Titanic | la crisi del presente abbandonato ad uno stato di modernità liquida

Ieri sera ho rivisto Titanic. Sì. Titanic!

 

 

Racconto apocalittico di fantasmi dove i materiali si scontrano con le immagini e i ricordi emergono da un presente che diventa necessariamente ricerca del passato. Quel bacio finale è il lieto fine della morte, l'accettazione che ogni cosa è già splendido relitto di sé stessa.

 

 

 

 

Nel Titanic si consuma l'umanità all'alba di un nuovo secolo, così la nave diventa un microcosmo di profezie sul futuro della specie e sui scontri sociali/culturali che segneranno i nuovi tempi moderni. La stessa modernità rappresentata è già destinata all'abisso, perché inizia e finisce nel momento in cui viene riletta in principio come una mera illusione di potenza: la nave inaffondabile che traghetta come in un racconto biblico ciò che resta di tutti noi. E ciò che alla fine davvero resta, invece, ossia quelle settecento anime su duemila, non sono altro che lo scarto infame delle nostre potenzialità, dell'idea che era il "genere umano" oramai per sempre disilluso e corrotto.

 

 

A bordo troviamo in un modo o nell'altro la presenza del pensiero di Freud, dei tratti di Picasso, delle note di Offenbach e dei colori di Monet che Jack non a caso riconosce e sente il bisogno di toccare, lui che con il suo disegno realizza l'iscrizione sepolcrale definitiva capace di conservare l'eco di un tempo in un gesto intimo.

 

Insomma, il Titanic è pieno di suggestive tracce del passaggio dell'uomo caricate su questa nuova arca pronta a salpare verso un futuro impossibile da raggiungere dove tutto, prima o poi, si perderà nel silenzio delle profondità del mare-vita. Lo stesso destino che subirà Jack, il quale avverte durante il viaggio l'insinuarsi del freddo e trema dopo l'amplesso: simbolicamente il suo corpo si prepara alla pietrificazione e all'oblio, dopo essere stato "the king of the world". Infine solo il sogno può ricondurre all'immaginifico "potenziale", la morte ci ricorda che siamo stati vivi e che quel che possediamo alla fine ci ha posseduto al punto da farci sparire totalmente, confusi tra beni di consumo e carne.

 

La stessa nave - oggetto reale che evoca simbolismo culturale e storia - si ripropone come prodotto di consumo ed intrattenimento nella nuova realtà che sembra essere definita sempre di più dalla potenza dell'immagine cinema, ottenendo così il risultato di resuscitare il Titanic nell'immaginario collettivo per riportarlo verso un paradossale trionfo.

 

 

La passione di Jack & Rose sempre in bilico tra gelo e calore si consuma nell'umido in attesa di essere inglobata dall'acqua. Titanic, in un certo senso, parla di quella fine delle grandi narrazioni del secolo scorso di cui scriveva Bauman, perchè ora alla certezza del sacro si sostituisce la confortante dissacrazione di ogni cosa fusa a pulsioni, non più erotiche, ma nichilistiche: nella ricostruzione dell'abisso a cui si è "offerto" il Titanic emerge la crisi del presente abbandonato ad uno stato di modernità liquida. E la storia continua.

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