Bendik Hofseth: una luce che dissipa le ombre

Bendik Hofseth è un sassofonista norvegese apprezzatissimo, affermatosi negli USA verso la fine degli anni 80. Ha collaborato con gli Steps Ahead ad inizio carriera, prima di cominciare il suo percorso da solista, ricco di ricerca musicale, sperimentazione e collaborazioni di eccellenza con altri musicisti di spessore.

 

 

 

 

 

Bendik Hofseth torna ora con un nuovo lavoro solista: Shadow Sight, in uscita a marzo 2018. L'album è anticipato dall'omonimo singolo, un'elegante ballata jazz, che cerca di esplorare quell'ombra, l'oscurità dovuta a quel lampione dalla luce fioca, si cerca di gridare senza suono aspettando un magico suono che ci porti alla luce, come il sax di Bendik. Un finale da commozione pura in Shadow Sight, con lo scemare della musica e del sax Hofseth ci lascia a metà, senza sapere se aver paura o fidarci dell'ombra, dell'oscurità.

 

Quando era più giovane sprigionava sogni con quell'incantato sax, così duro e secco a volte ed altre invece così duttile e raffinato da far diventare il suo suono un quadro astratto, con il colore che cola e l'occhio che vola. Adesso che è più maturo sceglie gli spazi giusti per inserire la sua arte dentro un brano, come in Shadow Sight, pronto a esalare l'ultimo suono -respiro - che ti riempie e ti rimane dentro togliendoti dagli occhi l'oscuro momento.

 

 

 

> Puoi parlarci del tuo nuovo singolo "Shadow sight"?

È una canzone in cui ho cercato di contrastare un testo scuro ed impegnativo con uno sfondo musicale positivo ed edificante.

 

 

> Il tuo ultimo lavoro è un tributo al Jazz, ma sempre con un tocco diverso. Puoi spiegarci questo contrasto?

Io faccio musica, sono le altre persone che la etichettano. Cerco di essere creativo, di sorprendere me stesso ed i musicisti. Non so se si tratti di musica jazz, pop o arte contemporanea. In alcuni momenti della mia vita sono stato coinvolto nel processo di categorizzazione della musica ed è un lavoro davvero difficile. Sono dunque felice di non doverlo fare più del necessario.

 

 

 

> Qual è l'ombra in "Shadow sight"?

Penso che tutti abbiamo influenze, ombre nella nostra vita. Qualcun altro - i genitori, gli ideali o gli antenati - cerca di influenzare il nostro processo decisionale ed il nostro dialogo interiore.

 

 

> Il tuo sax parla di dolore, ma apre anche la porta alla speranza?

Ti ringrazio per il complimento Ho sempre pensato che il sassofono nel mio lavoro fosse complementare alla mia voce. Penso al cantante come narratore e agli altri strumenti come sbocchi emotivi per la storia.

 

 

> Nella tua vita hai suonato con molti artisti. Qual è stato quello da cui hai imparato di più? Chi ti ha sorpreso?

Penso che Hariprasad Chaurasia sia colui che mi ha sorpreso di più. Penso che Michael Mainieri sia quello da cui ho imparato di più.

 

 

> Puoi dirci qualcosa su Lille Berlin, una canzone che mi ha colpito per il suo essere così accattivante?

Lille Berlin è una canzone scritta da Jacob Young e registrata in un trio album chiamato Ratkhes gate. Paolo Vinaccia spacca alla batteria. Ci siamo divertiti tanto a registrarlo, c'era una bella atmosfera leggera e c'è stata una bella collaborazione con gli altri musicisti. 

 

 

> Bendik parlaci di Yin Yang, l'album degli Steps Ahead che ha fatto storia.

Yin Yang è stato registrato nel 1992 ed è stato il mio secondo album con gli Steps Ahead, NYC è stato registrato alcuni anni prima. Ho scritto 3 o 4 canzoni per l'album e mi sono divertito molto a registrare e mixare. Gli Steps Ahead sono stati una bella ed istruttiva esperienza  per me, un'opportunità per crescere davvero.

 

 

 


 

 

Bendik Hofseth is an highly esteemed Norwegian saxophonist, risen in the United States in the late 80s. He has collaborated with the Steps Ahead before he began his solo career, full of musical research, experimentation and collaborations with excellent musicians.

 

 

 

Ph: Olav Olsen

 

 

Bendik Hofseth returns now with a new solo work: Shadow Sight, out in March 2018. The album is anticipated by the homonymous single, an elegant jazz ballad, that tries to explore the shadow, the darkness. There is a street lamp in the dim light, we try to shout but it doesn't come out any sound. We are waiting for that magical sound to bring us the light, we are waiting for Bendik's sax. A pure emotion finale in Shadow Sight with this diminishing melody and sax, it leaves us without knowing whether to be afraid or trust the shadow, the darkness.

 

 

When he was younger he created dreams with that enchanting sax, sometimes so hard and dry and sometimes so ductile and refined as to make his sound an abstract painting, with the color dripping and the eye flying. Now that he's more mature he chooses the right ways to make art with his songs, as in Shadow Sight, ready to exhale the last sound - the last breath - that fills you and stays inside you taking the dark moment out of your eyes.

 

 

> Can you tell us about your new single “Shadow sight”?

It is a song where I have tried to contrast a dark lyric with a more positive and uplifting musical background.

 

 

> Your latest work is a tribute to Jazz, but always with a different touch. Can you explain us this contrast?

I make music and other people label it. I try to be creative, surprise myself and the musicians. I do not know whether it is Jazz, Pop or contemporary art music. I have at some points in my life been involved in categorisation of music and it is very difficult work. So I am glad I don’t have to do it more than necessary.

 

 

> Which is the shadow in “Shadow sight”?

I think we all have imprints, shadows in our life. Someone else; parents, ideals or ancestors try to influence our decision making and inner dialogue.

 

 

> Your sax speaks of pain, does it also open the door to hope?

I thank you for the compliment. I have always thought of the saxophone in my work as complimentary to my voice. I think of the singer as a storyteller and the other instruments as emotional outlets for the story.

 

 

> In your life you’ve played with a lot of artists. Which was the one you’ve learned the most from? Which was the one who surprised you?

I think Hariprasad Chaurasia is the one who surprised me the most. I think Michael Mainieri is the one I’ve learned the most from.

 

 

> Can you tell us something about Lille Berlin, a song that impressed me for its being so captivating?

Lille Berlin is a song written by Jacob Young and recorded on a trio album called Ratkhes gate. Paolo Vinaccia plus the drums. We had a lot of fun recording this, light atmosphere and good collaboration with the other musicians.

 

 

> Bendik tell us about Yin Yang, a Steps Ahead’s album that made history.

Yin Yang was recorde in 1992 and was my second album with Steps Ahead, NYC was recorded some years earlier. I wrote 3 or 4 songs for the album and had a lot of fun recording and mixing. Steps Ahead was a great learning experience for me, an opportunity to really grow.

 

 

 

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