Parliamo di un amore, quello di Dino Buzzati

Quest’oggi vorrei parlarvi di Un amore di Dino Buzzati, anzi DELL’AMORE. E' stato umile Buzzati a definire con l’articolo indeterminativo quel sentimento che ha descritto così plasticamente, scavando nel fango dell’anima di Antonio Dorigo, protagonista di questo suo, primo e unico, romanzo erotico.

 

 

Ill: "Intimacy on display", Agnes Cecile

 

 

Sia ben chiaro, non si sta parlando dell’amore di Dante per Beatrice, né di quello di Leopardi per Silvia, perché quell’unico sentimento che muove il mondo assume tante ombre e colori diversi e qua l’amore sembra una cosa diversa.

 

E’ un fiume in piena, dalle acque basse e torbide, che ti sbatte scorrendo furioso sulle rocce del fondale. E’ una corsa a perdifiato, arrancando aggrappato ai capelli di quella che ami, che ti trascina impietosa nella polvere, senza darti tregua e senza guardarsi indietro. E’ un sentimento potente che ti toglie l’appetito, la voglia di lavorare, uscire e ridere; che ti fa pendere dalle labbra dell’amata. Ti rende cieco e sordo alle sue bugie ma poi ti instilla tarli insaziabili nella mente. E’ come una lama ardente piantata nello stomaco; una nube tempestosa che sembra diradarsi di quando in quando poi riappare, più scura che mai.

 

 

Sia ben chiaro, Un amore non è un libro facile. Non è facile tenere a bada la Michela Murgia che è in ognuno di noi, o almeno non è stato facile tenere a bada la mia dignità di donna, la tentazione di chiudere il libro e riconsegnarlo alla biblioteca da cui è venuto, con un: “Beh, (non) è stato bello. Addio”.

 

Una nausea, un disprezzo incontrollabile vien su a leggere di quel misero e mediocre borghesuccio milanese dalla faccia strana che, dall’alto dei suoi sessant’anni spesi senza l’ombra di un amore - per inettitudine, superficialità o mancanza di slancio, non si sa bene - si compiace di che cosa meravigliosa sia la prostituzione; di come sia comodo per ventimila lire ottenere quello che costerebbe giorni e giorni di inutili corteggiamenti, fatiche e soldi. A sentir parlare di tettine, cosce lunghe e snelle e maschiette minorenni da portarsi a letto.

 

Eppure in qualche modo è stato bello, perché ho iniziato a sfogliare queste pagine ingiallite con quel senso di nausea lì e ho finito che il disprezzo si era trasformato in pietà e turbamento, non solo per Dorigo, non solo per Laide, la giovanissima prostituta - forse ballerina alla Scala o forse no, di certo spregiudicata e capricciosa - di cui egli si innamora, ma un po’ per tutto il genere umano, così inerme in balia di sentimenti irresistibili e potenti, terribili e totalizzanti.

 

 

 

Certo, ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di bello a passare dalla nausea al disprezzo, dalla pietà al turbamento, nel leggere un libro che, dopo una giornata di lavoro, dovrebbe accompagnarti nelle braccia di Morfeo.

 

A tal proposito urgono due precisazioni.

 

La prima è che no, non è quel genere di libro che leggi per rilassarti, probabilmente.

 

La seconda è che un libro, come ogni altra cosa della vita, può dare tanto anche turbando, risvegliando una consapevolezza che magari ci si era dimenticati di avere, facendo venire voglia di prendere a schiaffi un personaggio per fargli aprire gli occhi sulla realtà o di urlare ad un altro per implorarlo di smetterla di mentire o di essere così crudele, di tornare umano.

 

Eppure sono, a ben vedere, tutti così umani.

 

E’ tanto umano e fragile, per quanto squallido, triste e impotente appaia, Dorigo, che si riscopre follemente e ingenuamente innamorato, ad un età in cui avrebbe dovuto già sapere tutto dell’amore, e spera di poter comprare il corpo e l’anima di una giovane e volubile prostituta.

 

E’ tanto umana e fragile, per quanto insopportabile e spietata appaia, Laide che, coi suoi diciott’anni, di amore ne sa anche troppo e sembra voler stare a tutti i costi alla ribalta sul palco di un mondo che l’ha relegata a misera comparsa nella vita degli altri. Ed è così umano Buzzati, a scavare così impietosamente, onestamente e crudelmente, come un chirurgo che deve sviscerare una malattia per studiarla e avere una speranza di curarla, nella dimensione più intima e per certi versi turpe del sentimento.

 

Quando l’amore, in sé così limpido e puro, trascina senza più argini la sporcizia che raccoglie nel suo cammino: le convenzioni sociali, le menzogne, i vizi e i pregiudizi, la mediocrità di una vita borghese, le insoddisfazioni, il desiderio di possesso e controllo, le illusioni e i sogni infranti.

 

Ci si riscopre così umani a mettersi coi piedi nel fango, insieme a Dorigo e Laide, a guardare l’amore dal loro punto di vista.

 

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: Un amore

AUTORE: Dino Buzzati

EDITORE: Mondadori

ANNO: 1963

PAGINE: 262

PREZZO: 14 euro

CONSIGLIATO A: chi ama, in qualunque modo

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