“The Shape of Water”: un amore di pesciolone

Al termine di questa recensione c'è chi dirà che Offline Magazine non ne capisce niente di film d'autore. E' un rischio che ci tocca correre.

 

 

 

 

Effettivamente ci siamo domandati se fossimo noi quelli strani, ma la sensazione post proiezione del film "La forma dell'acqua" (The Shape of Water) è stata di perplessità e questa pellicola ci lascia ancora oggi dubbiosi. Stiamo parlando non di un film qualunque, ma del film candidato al Leone d'oro, capolavoro di Guillelmo Del Toro. A noi piace fare anche recensioni molto poco populiste e per questo sarò "spicciola".

 

 

C'è da dirlo, l'inizio prometteva molto bene: un'incantevole ambientazione, una deliziosa protagonista echeggiante Amelie Poulin - che in questo film pecca solo dell'uso della parola, altrimenti sarebbe proprio lei - una fotografia dai contrasti di colore e dalle immagini sapientemente scelte, un susseguirsi di acquerelli cinematografici.

 

Elisa – interpretata da Sally Hawkins - non potendo parlare, punta tutto sulla sua grande espressività; personaggio tenace, che fa della fragilità un punto di forza, non di debolezza. Fin qui tutto bene.

 

 

Una storia d'amore che nasce con la parola "Uovo". E già mi commuovo un po' mentre ci ripenso e scrivo queste poche righe. Ma l'amore con un enorme pesciolone simile ad un avatar -  senza quegli addominali che ancora ricordiamo con nostalgia -  dalle orribili branchie ( ho detto branchie...non altro) a scomparsa, no questo proprio non riesco a capirlo.

 

 

C'è inoltre una discrepanza: la profonda storia d'amore fatta di gesti, di comprensione, di comunicazione aldilà della parola, cozza totalmente con dita spezzate e sangue ovunque, conflitti sanguinosi tra sovietici e Americani, con un antagonista Richard Jenkins, che fa paura ai bambini. Ecco qui che la delicata storia della sosia di Amelie diventa un giallo, che due minuti più tardi sfiora lo splatter.

 

 

Il premio va indubbiamente a Gilessuo migliore amico e suo vicino di casa, artista in perenne e perpetua crisi mistica, con il quale la ragazza ad un certo punto ha un dialogo che vale tutto il film:

 

 

"Quando mi guarda non pensa che io sia incompleta. Mi vede per quello che sono." - dice lei, durante una profonda confessione.

 

 

 

 

Una storia d'amore (si vabbè, si perdoni anche il pesce), senza parole, fatta di inconsistenza, di leggerezza.

 

 

Saremo impopolari. Va bene la disperazione, ma davvero alla fine ci si può innamorare di un pesciolone?!

 

 

 

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