Elton Novara, l’incontenibile simpatia dell’ultra pop

Elton Novara è un figlio della musica che si prende in giro, di quel rock demenziale di inizi anni 90, ma non solo, lui è di più. Ha il rock nel sangue, sa come deve apparire, mostrarsi e oggi sa anche come comportarsi. Elton è quel musicista che ormai si è plasmato, ma non ancora civilizzato e la sua musica non si civilizzerà mai.

 

 

 

 

 

Un prendersi in giro ed un provocare continuo il suo, che mette di buon umore e fa sorridere con vero stupore,  ma a volte può far fare anche delle smorfie perchè non capisci bene cosa sta succedendo quando lo ascolti, ti piace o non ti piace e questa è la vera anima rock. Elton è un musicista felino, che sa muoversi con leggiadria e poi colpire all'improvviso con il suo sound colorito e variopinto. Non si prende troppo sul serio, non vuole apparire come una star, vuole stonare, sconvolgere e poi stupirti con quel suo tocco felpato alla chitarra, proprio come un vero felino.

 

 

Elton è fautore dell'ultra pop, il pop al suo estremo, che estrae - come da una rapa - l'anima rock dal semplice pop.

 

 

Papango è il suo nuovo singolo, il suo vero manifesto, la sua genesi musicale, che racconta una storia fuori dal mondo, ma talmente demenziale da calzare a pennello in questo mondo che si prende troppo sul serio, tra supereroi, super star che appena si accendono si spengono e le mode che come nascono poi muoiono.

 

 

Ecco la nostra intervista simpaticissima con Elton, che è veramente una forza della natura. Questo giovane cantante ci ha spiegato il suo mondo e ci ha raccontato il singolo Papango.

 

 

Elton, il tuo ultimo singolo "Papango" è veramente un mix di colori strampalati che si uniscono formando una melodia quasi circense, cosa ne pensi?

 

Wow, che bella descrizione! L'idea del brano era appunto questa, una filastrocca iper-lisergica; speravo potesse suonare come una partita a Crash Bandicoot fatta sotto l'effetto di funghi allucinogeni, con tutti i personaggi cartooneschi del gioco che iniziano a dar vita a fantasie sessuali ed esilaranti. Il lavoro di Veleno Production nel dar vita a questa visione nel videoclip è stato spaventosamente perfetto e devastante.

 

 

La tua è una musica per bocche buone e sentendola a volte si può rimanere interdetti, è il tuo obiettivo?

 

Assolutamente, è un qualcosa di strettamente legato ad uno degli aspetti più odiosi del mio carattere. In qualche modo cerco sempre la provocazione, quando un concerto sta andando bene e vedo il ragazzo tra i 23 e i 35 anni con le braccia conserte che mi fissa con odio per qualche motivo godo come un pazzo, è una cosa brutale che ho dentro. Quando ero più piccolo a volte ho tirato troppo la corda nel provocare queste reazioni, in particolare c'è stata un estate durante la quale quasi tutti i concerti sono finiti con delle vere e proprie risse. Adesso sono molto più felice nel provocare questa reazione in senso positivo, e solo attraverso la musica; a volte una intro di marimba ed un testo allusivo sono molto più efficaci di tante bestialità che dicevo e facevo sui palchetti di provincia per sfogare questo bisogno di provocare una qualsiasi reazione.

 

 

 

 

Ci racconti "Papango"?

 

In una metropoli sopita ed imbavagliata da un circo di convenzioni sociali viene importato un frutto nuovo, il Papango, nato da un atto di controversa bramosia proibita tra due frutti del tutto destinati a non unirsi mai. L'arrivo del Papango porta con se una rinnovata energia sessuale che contagia l'intera città, finalmente libera di sfogare i propri istinti primordiali ad ogni banchetto di Papango-frappè, la nuova realtà commerciale che sta invadendo la città. Ora sono tutti liberi di sentirsi attratti da tutti i "frutti" della Madre Terra...basta pronunciare ed interiorizzare il mantra "mi fa godere" e la libidine prenderà il sopravvento.

 

 

Elton ricordi Jannacci, Gaber, con un tocco di Zappa - visto che sei anche un ottimo chitarrista. A chi ti ispiri?

 

Parte tutto dalla chitarra elettrica: Cesareo, Brian May, Prince, Ritchie Blackmore...è il grande rock chitarristico degli anni '70 a trasmettermi l'energia ferina che riverso poi nei miei brani. Dal punto di vista della composizione il mio vero "padre" è Pete Townshend; anche in questo caso metto in atto un processo alchemico mediante il quale tramuto il senso di autocommiserazione e rabbia tipico dei suoi testi in una reazione più vivace e selvaggia, prendendo spunto da autori come Zappa e Jannacci, per l'appunto.

 

 

Sentendo delle tue dichiarazioni, sei cresciuto con i Queen e Prince, il tuo modo d'apparire nei video si ispira anche a loro?

 

Certo! Non mi sento di piantarmi davanti ad una telecamera con la giacca buona e fare il figo, non ci riesco! Ho un naso gigante, i lineamenti da indio e la costituzione allampanata del tedesco: nei Canova non mi prenderebbero mai! Prince era un nano da giardino, Freddie Mercury un dentone vagamente asiatico in una marea di look occidentali alla conquista del mondo, ma con tutto quello stile diventavano dei sex-symbol alti 4 metri. Il carattere a volte è tutto, in questo anche Alan Rossi dei The Van Houtens, ospiti del brano, mi ha insegnato molto; una volta durante un loro concerto, pizzicato scherzosamente da Karen, altra metà della band, sul suo aspetto stravagante ha detto: "sì, forse sono il brutto del gruppo...non sono una bellezza classica diciamo, però [pausa lunghissima]....insomma, le mie scopate me le sono fatte". Per me quel discorso è diventato un mito, una sorta di regola di vita.

 

 

Ci descrivi il tuo "Ultra Pop"?

 

Si tratta di una miscela di elementi che qualche anno fa, quando ho cominciato, erano l'anti-Cristo della musica alternativa italiana: i ritornelli, 3 minuti di canzone, assoli virtuosi di chitarra, 4 accordi in croce e testi molto ironici. Poi è esploso l'it-pop, ma come al solito non mi si era inculato nessuno e son rimasto qui.

 

 

 

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