I 12 BBR: energia che pulsa nelle vene

La loro potenza è come un uragano che avvolge tutto.

 

 

Lo stile di una band con la "b" maiuscola, con i riff che si mischiano ai bassi del pezzo, così carico da esplodere, un ritornello strumentale che ti possiede quasi come in un rapporto fugace, casuale, poi la voce ti fa staccare dal faticoso amplesso ed ecco l'estasi del ritornello.

 

 

 

 

Way out, il loro nuovo singolo, è una liberazione musicale, un passo avanti per chiudere un capitolo sonoro, aprendone però molti altri. L'uscita di questo nuovo brano è come un voltare pagina per i 12 BBR, come un'ultima bevuta di Jim Morrison prima di liberare il proprio essere imprigionato dal proprio destino.

 

 

I 12BBR sono dei ragazzi di Palermo pieni di sound, sono duri come pietre, forti come rocce, ma si fanno plasmare dal vento ed il vento li sta modellando.

 

 

A volte il passato batte un colpo e ti parla, le origini e le sfumature della vita si imprimono in quello che sei pervadendoti, se hai delle radici blues come i 12BBR che suonano blues, sudano blues e respirano blues, ma mangiano rock, a volte il blues può diventare altro.

 

 

Way Out può essere considerato più un neo-blues, è pieno di colori, sfumature, come un bozzolo pronto a diventare farfalla.

 


 

 

1) Ragazzi descriveteci l'anima blues dei 12 BBR?

Simone non ti nascondiamo il fatto che, oggi, i 12BBR vanno ben poco incontro al blues. E' vero che il punto di partenza del gruppo, dalle prime cover e dalle prime idee originali, è il rock blues di stampo americano, com'è vero che almeno tre di noi nascono, musicalmente parlando, dall'ascolto di quelle sonorità, ma nelle più recenti produzioni, quell'anima blues sta lasciando il passo a nuove influenze. Crediamo sia anche giusto così.

 

 

2) Cosa volete esprimere con il singolo Way Out?

Way out è la fine di un ciclo. Rappresenta una sorta di ultimo atto di amore per le sonorità blues rock di cui ti parlavamo prima. E' stato il nostro modo di salutare la nostra precedente produzione musicale, racchiusa nel nostro primo EP, uscito circa un anno fa.

Il brano esprime la ricerca di una via di fuga, Way out appunto, da chi vuole imporre le proprie idee e scelte, costringendo in modo soffocante gli altri a seguirli, entrando quindi in un loop di oppressioni e forzature che rendono quasi impossibile vivere.

 

 

3)  Palermo è una città che respira cultura, quanto di questo è presente nella vostra musica?

Palermo è una città che in questo momento sta vivendo un periodo di grande fioritura musicale. La quantità di progetti e realtà davvero interessanti  non si riesce a contare. Un contesto così vario e valido è sicuramente fonte vitale per un gruppo: dai confronti, dagli scambi di idee e pareri non si può che crescere. La nostra musica non può che nutrirsi di questo.

 

 

 

 

4) L'intro di Way Out è veramente originale e rimane nelle orecchie. E' un caso o una scelta voluta l'iniziare in maniera così forte?

Way out nasce per essere un pezzo forte, senza girarci troppo intorno. Ritorna il rock blues “schitarrato” suonato in maniera dura e la voglia di farsi trascinare senza pensarci troppo, come nel finale. Questo è stato il filo che abbiamo seguito durante tutta la fase di arrangiamento, registrazione e mixing. Siamo sia felici del risultato perchè era proprio come ce lo eravamo immaginati.

 

 

5) Raccontateci la storia del gruppo e di come vi siete formati.

Questa è la classica domanda che ci viene fatta e a cui rispondiamo quasi in maniere automatica ahahah. Antonio e Paolo, chitarra e voce, si sono conosciuti all'università. Accomunati dagli stessi generi musicali hanno deciso di vedersi qualche volta per suonare e passare del tempo insieme. Dopo alcune prove hanno capito che le basi per formare un progetto potevano esserci e hanno iniziato la ricerca di altri componenti. A quel punto entra Totò alla batteria, loro collega di università, e Mattia al basso. Dopo circa sei mesi di prove per costruire una scaletta e per affinare l'intesa di gruppo, abbiamo iniziato a suonare in giro, partendo dai pub palermitani per finire questa estate, dopo quasi tre anni di live, allo Sziget festival di Budapest.

 

 

6) Come è stata l'esperienza allo Sziget festival della scorsa estate?

Parlando appunto di Sziget non può che spuntarci un sorriso, ma anche una lacrima di nostalgia. Quella di questa estate a Budapest è stata un'esperienza fantastica. Abbiamo vissuto una settimana immersi nella musica e non solo, perché pensare che lo Sziget Festival sia solo musica è riduttivo. E' stato un continuo susseguirsi di attività, da quelle puramente artistiche a quelle sportive, per finire a quelle 'culturali e folkloristiche' sulla storia ungherese. Parlando invece di musica la quantità di artisti è disumana. Su tipo una decina di palchi, dispersi su tutta l'isola, abbiamo visto un continuo alternarsi di musicisti incredibili: dai grandissimi nomi, come ad esempio i Kasabian o i Metronomy, fino a realtà locali a noi sconosciute totalmente, ma dalle qualità musicali ed artistiche incredibili. Essere arrivati a suonare su uno dei palchi di questa grandissima organizzazione non può che farci onore. Noi che abbiamo iniziato da quattro cover dei The Black Keys nel garage di Antonio, eravamo lì, in un altro paese, in uno dei Festival più grandi d'Europa, e perchè no, del mondo.

 

 

7) Avete un sogno nel cassetto?

Beh, il sogno che sicuramente abbiamo è riuscire a far sì che la nostra musica possa arrivare a quante più persone possibile, dandoci magari la possibilità di vivere di questa nostra passione. Certo anche condividere palchi con artisti che seguiamo e stimiamo non sarebbe male.

 

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