Western Stars, una frase lunga 13 brani

"Western Stars - il film" ha ricevuto del fuoco amico all'Auditorium, durante il Festival del cinema di Roma. Eppure è quello che è e che doveva essere, l'esecuzione intima e "fotografata" di un album meditativo, malinconico e di base struggente.

 

 

Retorico nel descrivere alcune emozioni, potente nel raffigurare personaggi simbolici ed iconici in lotta contro se stessi ed il tempo.

 

La narrazione è nei testi, la poetica di Springsteen è nell'album, inalterato su schermo - fatta eccezione per le interessanti varianti di alcuni brani. Il discorso continua, quello iniziato decadi fa, solo che "Western Stars" è meno "festaiolo" e più contemplativo: non quello che ci si aspetta forse, ma quello che il Boss aveva da dirci.

 

Ho amato tutti i dischi di Springsteen, ma è dal 2005 (Devils & Dust) che un suo album in studio non mi entrava così sotto pelle. Non fraintendetemi: "Working on a Dream" è clamoroso; "Wrecking Ball" che per molti è stato di passaggio, per me è tra le sue opere più riuscite; "High Hopes" e "Magic" presentano canzoni incredibili ed ancora batto il piede seguendo il ritmo delle Seeger Sessions..ma "Western Stars" è una frase lunga 13 brani, un lieve ruggito colmo di malinconia, che nel film termina con la cover del pezzo di Glen Campbell, "Rhinestone Cowboy". Perchè? Perchè alla fine c'è sempre spazio negli incontri con il Boss per un momento di pura euforia, mentre ci si aiuta a vicenda a rialzarsi.

 

E "Western Stars" è un po' questo: mano nella mano, guidando non si sa bene dove, forse verso un Moonlight Motel.

 

"There's a place on a blank stretch of road where
Nobody travels and nobody goes and the Deskman says these days 'round here
Two young folks could probably up and disappear into
Rustlin' sheets, a sleepy corner room
Into the musty smell
Of wilted flowers and
Lazy afternoon hours
At the Moonlight Motel"

 

p.s. Motivi per non comprarmi la OST non pervenuti.

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