Atlas, il viaggio stellare dei Pure tra riti e rock

I Pure, band dal rock soffuso, tornano con un concept album - Atlas - in uscita a febbraio. Atlas è un viaggio stellare, è come un vagabondaggio nel tempo: sai già dove andare, la data è fissata, l'equipaggio è pronto, ti puoi sentir pronto ma non saprai mai cosa troverai, cosa si potrà modificare, se si troverà, e quando sarai lì, non sarà un sogno, ma bisognerà rifare tutto da capo.

 

 

 

 

 

 

Senza più quel peccato originale che ci ha purificati dall'odio, scivolando su quella Via Lattea, arrivando fino nell'oblio, fermi a galleggiare, come palloncini pieni di elio, pazzi, che invocano quella palla di fumo, una volta chiamata Terra.

 

 

Atlas è un nome che ricorda le costellazioni, l'astronomia, i fumetti - come il cavaliere della costellazione della Carena ne "I Cavalieri dello zodiaco", che venne sconfitto da Pegasus. Questo per dire che è un album inclusivo, permeato di riferimenti culturali.

 

 

Alpha, il primo brano dell'album, è come una preghiera rock verso lo spazio, nella speranza di trovare qualcosa nell'infinito cosmo. Gli addii sono stati lunghissimi, estenuanti.

 

 

Echelon sembra una presa di coscienza: il clima degli stati d'animo si è stabilizzato, una ballata verso le stelle, sognando di trovare le più belle.

 

 

Un sound senza gravità fluttua sul leggero tocco di Valerio Pisciarelli - alla batteria - e la voce di Emiliano Dattilo compatta tutto con la solennità dei rocker di una volta.

 

 

Interstellar tiene un ritmo cauto e si scatena dopo il secondo minuto, con l'asprezza stile Evanescence, in un suono fermo ed incantato.

 

 

Atlas, un concept album da ascoltare con attenzione. Sembra di stare su un campo di battaglia dopo la fine del mondo, cadaveri bruciati, macerie diventate polvere, il nero ingloba tutto, ma i Pure scappano con l'ultima navicella rimasta.

 

 

Hyperion è la dannazione del viaggio senza meta, i Pure troveranno la loro Babilonia?

 

 

Con l'inserimento di più elettronica danno la sensazione dello smarrimento.

 

 

Echo Planet e Teja, due brani che sembrano fare da spartiacque all'album: la gioia ed i sorrisi dopo la partenza sono già un ricordo. Nel brano Teja, la parte centrale del brano - dal minuto 2.40 al minuto 3.30 - c'è un sorprendente assolo di tastiera che fa da stacco fino al rintocco delle bacchette.

 

 

Persi in quella striscia di cielo, forse l'Apocalisse è lontana, ma di certo non potremo più fare ritorno, siamo soli ormai.

 

 

Milky Way colpisce per la profondità del suono, gli arpeggi ci curano le ultime ferite rimaste.

 

 

Atlas, questo profondo viaggio, si chiude con una traccia divisa in due (come si fa in un vero concept album): Oceans part 1, esplora i nuovi mondi e come un uomo, grazie alla sua volontà, può fare e vedere tutto, così gli oceani ormai si vedono da lontano, non più blu, ma neri, e le nostre lacrime non riescono più a cadere giù.

 

 

Ecco la resa dei conti: in Oceans part 2, un'intro alla Vangelis, ma con il cantato, che dà speranza ed apre altre vie.

 

 

Usciamo dalla camera della purificazione, il capitano avvista un nuovo pianeta, forse un giorno si atterrerà, chi lo sa.

 

 

 

ATLAS

 

 

11 Tracce -  53 Min.

 

 

1.Alpha

2.Echelon

3.Interstellar

4.Hyperion

5.Echo Planet

6.Theia

7.Atlas

8.Event Horizon

9.Milkyway doesn’t shine tonight

10.Oceans Pt.1

11.Oceans Pt.2

 

 

 

PURE

 

 

EMILIANO DATTILO             Vocal/Guitar/Piano

VALERIO PISCIARELLI         Drums/Drums Programming/Electric Pad

ANTONIO DI NARDO            Bass/Backing Vocals 

MASSIMILIANO CAROCCI   Guitar/Synth/Piano/Backing Vocals

FLAVIO LIBERATORI            Piano/Keyboard Controller

 

 

 

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestmail