Alla ricerca del classico perduto, ecco a voi la famiglia Karnowski!

Cari amici lettori, non so voi, ma io devo confessare che ogni tanto mi viene una gran voglia di quello che i detrattori potrebbero definire “un bel malloppone”, magari dopo aver guardato nelle abissali profondità dell’anima con Murakami (cliccate qui per leggere dell’Incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio) o aver viaggiato con i pirati di Stevenson (qui invece per l’Isola del Tesoro).

 

 

Allora vado alla ricerca di uno di quei bei romanzi corposi e solidi che ti riportano coi piedi per terra, un bel classico insomma.

 

 

E’ in uno di questi periodi che ho intercettato La famiglia Karnowski, di Israel J. Singer, ed è stato – tanto per restare in tema con la tradizione giudaica - come manna dal cielo.

 

 

 

 

Questa monumentale saga familiare ha infatti tutti i connotati del grande classico: traccia la storia di tre generazioni di una famiglia ebraica, accompagnandone per ottant’anni, dal 1860 al 1940, l’incessante pellegrinare attraversando tre Stati - Polonia, Germania e America.

 

 

Come la storia dell’intero popolo ebraico, anche quella della famiglia Karnowski sembra rincorrere un destino precipitoso, ambiguo ma ineluttabile, sfuggente eppure necessario, alla costante ricerca della propria posizione nella società e nel mondo.

Un destino irrisolto, misterioso e frustrante, fatto di ambizione cieca e contraddizioni insanabili, che porta rapidamente all’affermazione sociale e di nuovo fa precipitare le sorti della famiglia, alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, mentre si allungano le ombre nere del nazismo.

 

 

Il capostipite dei Karnowski, David, fugge dallo shtetl polacco in cui è nato e dalla sua ortodossia. Forte del suo ineccepibile tedesco trascina con sé la famiglia, sul finire dell’800, in una Berlino che sta fiorendo culturalmente e promette modernità.

Qui David, rinnegando le proprie origini polacche, lotta per conquistare la posizione sociale che la sua cultura e levatura morale rivendicano, salvo poi, dopo tanto affanno, riscoprirsi solo in un Paese straniero.

 

 

E’ quando il figlio Georg, giovane ribelle poi medico stimato, al culmine dell’ascesa sociale dei Karnowski, si allontana dalla strada dell’ebraismo e sposa una cristiana, che David, “seduto nell’ampio studio colmo di volumi, constatava di essere l’ultimo della sua generazione”, che “nessuno avrebbe mai più aperto i libri che aveva raccolto. Quel grande mondo ebraico, tutto ciò che era stato accumulato in migliaia di anni, la saggezza, la sapienza, la tradizione per cui gli ebrei avevano versato il proprio sangue, che avevano difeso a costo della vita, tutto sarebbe caduto nell’oblio”.

 

 

Anche Georg tuttavia non sfugge al destino della sua gente e, mentre in quella stessa Berlino che era stata la promessa di un futuro brillante per i Karnowski si moltiplicano inquietanti episodi ai danni della comunità ebraica, egli stesso padre di famiglia, si riscopre più vicino a suo padre di quanto non sia mai stato e non può più nascondersi dall’amara consapevolezza che l’uomo non è libero “ovunque si volti ci sono ostacoli, rapporti da mantenere, credenze, usi, consuetudini. Si porta dietro l’eredità delle generazioni passate, come abiti vecchi di cui è impossibile sbarazzarsi […] Nonostante tutti i suoi sforzi per bandire dalla casa frottole e superstizioni, queste rientrano dalle porte e dalle finestre, dal camino”.

 

 

E allora anche lui è costretto a scappare a sua volta. Ancora un esodo per la famiglia Karnowski, ancora una volta un viaggio colmo di speranza, questa volta verso New York, sporca, affollata, indecifrabile.

E’ qui che la tensione di Georg con il figlio Joachim, per metà ebreo e per metà cristiano, portatore di una contraddizione lacerante e insanabile, esplode.

 

 

Le ombre del nazismo, che sembravano ormai lasciate alle spalle, incombono ancora sulla famiglia Karnowski ed è Joachim questa volta a fuggire, nel tentativo malato e disperato di riscoprirsi libero, libero da un padre che odia e ritiene colpevole del fatto stesso di essere nato ebreo, da una madre che ama, ma non riesce a perdonare per il solo fatto che ami suo padre.

 

 

Come se fosse possibile ritrovare la propria libertà semplicemente rinnegando una parte di sé.

 

 

La storia della famiglia Karnowski è un continuo esodo, nell’esodo che coinvolge tutto il popolo ebraico: una fuga di Stato in Stato, di città in città, dalla propria famiglia, da sé stessi e dalle proprie origini, alla costante e affannosa ricerca di una terra promessa, lungo le impervie strade di un destino che sembra già scritto.

 

 

Un’epopea in cui non manca niente del grande classico e che ricostruisce la storia di una famiglia, di un popolo e di tutto l’Occidente a cavallo di due secoli, regalandoci personaggi solidi, sfaccettati, contraddittori e monumentali.

 

 

Cosa vuoi di più da un classicone?

 

 


TITOLO ORIGINALE: Di mishpohe Karnovski

AUTORE: Israel Joshua Singer

EDITORE: Adelphi

ANNO: 1943

PAGINE: 498

PREZZO: 20

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