Piatto del giorno: Pane e tempesta, Stefano Benni

Benni mi affascina dalla prima volta che l‘ho letto. I suoi libri mi lasciano sempre una certa sensazione di straniamento e un mezzo ghigno in faccia, in sospeso tra il sarcasmo e la meditazione. Mi lasciano qualcosa che non saprei forse spiegare meglio, ma che si è depositato da qualche parte nella mia memoria e mi fa sorridere di ammirazione ogni volta che cito lo scrittore bolognese.

 

 

stefano benni pane e tempesta

Per questo voglio consigliarvi Pane e tempesta, perché tra i libri di Stefano Benni che ho letto negli anni questo forse più di tutti ha concorso a formare quel deposito di ammirazione di cui vi parlavo.

 

 

Avete presente il vortice di follia e l’improbabile susseguirsi di eventi della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams?

 

 

Ecco, sottraete la dimensione fantascientifica del racconto e, sulla base di quella stessa ironia caustica, brillante e pungente, aggiungete un pizzico, anzi un bel pugno, di italianità e una dose generosa di coscienza sociale, di quelle di origine certificata, che si nutrono di lotta e resistenza continua contro un progresso insensibile all’umanità di chi ne è travolto. Infine, aromatizzate il tutto con una spolverata di malinconia, un po’ di quella bella nostalgia che fa guardare al passato con una lacrimuccia ma che consente, per il futuro, di avere le idee ben chiare sui principi su cui non è consentito scendere a compromessi.

 

 

Il risultato è Pane e tempesta: una storia comica e magica.

 

 

La cui comicità non rende meno aspra la critica alla corsa folle al progresso ad ogni costo: una corsa che assume le forme di un monumentale centro commerciale da costruire in un paesino di provincia, con tanto di super-mega-maxi-parcheggio annesso e che minaccia l’equilibrio del paese e la solidità delle relazioni intessute negli anni dai paesani; una corsa che perde ogni dimensione umana, sacrificandola all’altare del dio denaro, spesso rincorrendo gli interessi personali di pochi a discapito dell’interesse collettivo dei molti.

 

 

 

 

 

 

Una storia i cui tratti di magia non riescono a nascondere, e d’altronde in alcun modo intendono farlo, il profondo legame con la realtà dei nostri tempi, con le dinamiche che travolgono i nostri paesi, oggi alle prese con tempeste che sembrano volerli sradicare dallo stesso terreno in cui sono nati e per secoli sono vissuti.

 

 

Ambientata a Montelfo, fantastico paesino di provincia, la storia si muove davanti agli occhi di personaggi vividi e poliedrici, di quei tipi che potresti incontrare seduti in un qualsiasi bar di una qualsiasi cittadina di provincia, che dalla loro sedia di plastica, con le carte in mano, dispensano spesso pillole di banalità, ma altrettanto spesso di pura saggezza.

 

 

Personaggi che attraverso la penna di Benni, da un lato, non perdono tutta la loro consistenza concreta ma, dall’altro, assumono, in aggiunta ad essa, i connotati di una fauna fantastica e grottesca che popola un mondo magico che trasfigura e, in qualche modo, sublima quello in cui viviamo noi.

 

 

Se anche la lotta contro il dissennato progresso è impari e lo zoccolo duro della resistenza vede assottigliare le proprie forze dal suo quartier generale, nel bar del paese; se anche la tempesta che sta per investire Montelfo sembra tra le più terribili delle tempeste, non c’è resa ma un monito a non lasciarsi sopraffare, perché a Montelfo “anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pena e tempesta, e passeremo anche questa”.

 

 

Comicità e malinconia, sarcasmo e riflessione: siete pronti ad assaggiare un po’ del pane e della tempesta di cui Benni nutre i suoi personaggi?

 

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: Pane e tempesta

 

 

AUTORE: Stefano Benni

 

 

EDITORE: Feltrinelli

 

 

ANNO: 2009

 

 

PAGINE: 248

 

 

PREZZO: 8.50

 

 

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