Perchè leggere L’Isola del tesoro a trent’anni (e dintorni) nel 2018

Ho già fatto cenno a quella sorta di fame isterica di libri che mi ha assalito questa estate, no?

 

 

Ecco, in questo pazzo vortice di letture – anche un po’ sconclusionate, diciamocelo - ci sono finiti di mezzo anche i pirati. E vi dirò, ho scoperto che pure quelli hanno il loro perché.

 

 

Ma questo mio modestissimo consiglio di lettura merita almeno tre di quelle belle premesse che sono la mia passione.

 

 

 

Prima premessa.

 

No, ovviamente non ho nessuna ambizione di essere “quella che ha fatto scoprire a qualcuno” L’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson.

 

 

Se anche – come, confesso, è successo a me fino a questa estate – qualcuno non si fosse mai messo d’impegno dedicando qualche pomeriggio a leggerlo da cima a fondo, credo che nessuno sia scampato a un paio di brani letti sui banchi di scuola o almeno alla fama di questo classico romanzo d’avventura.

 

 

D’altronde la trama è semplice: in circostanze misteriose una mappa del tesoro piomba tra il capo ed il collo di un giovane oste, Jim Hawkins. Insieme ad una ciurma di dubbia fama, guidata dall’ambiguo Long John Silver, dalla lingua di miele e la gamba di legno, Jim solcherà mari sconosciuti, affrontando avventure e pericoli di ogni tipo, incontrando compagni fidati ed infidi, scoprendo il proprio coraggio.

 

Un romanzo di formazione in chiave piratesca, insomma; l’archetipo di praticamente tutte le storie di pirati che conosciamo - da Peter Pan ai Pirati dei Caraibi - mica uno scherzetto!

 

 

Seconda premessa.

 

Nella mia vita ho la fortuna di avere non solo un’amica-musa d’oltreoceano, ma anche un paio di altri angeli-guida delle mie letture.

 

 


Uno di questi è il mio ragazzo, che quanto a gusti letterari è più o meno all’altro capo del mondo rispetto alla mia amica-musa (fortunata me!). E’ lui che mi ha fatto leggere L’isola del tesoro. In realtà non me lo ha mai consigliato espressamente, ma stavamo viaggiando e lui non perdeva occasione per sedersi a leggere qualche pagina.

 

Un libro che fa questo effetto è un libro da leggere, ho pensato!

 

 

E certi libri se non c’è qualcuno che consigli appassionatamente di leggerli (o ri-leggeri in età adulta) si danno per scontati – che è poi il motivo per cui ho creduto che sarebbe stato carino parlarne anche qui su Offline!

 

Terza (ed ultima, giuro) premessa.

 

Teoricamente non sono tipa da pirati. Da elfi, nani e mezz’uomini certamente sì, ma tipa da pirati non ho mai creduto di esserlo. Lungi da me stare a fare discriminazioni di razza tra le creature leggendarie o pseudo tali eh, per carità! Semplicemente non sarei onesta se negassi un certo affetto particolare per alcune di loro e una leggera antipatia per altre. Ecco.

 

Eppure quest’estate ho scoperto che mappe misteriose, galeoni e mozzi, oceani da solcare, pirati con la gamba di legno e pappagalli sulla spalla, isole deserte e coraggiosi avventurieri possono avere ancora su di me un certo fascino.

Ho scoperto anche che sono ancora in grado di incantarmi a leggere di giovani coraggiosi che partono alla ricerca di un tesoro nascosto in qualche isola sperduta, e forse anche di sé, affrontando pericoli sconosciuti sulle strade del mondo.

Di potermi interrogare per pomeriggi interi sulla melodia di una canzone di mare che fa da colonna sonora alle avventure del giovanissimo Jim e dell’indecifrabile pirata Long John (“Quindici uomini sulla cassa del morto, io-oh-oh! E una bottiglia di rum!”. Dai, ora trovatelo voi il modo per non canticchiarvela in testa!).

In breve: ho riscoperto il piacere di incappare in libri inaspettati, in grado di mettere in pausa la vita e dare la sensazione di respirare la salsedine di oceani inesplorati.

 

Per questo mi piaceva l’idea di consigliare oggi, nel 2018, a lettori grandi, grossi e vaccinati un romanzo per ragazzi, scritto qualcosa come 130 anni fa, un classico senza tempo che non ha certo bisogno della mia presentazione.

 

Nel caso siate alla ricerca di un’occasione per mettere alla prova voi stessi, vedere se anche voi siete ancora capaci di premere il pulsante pause e di perdervi sulle rotte dei pirati, respirando il profumo di Oceano e Rum, l’odore di carta di una mappa consunta e quello degli alberi e delle onde di un’Isola perduta chissà dove.

 

 


 

 

TITOLO ORIGINALE: Treasure Island

AUTORE: Robert Louis Stevenson

EDITORE: Garzanti

ANNO: 1883

PAGINE: 237

PREZZO: 8

CONSIGLIATO A: animi avventurosi, sia acerbi che maturi

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