David Garfield | Quattro chiacchiere con una leggenda musicale

Un musicista che è l'esempio vivente di come si suona per se stessi e per gli altri. David è uno dei musicisti che ha contribuito a rendere leggendaria e di alto livello la scena musicale losangelina; ha lavorato con i più grandi musicisti americani (e non solo), apprendendo con umiltà da tutti, dando se stesso e lavorando solo con coloro con cui aveva una vera e propria alchimia musicale.

 

 

 

 

Quando scatta la scintilla tra due musicisti il grosso è fatto e da lì si apre una storia, un sodalizio, che crea un nuovo sound. David torna con un nuovo suo album, un album di pezzi di vari generi in chiave "word jazz", come piace a lui. Jazz Outside the Box è pieno di amore verso il jazz, è un lavoro tra amici, per dare un nuovo significato a vecchi pezzi. Uscito il 23 marzo scorso, Jazz Outside the Box vede grandi nomi suonare con David.

 

 

1) David oltre ai tuoi progetti musicali, hai lavorato molto come tournista. Ci parli di questa figura, che a mio parere ha un ruolo chiave nella musica moderna?

 

 

Come musicista itinerante, il mio lavoro è sostenere l’artista e cercare di aiutarlo a portare la sua visione ai loro fan intorno al mondo.

 

 

2) E il tuo ultimo lavoro, Jazz-Outside the Box? Per favore, parlaci di questo progetto e delle grandi collaborazioni che ci sono nell'album.

 

 

Questo è il primo di una serie di dischi che fanno parte di questo progetto. Questo volume è stato messo insieme per presentare alle radio jazz di tutto il mondo i brani più jazz del progetto. Le collaborazioni in questo disco sono numerose - da Randy Brecker (uno degli eroi della mia gioventù) a Denny Dias, il chitarrista originale degli Steely Dan. Joe Porcaro suona due canzoni all'età di 87 anni ed abbiamo coinvolto anche Michael McDonald nei cori nella nostra versione di "Fragile", una grande canzone di Sting. Ho anche avuto una grande collaborazione con il bassista-arrangiatore John Clayton per una sessione 24-corde. Ho poi collaborato con il mio amico John Densmore (membro fondatore di The Doors) ad un'interpretazione parlata dei testi di Horace Silver su "Song For My Father", tutto ciò è stato particolarmente emozionante per me.

 

 

3) Nel corso della tua carriera hai suonato con grandi musicisti, chi ti ha dato di più e da chi sei rimasto più colpito?

 

 

Sono sempre stupito dalla profondità del talento nel mondo della musica, specialmente da quelli che sono arrivati ​​ai massimi livelli - che si tratti di George Benson, Smokey Robinson, Freddie Hubbard, Steve Gadd o Natalie Cole. Vedere come lavorano questi artisti da vicino è fonte di ispirazione. Ognuno ha un unico e potente dono.

 

 

4) In due canzoni del tuo ultimo album sentiamo Joe Porcaro: puoi parlarci del tuo rapporto con la famiglia Porcaro?

 

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Steve Porcaro nella casa di famiglia nel 1974 grazie al mio amico Carlos Vega (un batterista). Nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere Steve, i suoi fratelli e infine i suoi genitori. Joe è un grande batterista jazz e ha un gruppo jazz con Emil Richards. Una volta, avevano bisogno che io suonassi con loro ad un evento di beneficenza a scuola dei bambini. Ci siamo capiti all'istante, dato che al tempo ero un musicista di be-bop jazz, e ci siamo trovati musicalmente. Da quel momento in poi mi hanno chiamato spesso per suonare con loro, oltre a suonare con Joe. Ho avuto modo di fare amicizia con lui e con tutta la sua famiglia. Ho avuto il piacere di collaborare con Mike Porcaro in un concerto speciale in Germania, che divenne il suo progetto solista "Brotherly Love", pubblicato per la mia etichetta.

 

 

5) Il tuo ultimo album è pieno di sfumature di Jazz. Cos'è per te il Jazz?

 

 

Il jazz è la massima libertà di espressione, l'improvvisazione basata su schemi e accordi ed ovviamente anche su buoni ritmi.

 

 

6) A cosa pensi quando suoni e cosa pensi che provino le persone quando ascoltano la tua musica?

 

 

Non penso molto quando suono. Cerco solo di prestare attenzione a ciò che sta accadendo sul palco e fuori e provo ad essere un tramite tra la musica ed il pubblico. Non so cosa provano, ma mi piace quando le persone mi dicono che hanno vissuto una bella esperienza. Le standing ovations ci dimostrano che siamo riusciti nel nostro intento ed abbiamo stabilito una connessione con le persone.

 

 

7) David, quando verrai a suonare in Italia?

 

 

Sono venuto in Italia a novembre per un tour come ospite del sassofonista Enzo Anastasio, con il quale ho recentemente avuto il piacere di registrare qui a Los Angeles. Spero di tornare presto.

 

 

8) Secondo me uno dei tuoi progetti musicali più belli è stato quello con i Los Lobotomys. Cosa ha significato quell'esperienza per te?

 

 

Suonare in una band con il grande Jeff Porcaro è stata un'emozione per me. A quel tempo ero un giovane musicista e suonare in studio con un'icona come lui è stato splendido. Siamo andati subito d'accordo ed abbiamo provato solo la notte prima della registrazione. Poi abbiamo suonato due sessioni davanti ad un pubblico live durante il recording studio The Complex here in LA. I musicisti che hanno preso parte all'evento erano pazzeschi: Joe Sample, Will Lee, Lenny Castro, Steve Lukather and Brandon Fields e special guests Vinnie Colaiuta e Carlos Vega. Abbiamo registrato le tracce e dopo le abbiamo mixate, ci sono volute solo un paio di modifiche. E' ancora oggi uno dei lavori più belli che io abbia mai fatto. Tenete gli occhi aperti per il nuovo lavoro dei Los Lobotomy's, è stato rilasciato lo scorso novembre!

 

 

 


 

 

 

 

 

1) David in addition to your musical projects, you worked a lot as a tournist. Can you explain to us this role so essential in modern music?

 

 

As a touring musician, my job is to support the artists and try to help them carry their vision to their fans around the world.

 

 

2) What about your latest work, Jazz-Outside the Box? Please tell us about that project and the great collaborations to it.

 

 

This is the first of several discs in a big multidisc project. This volume was put together to present the jazzier tunes of the project to jazz radio around the world.The collaborations on this disc are extensive -  from Randy Brecker (one of my heroes growing up) to Denny Dias, the original guitarist from Steely Dan. Joe Porcaro plays two songs at age 87 and we include Michael McDonald on backing vocals on my version of “Fragile,” a great Sting song. I also had a great collaboration with bassist-arranger John Clayton for a 24-piece string section. Collaborating with my friend John Densmore (founding member of The Doors) on a spoken word interpretation of Horace Silver’s lyrics on “Song For My Father” was especially thrilling for me.

 

 

3) In your career you played with great musicians, who gave you more? And who were you mostly impressed by?

 

 

I’ve never ceased to be amazed by the depth of talent in the music world, especially from those who have made it to the top levels - whether it be George Benson, Smokey Robinson, Freddie Hubbard, Steve Gadd or Natalie Cole. To see how these artists work up close is inspiring.They each have unique and powerful gifts.

 

 

4) Since in your last album, in two songs, we hear Joe Porcaro: can you tell us about your relationship with the Porcaro family? 

 

 

I was fortunate to meet Steve Porcaro at the family house back in 1974 through my friend Carlos Vega (a drummer).Over the years, I got to know Steve, then his brothers and eventually, his parents. Joe is a great jazz drummer and had a jazz group with Emil Richards.One time, they needed me to play with them at a charity event at the kids’ school. We hit it off instantly as I was originally a be-bop jazz player myself and we gelled musically.From that point on, they called me frequently to play with them and in addition to playing with Joe. I got to be good friends with him through my association with the whole family.I had the pleasure of collaborating with Mike Porcaro at a special concert in Germany, which became his solo project “Brotherly Love,” released on my label.

 

 

5) Your latest album is full of nuances of Jazz. What is Jazz to you?

 

 

Jazz is the ultimate freedom of expression, improvisation based on chordal patterns and forms, and of course, good rhythms.

 

 

6) What do you think when you play and what do you think people feel when they listen to your music?

 

 

I don’t think a lot when I play. I just try to pay attention to what is happening on stage and off and try to be a channel between.I don’t know what they feel, but I like it when people tell me they had a great time. Standing ovations always convey that we got our point across and connected with people.

 

 

7) David, when will you come and play in Italy?

 

 

I came to Italy in november to tour as a guest with saxophonist Enzo Anastasio who I had the pleasure of recording with recently here in LA. I hope to come back soon.

 

 

8) In my opinion, one of your most beautiful musical projects was Los Lobotomys. Can you tell us something about that experience?

 

 

Playing in a band with the late great Jeff Porcaro was one of the biggest thrills for me and as a younger musician, to play with a studio icon like him was exhilarating. We got together and rehearsed the night before. Then we performed two sets in front of a live audience in a recording studio called The Complex here in LA. The lineup was amazing: Joe Sample, Will Lee, Lenny Castro, Steve Lukather and Brandon Fields with special guests Vinnie Colaiuta and Carlos Vega. We recorded live to multitrack and then did a proper mix with only a couple of fixes. It still is one of the best things I have ever done. Keep an eye out for Los Lobotomy’s next recording, which was released in november.

 

 

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