“Quello che siamo diventati”: l’evoluzione allo specchio di Francesco Motta

"Cambiano i versi delle canzoni, i silenzi, i sorrisi, il nero dei vestiti. Sei cambiata anche tu"

 

 

Il nuovo singolo di Motta, tratto dall'album "Vivere o morire", è il brano "Quello che siamo diventati". Il video è stato diretto dal collettivo The Astronauts ed è ispirato al cortometraggio svizzero dei registi Ramon and Pedro intitolato "Le Miroir" (lo specchio).

 

 

 

 

 

 

In sei minuti si assiste allo scorrere della vita di un uomo davanti allo specchio di casa sua, da quando è bambino fino a quando diventa anziano. In poche simboliche immagini vengono ritratti i passaggi esistenziali essenziali, i risvegli post sbornia, le rughe segnate dalla vecchiaia.  Motta sperimenta la sua evoluzione e diventa un anziano signore dai capelli e dalla barba bianca. Inconfondibili restano però i capelli ricci e le occhiaie marcate, segni particolari del cantautore polistrumentista nato a Pisa, ma romano d'adozione (sebbene non abbia rinunciato al proprio fedele accento).

 

Sono passati due anni da "La fine dei vent’anni", il disco con cui nel 2016 ha con merito saputo guadagnarsi il grande affetto del pubblico e la stima della critica. Perché alla fine dei vent'anni ci pensano un po' tutti: sia quelli che ancora non ci sono arrivati sia quelli che i venti li hanno passati e ancora li ricordano; sono queste le sensazioni con cui Motta ci ha coinvolto ed abbracciato tutti.  "La fine dei vent’anni" è arrivata al culmine di un percorso musicale che lo aveva visto militare nella band punk-new wave dei Criminal Jokers (con il primo disco prodotto da Appino degli Zen Circus, per i quali Motta ha poi lavorato come tecnico del suono), l'aveva visto collaboratore (chitarre, basso, tastiere, batteria e cori) di Nada, Pan del Diavolo e Giovanni Truppi e compositore di numerose colonne sonore (Motta ha frequentato il corso di "Composizione per Film" presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma).

 

Ora che Francesco Motta di anni ne ha compiuti trentuno - lo scorso ottobre - gira l’Italia in tour, ha ricevuto un Premio Tenco come Miglior Opera Prima e ha partecipato come headliner ad alcuni tra i maggiori festival alternativi italiani come il MI AMI, il Siren Festival di Vasto, lo Sherwood Festival, l’Indiegeno Fest ed il TOdays Festival di Torino.

 

Anche per "Vivere o morire", Motta affida la copertina ad un suo ritratto, il terzo dopo quello coi Criminal Jokers e quello del primo album. Motta ha scelto una fotografia sfumata sulle tonalità del rosso e del nero con il volto sfocato, non nitido, in movimento.

 

 

 

"Vivere o morire" ha fatto il suo debutto con "Ed è quasi come essere felice", primo singolo ad essere stato estratto dall’album alla fine di gennaio e nel quale avevamo già ritrovato alcune delle sue peculiarità: l’uso permeante degli elementi percussivi e insieme l’abile ricorso alla ripetizione di una frase, di un passaggio, come a voler creare un mantra.

 

 

Qui il video di Quello che siamo diventati:

 

 

 

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