America: il ritorno dei Thirty Seconds to Mars

Dopo cinque anni di silenzio, il ritorno dei Thirty Seconds to Mars con il loro quinto album: America. Un album ottimista, quasi un concept album per portarci verso la speranza.

 

I Mars per alcuni non saranno forse i migliori, ma a volte per concepire un buon album bastano delle intuizioni, degli spunti (e nel loro ci sono anche delle guest di spicco che collaborano in un paio di pezzi), si concretizza così un album interessante.

 

 

 

America è uno di quegli album perfetti da ascoltare in macchina mentre si va al mare. Jared Leto deve il suo successo alla sua personalità carismatica: può osare, anzi deve azzardare. Anche se agli occhi dei puristi può risultare banale o solo una presenza attoriale, per altri può accendere un faro d'interesse, come un monolite antico che guardandolo e alzando la testa fa pensare allo spazio, al futuro.

 

Il primo brano, Walk on Water, strizza l'occhio alle classifiche ed a gruppi come Coldplay e Depeche Mode (degli ultimi anni); diciamo che con un pezzo del genere, nella discografia moderna, si scivola sull'olio.

 

Con il brano Dangerous Night si inizia a capire l'indirizzo più elettronico di questo album: un ritornello efficacissimo, perfetto per il target dei fans dei Mars.

 

Rescue Me è un pezzo molto elettronico, con le sonorità di oggi, dei festival che esplodono ed i colori che si mischiano - adatto a festival come lo Sziget.

 

One Track Mind non è una marchetta, i generi si devono mischiare, fondere anche se la traiettoria sonora cambia. Le voci di Jared e A$ap sono molto gradevoli insieme, molto ritmiche e poi A$ap in questi ultimi anni è una garanzia.

 

 

 

 

Monolith è forse il picco di genialità dell'album, quasi una dedica di Jared a Blade Runner. Un brano breve, ma coraggiosissimo; Monolith esplode alla fine, mette i brividi con i suoi synth taglienti. Un brano utilizzabile ad inizio concerto come intro, è d'effetto anche per chi non ama i Mars. 

 

Poi ascolti la traccia sei, Love is Madness, che ti catapulta in un mondo più commerciale - con la voce di Halsey - e capisci che Monolith è pensata come la suo intro; il puzzle prende forma infatti: nel bel mezzo di Love is Madness riecco synth ed esplosioni.

 

Hail to the Victor è una classica ballad moderna, aggressiva e convulsiva, come una danza tribale. Un popolo che insegue la fede perduta, non pregando, ma scatenandosi in focosi passi per nominare un capo vincitore.

 

Dawn Will Rise comincia in modo mistico, con un'atmosfera all'inizio spenta, poi una scintilla si accende ed intraprendi un percorso - forse di redenzione - che conduce verso una società robotica. Anche in questo brano efficaci i synth, che risollevano l'atmosfera.

 

Verso il termine di un cammino può rinascere l'attitudine di un gruppo, dopo la novità e la sperimentazione. In Remedy ci sono tutti i Mars: romantici e malinconici, ci fanno ricordare gli amori persi e quelli ritrovati, i drammi, le speranze, riposti tutti in quella magica chitarra.

 

Live Like a Dream è il penultimo brano dell'album, perfetto per la radio, composto, rilassante ma con un brivido; poi si innesca la marcia verso quell'ultima notte. Devo andare, i sogni non aspettano.

 

America si chiude con un brano, Rider, che è come una continua pulsazione del cuore, quella di un ciclista che vuole scalare quella maledetta montagna; il sudore lo avvolge, la fatica lo travolge, il brano sale, pedalata dopo pedalata, sviolinata dopo sviolinata, fino al fantomatico arrivo.

 

 

 

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