di loro, del loro nuovo ep EQUOREACTION e del loro Groove, così solido da essere un loro marchio di fabbrica.

 

 

 Ragazzi come mai la scelta di unire il pop-rock inglese di più generazioni insieme al funky?

 

 

Beh in effetti avete individuato correttamente due dei filoni che fan parte della variegata “tavolozza musicale” dei VERTICAL, ma ne abbiamo anche altri (dall’Afrobeat all’Acid Jazz, dal Prog anni ‘70 al Rock Psichedelico, etc..): si tratta semplicemente della materia di cui siamo costituiti, dei colori che abbiamo sviluppato nella nostra crescita artistica e personale ed è naturale che qua e là riaffiori qualche riferimento più riconoscibile, pur nella costante ricerca ed intenzione di un sound unico ed originale.

 

 

Il Groove per voi cosa rappresenta?

 

 

Groove è un concetto sempre presente nell’approccio Vertical, un punto di riferimento che ci ispira costantemente, mentre suoniamo dal vivo, mentre componiamo ma che va anche oltre l’aspetto puramente musicale: il Groove rappresenta l’unione potente e coordinata di menti e corpi diversi, accomunati da un unico scopo, è coesione attiva verso la creazione, in un certo senso è il collante che tiene unite tutte le diverse sfaccettature delle singole personalità dei Vertical facendone una Band che come risultato è più grande della somma dei singoli talenti.

 

 

Il vostro è un pop psichedelico, siete d'accordo?

 

 

La psichedelica è sicuramente un elemento caratterizzante ma, come detto, c’è più di un’anima musicale a comporre il mondo Verticale, comunque il pop è una di queste.

 

 

Da tempo non sentivo un batterista usare tutti questi piatti nel pop-rock moderno, scelta voluta o è lo stile del vostro batterista?

 

 

La batteria ricopre un ruolo centrale nelle composizioni, che supera il ruolo tradizionale di accompagnamento che solitamente riveste nel pop-rock (con tutte le debite e meravigliose eccezioni..), e questo è possibile grazie alla personalità e la grande ricerca stilistica e timbrica di Alessandro (il nostro batterista, che canta anche alcuni pezzi).

 

 

Spiegateci il titolo dell'ep?

 

Ci limitiamo a dirvi che Equoreaction (secondo EP di una trilogia), è una gioiosa chiamata alla riscossa per tutte le forze del Bene contro il logorio malvagio della vita moderna (semicit.).

 

 

Cosa hanno significato musicalmente gli anni '90 per voi?

 

Di sicuro un punto di svolta per quanto riguarda la crescita musicale dei membri della band: tutti abbiamo infatti iniziato a calcare le scene musicali negli anni ‘90, ed anche i primi, embrionali, Vertical, son nati sul finire di quella decade. Ovviamente abbiamo tutti preso qualcosa dalla ricchissima e variopinta vitalità musicale di quegli anni, tra luci ed ombre.

 

 

Oltre al ritmo e questa velata follia, cosa volete comunicare a chi vi ascolta?

 

 

Vogliamo, nel modo originale e stravagante che ci contraddistingue, parlare anche di temi e di valori “universali”, la cui importanza ci sembra molto relativizzata in questi anni convulsi e caratterizzati da una eccessiva Social Media Mania: concetti quali l’equità sociale, l’uguaglianza tra gli uomini, l’importanza delle relazioni interpersonali “analogiche” (famiglia, amicizia) in un mondo sempre più follemente digitalizzato.

 

 

Mi ha colpito molto il brano Sour, raccontateci qualche aneddoto e come è nato.

 

 

Sour nasce con un semplice Groove di basso e batteria, su cui pian piano abbiamo ricamato e costruito gli spazi per gli altri strumenti, e l’immagine che ci veniva in mente durante la composizione era quella di un grosso, maestoso albero di Baobab africano che si sviluppava a partire dalle solide radici (basso e batteria, perlappunto) per arrivare, tramite un tronco massiccio, a toccare il cielo con le sue fronde colorate, leggere e movimentate (chitarra, sax e tastiere). Ecco svelato anche il motivo per cui in coro, durante il pezzo, invochiamo tutti più volte a gran voce il “Baobab!!”

 

 

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