“Live At Hammersmith”, The Darkness: l’inconfondibile falsetto in un album live

Poco affine al loro stile decisamente sgargiante il nome, The Darkness; eppure con i loro abiti vistosi e appariscenti - a metà tra Cugini di campagna e Zoolander - questi musicisti hanno lasciato un segno decisamente colorato nel panorama rock.

 

 

Quello che è certo è che  impossibile dimenticarli, soprattutto quando ognuno di noi ha stonato sulle loro note più alte (altissime...).

La band inglese composta da Justin Hawkins a voce e chitarra, Dan Hawkins alla chitarra, Frankie Poullain al basso,  Rufus Tiger Taylor alla batteria - dopo la recente pubblicazione di “Pinewood Smile”, il quinto album di studio - presenta “Live At Hammersmith”, il primo disco live uscito lo scorso 15 giugno su etichetta Cooking Vinyl/Edel.

 

 

Tra le band più distintive della scena musicale inglese,  con il loro stile hard rock anni ’70, i vincitori di numerosissimi premi tra cui 3 Brit Awards e 2 MTV Music Awards pubblicano il loro primo album live che contiene 19 brani tratti dall’incendiario concerto di dicembre all’Hammersmith Apollo a Londra.

 

 

 

 

 

Questa la tracklist:

 

 

1. Open Fire

2. Love Is Only A Feeling

3. Southern Trains

4. Black Shuck

5. One Way Ticket

6. Givin’ Up

7. All The Pretty Girls

8. Barbarian

9. Buccaneers Of Hispaniola

10. Friday Night

11. Makin’ Out

12. Every Inch Of You

13. Solid Gold

14. Stuck In A Rut

15. Get Your Hands Off My Woman

16. Growing On Me

17. Japanese Prisoner Of Love

18. Christmas Time (Don’t Let The Bells End)

19. I Believe In A Thing Called Love

 

 

“Musica per Bambini”: la complessità del mondo raccontata da Rancore

Pubblicato l’attesissimo album “Musica per bambini” il 1 Giugno per Hermetic con distribuzione Artist First– anticipato dall’uscita del singolo “Underman” -  Tarek Iurcich aka Rancore annuncia le prime date del suo tour estivo.

 

 

 

 

Un titolo ossimoro - utilizzando la definizione dell'artista - che nulla ha della leggerezza che si associa al dolce e spensierato sguardo del bambino; in “Musica per bambini” Rancore racconta e analizza i vari e vasti aspetti della povertà della comunicazione e del disagio attuale, condizione che nasce dalla visione di una realtà estraniata che si crea nel momento in cui non si viene compresi e non si riesce più a comprendere il prossimo. La sensibilità e poi la crescita, questo il fil rouge dell'intero progetto di "Musica per bambini", che come ogni disco di Rancore è un viaggio lungo una vita, raccontata in più brani e sotto più punti di vista. Il rapper è ormai da anni considerato uno degli artisti più interessanti del rap italiano, capace di agganciare il perfetto incastro di rime, tecnica e complessità di significati, utilizzando allo stesso tempo un velo di ironia.

 

 

Il cantante romano dalle origini egizio-croate dice del suo nuovo progetto:

 

‘’Ho deciso di essere sincero come un bambino ed ho usato la musica come psicoterapia e le rime come anti-depressivo. Il progetto ‘Musica per bambini’ è un semplice urlo. Solo questo è uscito da queste pagine. Un urlo fatto senza pretese come quando smetti di pensare che qualcuno può sentirti. Un urlo difficile da capire, come quello di un neonato dentro la culla. Ho sognato molte volte di dormire in un lettino per bambini dove era impossibile per me entrare, la testa era piegata in modo ambiguo, le mie gambe corte erano comunque troppo lunghe. Purtroppo nessun regolatore dell’umore ha regolato questo Rancore. Questo disco è un controsenso, un tocco di lucidità nella follia, un bambino che quando scopre il mondo reale vede qualcosa di incomprensibile. Per una volta posso dire di aver esagerato davvero.’’

 

 

Questi i live sinora confermati:

 

12/06 Milano - Carroponte

20/06 Bologna - Botanique

30/06 Roma - I Fest

13/07 Padova - Parco della Musica

22/07 Salerno - Overline

 

 

Qui il video di "Underman":

 

 

“Tutto bene”, il ritorno degli Ex-Otago e la solitudine della nuova Era

"Tutto Bene" è il nuovo singolo degli Ex-Otago, disponibile in tutti gli store digitali dal 18 maggio 2018, prodotto da Garrincha Dischi ed INRI e distribuito in licenza da Universal Music Italia.

 

 

 

 

Dopo l'ultimo successo, "Marassi", ed i successivi cinque mesi di silenzio, ecco un brano nuovo di zecca scritto dai liguri Ex-Otago con la produzione artistica di Matteo Cantaluppi. Un pezzo che segna il ritorno della band, che si esibirà dal vivo - nell'unica data estiva - il 25 giugno al MiAmi Festival di Milano.

 

 

 

Va sempre tutto bene, terribilmente bene. Un brano che analizza tutti quei rapporti ed incontri superficiali, con amici e conoscenti, che ai convenevoli rispondono sempre in maniera positiva e quasi evasiva "tutto bene", colmando i silenzi di questi incontri con frasi su vaghi ricordi di strane abitudini: "Fai il Dj nei locali di Torino? Di Milano? Sei vegano?"

 

Eppure la vita ci insegna che non va sempre tutto così bene e, a volte, per gli Ex-Otago sarebbe tanto sano quanto bello avere il coraggio di dire quando le cose non funzionano, senza paure, senza pigrizie, semplicemente affrontando la realtà per quella che è. Una presa di posizione per avere anche la libertà dire che no, non va sempre tutto bene.

 

 

Un brano semplice, ma che affronta temi sempre più attuali sulla solitudine della nuova era.

“Hell or High Water”, il diario di bordo di Passenger

Tra gli artisti inglesi di maggior successo negli ultimi anni e con album ai vertici delle classifiche, da venerdì 18 Maggio, Passenger ha annunciato il suo ritorno  con “Hell or High Water”, su tutte le piattaforme digitali ed in rotazione radiofonica.

 

 

 

 

Disponibile dallo stesso giorno anche la clip del nuovo singolo, diretta da Jarrad Seng. Il video è il risultato di un viaggio di tre settimane attraverso gli Stati Uniti, i cui paesaggi sono diventati lo sfondo naturale per questo brano che affonda le radici nella musica americana.

 

"Il brano è una personale inquisizione. Ero appena uscito da una relazione di parecchi anni ed ero sconvolto. E' stato per qualcosa che ho fatto io? Qualcosa che ha fatto lei? Il video è stato girato in qualche giorno in vari parchi nazionali -  Monument Valley, Valley Of Fire, Death Valley  e Joshua Tree - Questi epici e vasti paesaggi hanno veramente aiutato a riprodurreil sentimento del sentirsi persi in una ricerca senza speranza di risposte."

 

 

Queste le parole di Mike Rosenberg, in arte Passenger, che annuncia il suo nuovissimo singolo, che anticipa il disco in uscita a breve per Black Crow Records/Cooking Vinyl/Edel. Il nuovo album di studio, il decimo, di cui verranno presto indicati titolo e data di pubblicazione, segue il precedente “Young As The Morning, Old As The Sea”, l’ultimo disco pubblicato a settembre 2016 che, in una sola settimana dalla sua uscita, ha raggiunto la N.1 della Album Chart in UK, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, con singoli al top degli airplays radiofonici ed un lunghissimo tour mondiale che lo ha visto impegnato in oltre 97 concerti e 23 busking shows.

 

 

“Anywhere”, brano tratto da “Young As The Morning, Old Has The Sea”, ha superato i 60 milioni di streaming. Un successo che, a sua volta, arriva dopo gli ottimi riscontri di “All The Little Things”, album del 2012 diventato disco di platino e multi-platino in ben 11 Paesi e contenente la super hit “Let Her Go”, brano ai vertici delle classifiche in 19 Paesi, nominato ai Brit Award come singolo dell’anno (2014) e che ha fatto conquistare a Passenger numerosi premi come un Independent Music Awards ed un Ivor Novello.

 

 

 

“Hell Or High Water”, si ispira al Nord America, sia musicalmente che nel testo, mostrando un rinnovato approccio dei Passenger al pop-folk di matrice americana. Il brano è una fotografia dei paesaggi e delle atmosfere (naturali e musicali) dell’America del Nord e parla della strada come viaggio, sia in senso stretto che come metafora del viaggiatore nascosto in ognuno di noi.

 

A breve verranno annunciate maggiori novità sul nuovo disco in arrivo e sul tour, ma già dal primo singolo, scritto e prodotto dal menestrello inglese Mike Rosenberg, col collaboratore di lunga data Chris Vallejo, si intuisce aria di cambiamenti - personali e di conseguenza musicali - per Passenger!

 

 

 

“Dèfiler”. Dopo il buio, il ritorno a colori di Stromae

Glorioso il ritorno del cantante belga Stromae, che ha pubblicato nuova musica dopo cinque anni di assenza. Si tratta di Dèfiler, un singolo di 9 minuti composto a quattro mani con il fratello Luc Junior Tam. Il video mostra i capi della sua collezione presentata a Parigi di recente.

 

 

 

 

Paul Van Haver, o come lo conosciamo Stromae, finalmente lancia il suo primo pezzo inedito in ben 5 anni di problemi di salute. L'artista è stato infatti negli ultimi anni vittima di attacchi d'ansia e di panico che lo hanno spinto ad abbandonare l'attività di musicista, nonostante lo straordinario successo del suo secondo disco Racine Carrée.

 

 

Stromae aveva dichiarato di essersi dovuto prendere una pausa dopo alcuni grossi problemi di salute. Nel bel mezzo del suo tour 2014, infatti, il cantante si era ritrovato estremamente debilitato a causa di un vaccino antimalarico che sul suo fisico aveva avuto degli effetti collaterali devastanti. Eppure i cinque lunghi anni di assenza hanno portato Stromae ad una nuova rinascita dopo il periodo buio che lo ha assalito; una nuova era, fatta non solo di musica, ma anche di abiti e colori.

 

 

Proprio pochi giorni fa, Stromae aveva presenziato a Parigi ad una sfilata di moda del suo brand, Mosaert, in occasione della quale aveva presentato il pezzo inedito.

 

 

Il cantante ha poi rotto il silenzio pubblicando sui suoi profili social una brevissima anteprima del singolo che ha fatto da colonna sonora all'evento. Stromae, in ogni caso, ha specificato che prima di ascoltare un nuovo album per intero bisognerà ancora aspettare. Il suo nuovo singolo, insomma, dovrebbe essere più che altro una sorta di brano promozionale. Stromae è attualmente uno degli artisti europei più apprezzati negli States: oltre ai remix di Kanye West, con cui si è esibito sul palco del Coachella 2015, ha collaborato con Lorde, Pusha T e Q-Tip.

 

 

Non ci resta che aspettare ulteriori aggiornamenti e goderci i 9 minuti di Dèfiler!

 

 

86.Halostreet: pezzi unici e made in Italy

La chiave perfetta tra tradizione sartoriale e modernità

 

 

Quante volte capita di partire agguerrite per lo shopping e tornare a casa con le borse vuote? E' vero, in realtà a noi donne capita raramente, ma quando succede è il segnale che è ora di cambiare qualcosa, di sperimentare, di cercare novità rispetto ai soliti brand.

 

 

 

E' per questo motivo che, in occasione del nuovo evento organizzato da Vintage Market, abbiamo deciso di presentarvi 86.Halostreet, un brand che ormai è una certezza per chi ha voglia di colore, di sperimentare, di indossare veri e propri pezzi unici, curati nel minimo dettaglio. Attraverso la voce delle sue creatrici, Agnese Concorsi e Francesca Metta, vi condurremo in questo magico mondo.

 

 

A Colpo d’occhio, le vostre creazioni sono un vero e proprio tripudio di colori e fantasie! Raccontateci chi siete e come nasce la vostra moda.

 

 

Dopo diverse esperienze in importanti aziende del settore moda, io e Agnese, accomunate da una stessa visione di stile e dallo stesso modo di interpretare la moda, iniziamo a realizzare le nostre prime collezioni con il brand 86.HaloStreet: all'inizio si tratta di pochi capi interamente hand made e con un’attenzione particolare per le grafiche, anche queste realizzate a mano, con l’intento di coniugare uno stile moderno e contemporaneo alla tradizione sartoriale più ricercata, tipica del made in Italy. Ogni capo diventa così il simbolo di come sia possibile unire le due cose, e nella visione generale del progetto rientra un'accurata scelta dei tessuti, spesso in fantasia, e l'attenzione per i dettagli, elementi che permettono di realizzare di volta in volta capi che sono veri e propri pezzi unici. E questa resta la filosofia alla base delle collezioni 86.HaloStreet ancora oggi che abbiamo il nostro Atelier, dove proponiamo una varietà di articoli sicuramente più ampia rispetto all’inizio, oltre ad accessori e gioielli, anche questi ideati da noi.

 

 

Senza dubbio, la vostra forza è la personalità dei singoli capi (e chi li indossa di conseguenza). Qual è la vostra cliente tipo?

 

Mano a mano che il nostro brand è cresciuto , è cambiata anche la percezione della nostra cliente tipo. Abbiamo iniziato pensando che la nostra moda fosse indirizzata ad una clientela giovane, attenta alle tendenze e sempre in cerca del capo particolare, ma siamo rimaste piacevolmente colpite dallo scoprire che ad essere attratte dai nostri prodotti sono donne di tutte le età e dagli stili molto diversi tra loro . Probabilmente ciò che colpisce oltre ai capi è la metodologia di realizzazione in sè, che permette alle clienti di lavorare insieme a noi alla realizzazione del loro capo se lo desiderano, oppure di farsi guidare nella scelta di tessuti e dettagli per creare il loro pezzo unico...sempre che il loro "abito del cuore" non sia già pronto in Atelier ad aspettarle!

 

 

Sappiamo che avete aperto da poco un punto vendita...

 

 

E' passato poco più di un anno da quando abbiamo aperto il nostro Urban Atelier a Testaccio e ad oggi siamo molto soddisfatte della scelta fatta: il quartiere ci ha accolte a braccia aperte e ormai sono tante le clienti affezionate che si divertono con noi a creare i loro capi, o che passano anche solo per un saluto e quattro chiacchere. Ma al tempo stesso, appena possibile, ci piace tornare al Vintage Market, li dove tutto è iniziato, con Angela e Martina che hanno creduto in noi da subito che ci hanno sempre sostenuto.

 

Quali sono i vostri "prodotti di punta”?

 

 

Crediamo che il nostro punto di forza più che un prodotto sia la metodologia produttiva in sè. La nostra è una "moda fluida", che viene progettata sviluppando linee guida, per poi essere liberamente adattata alle esigenze e ai gusti delle clienti. Le creazioni esposte seguono il flusso della stagione, rispecchiando di volta in volta mood molto precisi, ma possono anche essere realizzate su richiesta in una vasta gamma di varianti oltre a poter essere tagliate "su misura". Ci sono però dei capi che ci caratterizzano, come ad esempio le bluse in chiffon e crepe stampati, dalle linee pulite ed essenziali ma resi unici dalla selezione di tessuti in edizione limitata o da grafiche che realizziamo noi stesse, anche queste mai riproposte più di una volta. E poi ci sono gli ultimi arrivati: i calzini velati stampati con le nostre grafiche personalizzate, anche questi tutti pezzi unici. La nostra moda guarda primo di tutto alla strada, ed è proprio per questo che ci piace definirci un Urban Atelier: una "bottega urbana" che trasforma gli elementi metropolitani in capi e grafiche pop(ular). E' dal contesto urbano che ci circonda che prendiamo ispirazione, cercando di recepire al massimo le necessità delle donne a cui ci rivogliamo mixandole alle tendenze del momento e, soprattutto, al nostro gusto personale. Ed è da questo processo che nasce la nostra moda: ogni capo diventa uno spunto per divertirci con le stesse clienti che ci hanno ispirato, e il nostro Urban Atelier diventa un enorme "gira la Moda", dove chi passa a trovarci sperimenta con noi look innovativi e divertenti.

 

Non vi resta che andare a verificare di persona, ma siamo certi che rimarrete sorprese!

Robert Smith: i The Cure e nuovi orizzonti

« Non ho mai ascoltato così tanta musica come negli ultimi sei mesi. Mi sono innamorato dell'idea di scrivere.»

 

«Questo processo ha rinvigorito la mia creatività, mi sono di nuovo innamorato dell’idea di scrivere canzoni, è stato molto bello».
Queste sono le parole del cantante Robert Smith in persona, che racconta di essere rinato, di aver ritrovato l'amore per la scrittura di nuovi testi per la sua band, di avere la volontà di sperimentare nuovi orizzonti.
Non capita spesso di ascoltare interviste rilasciate dal frontman del gruppo britannico dei Cure ed è per questo motivo che quella rilasciata al giornalista Matt Everitt - di BBC 6 Music - ha fatto subito rizzare le orecchie ai fan. Nuovi progetti, nuovi demo. Nuovo materiale per la gothic band che ha segnato gli anni 80 ed una nuova voglia di emergere nel panorama musicale, dopo qualche anno di silenzio.

Nel frattempo che ci prepariamo per i nuovi brani, gli stessi Cure hanno annunciato i loro progetti  per il prossimo Record Store Day: la band di Robert Smith pubblicherà infatti "Torn Down'', una collezione di remix che sono stati realizzati dallo stesso Robert Smith, e una versione deluxe di ''Mixed Up'' .

 

 

Tutto è successo per colpa della versione dub di ''Pictures of You'' creata da Brian New: «Appena l’ho ascoltata ho cambiato i miei piani - ha affermato Smith - Ho sviluppato una nuova ambizione: volevo un album che fosse contemporaneo ma senza tempo, immediato ma non ovvio, ritmicamente eccitante e con un suono grandioso».

 

 

Non ci resta che aspettare e lo facciamo ansiosamente!!!

La Casa Di Carta 3: un piano nuovo di “Zecca” in arrivo

Dopo aver concluso gli episodi della seconda serie de "La Casa De Papel" vivete affranti nell'attesa, canticchiando sconsolati "Bella ciao"?

 

Non disperate, la Casa di Carta avrà una terza stagione!

 

 

 

 

L’annuncio è arrivato direttamente dall’account di Netflix, che la trasmetterà in esclusiva. Dopo essere diventata la serie non in lingua inglese più vista di sempre sulla piattaforma streaming, l’impresa del Professore non è finita qui. Il Fatto Quotidiano ha prontamente anticipato l’indiscrezione balzata agli occhi dal profilo Twitter registrato come El Profesor, e “certificato” dal social, che nei giorni passati aveva così annunciato: “Stiamo mettendo su una nuova squadra e un nuovo colpo. Un messaggio subliminale che lasciava trasparire la possibilità di vedere replicata - in una nuova location - l’impresa portata avanti nella capitale spagnola, Madrid. E le cose andranno così nel 2019.

 

 

Non una rapina qualunque, perché nella travolgente storia della banda messa in piedi dal Professore - interpretato dall’attore Álvaro Morte - il sottotesto sembra avere insiti messaggi molto chiari. Tanto da essere criticati in Turchia, dove la serie TV più vista del momento viene tacciata di incitare alla ribellione. E c’è, in effetti, alla base dell’obiettivo del colpo – rinchiudersi nella Zecca spagnola per stampare denaro, quindi arricchirsi senza derubare nessuno – un’implicita critica sociale e incitamento alla sommossa popolare contro il sistema, ma con la clausola rigida di non ferire né uccidere nessuno nel corso dell’operazione.

 

Nel racconto su due piani, ideato da Álex Pina, in un continuo rimando tra la preparazione e lo svolgimento minuto per minuto della rapina, con l'arricchimento sempre più di numerosi flashback, l'obiettivo era proprio quello di far ritrovare risucchiati nello schermo, colpo di scena dopo colpo di scena, parteggiando spudoratamente per i rapinatori che di fatto non stanno rapinando nessuno.

 

Personaggi differenti: dal patriarcato del narciso Berlino (Andrés de Fonollosa) al matriarcato di Nairobi (Alba Flores), dall’irrequietezza della femme fatale Tokyo (Úrsula Corberó) alla giovane ingenuità di Rio (Miguel Herràn) e poi le storie degli altri criminali, tutti accomunati dal sentimento di rivalsa per le loro vite precedenti. E poi Morte, Il Professore, apparentemente invisibile per lo Stato spagnolo, ma l'artefice, la macchina che ha architettato per anni il piano perfetto nella minuzia dei particolari. Il professore che non lascia nulla al caso, che seleziona con cura la sua banda, studiandone pregi e difetti e prevedendo ogni mossa, giusta o sbagliata che fosse.

 

Proprio sul irrefrenabile susseguirsi degli accadimenti e sull'adrenalina sempre alta, la serie ha costruito il proprio successo - come riportano i dati diffusi da Netflix.

 

Ora i sei protagonisti continueranno probabilmente il loro piano perfetto sotto le scudisciate di Nairobi in un’altra Zecca. Per chi non l’avesse ancora vista - niente spoiler! - chissà se dopo un periodo di detenzione o una lunga vacanza pagata dallo Stato.

 

Non ci rimane dunque che aspettare altri tweet criptati del Professore per avere anticipazioni succose, che colmino il vuoto lasciato dall'ultimo episodio, in attesa della terza stagione de "La Casa di Carta".

 

Stay Tuned!

 

 

 

 

Il richiamo prepotente della musica: quattro chiacchiere con Federica Infante

"La mia infanzia e la mia adolescenza hanno sempre avuto la musica di sottofondo che mi chiamava, a volte prepotentemente"

 

 

A pochi giorni dall'uscita del suo nuovo singolo, "Non importa", abbiamo fatto quattro chiacchiere con Federica Infante, che ci ha raccontato qualcosa in più sulla sua vita, sui retroscena dei suoi testi e sul suo profondo, viscerale, rapporto con la musica.

 

 

 

 

Sappiamo che la musica ha sempre fatto parte della tua vita sin da piccolissima e che è stato un po’ il tuo primo amore. Quali sono i tuoi veri primi inizi da musicista e cantautrice?

La mia infanzia e la mia adolescenza hanno sempre avuto la musica di sottofondo che mi chiamava, a volte prepotentemente, mentre ero “distratta” dallo sport e gli impegni di scuola, ho sempre suonato, cantato. Ho imparato da autodidatta a suonare chitarra e pianoforte (tornassi indietro studierei e tanto), ma ero troppo irrequieta. A 15 anni ho iniziato a studiare canto e ad approcciarmi alla mia voce in modo più intimo ed ho capito che questa emozione che sentivo era la mia chiave di lettura e l’unico modo in cui riuscivo ad esprimermi liberamente, chiaramente, serenamente!

 

 

Hai fatto parte di una band prima ancora di sfondare da solista nel panorama musicale, come mai questa scelta coraggiosa?

Avere una band era sempre stato il mio sogno. Ho suonato per qualche anno con con la band, ma poi ho sentito che non era il genere che mi calzava a pennello, la mia voce aveva bisogno di strade più calde e morbide, avevo bisogno di esprimermi meglio e più liberamente. Così, dopo qualche anno dallo scioglimento, e dopo un periodo non felice della mia vita, mi sono ritrovata scrivendomi, raccontandomi, ho buttato fuori tutto... e così è nato questo progetto che ha richiesto molto fatica e adesso dopo tanto tempo mi sento di nuovo serena e me stessa!

 

 

Oltre alla musica,  il Musical "Il Re Leone". Come ricordi questa esperienza?

Il musical è stata un’ancora di salvezza. La chiamata nel cast è arrivata quando, sconfortata e smarrita, in un periodo difficile a casa, ero spenta e non cantavo più. Mi sono ritrovata insieme a persone meravigliose, artisti puri e genuini uniti per realizzare uno spettacolo gigantesco: bellissimo. Io ero la cantante solista del pezzo iniziale (Il cerchio della vita) e soprano nel coro e quando senti le voci di 20 persone che si armonizzano perfettamente è un brivido che non si può spiegare...bisogna provarlo! Ricordo di essermi commossa molte volte; anche se sono una cantante solista, nella vita ho sempre amato molto la “squadra” (sicuramente il mio passato sportivo ha lasciato un’impronta importante) e vedere tutte queste persone, dagli artisti ai tecnici, lavorare insieme era per me motivo di orgoglio farne parte. La mia ancora di salvezza perché ero con loro nel periodo in cui è mancata mia mamma e tutti mi hanno consolata silenziosamente in un grande abbraccio che mi ha sorretto finché non ho avuto la forza di camminare di nuovo da sola. Non penso di aver mai detto queste cose al cast...sono felice di farlo ora!

 

 

Il singolo NON IMPORTA ha sancito una grande vittoria al CONCORSO NAZIONALE CANTO MODERNO PIACENZA, vincendo addirittura il 1°premio miglior interprete e 1°premio “miglior brano inedito” nel 2013. Cosa è cambiato da allora?

Penso sia comune a molti autori, ma quando ho iniziato a scrivere ero insicura delle mie composizioni. Cresciuta ascoltando grandi cantautori come Pino Daniele, De Gregori, Dalla...non mi sentivo all’altezza. Ho partecipato con timore ed ho presentato per la prima volta assoluta un mio brano scritto testo e musica da me. Un brano però a cui tenevo molto, scritto per mia madre, e forse è stata lei che mi ha dato lo slancio. La vittoria mi ha spiazzata, non me lo aspettavo, e mi ha dato coraggio. Ho continuato a scrivere e lentamente sono nati i brani contenuti nel mio disco, che si intitola proprio come questo brano: Non importa!

 

 

Il brano non è un semplice brano, ma è una confessione profonda, da te descritto come la ricerca di "un perdono che non arriverà mai, il tormento del rimpianto". Raccontaci qualcosa in più del singolo e di cosa significa per te…

Quando sei piccola la mamma è “solo” mamma...poi nell'adolescenza ci sono scontri per affermare la propria personalità, poi cresci e, dopo una fase di indipendenza, inizi a capire che la mamma è una donna come te, inizi a capire ed a comprenderne le fragilità, i sogni perduti, i sacrifici di una vita, la forza, il coraggio, gli insegnamenti. Mia mamma mi è scivolata dalle mani proprio mente iniziavo a capire, prima che potessi coccolarla, viziarla, dirle grazie! Ora tutto questo per me è un rimpianto eterno, inconsolabile. Un giorno davanti lo specchio mi è sembrato di vederla dietro di me con uno sguardo come a dirmi “non importa”, ma questo perdono non penso me lo concederò mai.

 

 

Il video del singolo, uscito il 23 Marzo con la regia di Niccolò Savinelli e con la fantastica interpretazione di Sara Gannatiempo, sembra essere un ensemble perfetto tra canto e danza, tra movimento e voce. Come è nata questa idea?

Mentre scrivevo il testo ho immaginato subito il video: in teatro e con una ballerina ed ho pensato subito a Sara, mia compagna delle elementari che non vedevo praticamente da allora, ballerina e coreografa internazionale, che da giovanissima si è trasferita all’estero ed ha ballato nelle più prestigiose compagnie. Timidamente le ho scritto su Facebook e lei ha accettato con grande slancio, ha seguito tutto il percorso di questo brano, ed il video è stato realizzato ben 5 anni dopo dalla mia prima mail. Sara è prima di tutto una persona straordinaria, con una rara sensibilità, e quando balla il suo cuore e la sua arte elevano a potenza le sue emozioni. Ha interpretato "Non importa" come se l'avesse scritto lei; vederla ballare il giorno delle riprese è stato all’inizio quasi una pugnalata al cuore: un’emozione indescrivibile! Non le dirò mai abbastanza quanto abbia significato per me la sua interpretazione, un grande regalo. Pensarci sui banchi di scuola piccolissime e ritrovarci lì dopo più di 20 anni con la nostra arte, donne con gli stessi occhi, sempre sognatrici ma con qualche cicatrice in più, è stato semplicemente magico. A pari modo Niccoló, che è anche produttore e arrangiatore del brano, non solo ha espresso magistralmente e con grande talento il brano musicale, ma con passione ed entusiasmo ha girato e montato questo video, cogliendo e risaltando tutte le emozioni. Niccoló è un artista eccezionale, sono stata fortunata ad averlo al mio fianco in tutto questo progetto!

 

 

Sono otto i brani del tuo nuovo album, due dei quali in inglese. Oltre a Non Importa, qual'è il brano a cui tieni maggiormente?

Eh questa è una domanda difficile perchè tutte le canzoni raccontano qualcosa di me, tutte rappresentano un percorso emotivo importante, quindi non saprei scegliere. Sicuramente però “Fede”, ultimo brano nel cd, è un pezzo a cui tengo particolarmente. Scritto in un momento di riflessione, ero arrabbiata per tutti i consigli non richiesti che ho ricevuto nella vita e che hanno un po’ influenzato il mio modo d’essere. Penso sia sbagliato dispensare consigli e che ognuno debba sentirsi libero di essere com’è perché tanto, in un modo o nell’altro, non andremo mai bene a tutti, allora tanto vale essere se stessi. Avevo scritto questo brano immaginando di essere di fronte a me stessa, poi l’ho accantonato e lasciato a metà. Anni dopo, mia sorella mi ha detto che sarei diventata zia e che avrebbe chiamato suo figlio come me: Federico. Riascoltando quel pezzo mi sono commossa molto pensando a lui , trasferendogli un messaggio di forza. Ascoltare questa canzone mi consola, è come se fosse la fine di un pezzo della mia vita.

 

 

 

 

..il libro sul tuo comodino?

Ne ho troppi iniziati e non finiti! Il libro che ho amato di più fino ad oggi è “Niente di vero tranne gli occhi” di Giorgio Faletti.

 

 

Quale è la canzone che canticchi nella tua testa?

in questo momento “Alleria” di Pino Daniele.

 

 

Ed infine.... il tuo film preferito?

Nuovo Cinema Paradiso. La colonna sonora di Morricone, la prima volta che l’ho visto, mi ha rapita !

 

 

Un grande in bocca al lupo a Federica Infante!

“Il Fuoco In Una Stanza”, l’album di ricordi degli Zen Circus in tour ad Aprile

Dopo il grande successo de "La Terza Guerra Mondiale", i pisani Zen Circus hanno annunciato tramite un post pubblicato sulla loro pagina Facebook l’uscita del nuovo album intitolato “Il fuoco in una stanza” e presto avrà inizio il tour dedicato all'album.

 

"Le parole da usare adesso sarebbe davvero tante, si parli di anni, di percorsi, di sensazioni, si parla praticamente di tutto. Considerato il fatto che parlare di tutto in poche righe non è proprio semplicissimo andiamo dritti al punto: The Zen Circus, "Il Fuoco in una stanza" nuovo album e nuovo tour!"

 

 

 

 

Un album di 13 inediti, pubblicati per  Woodworm Label e La Tempesta Dischi, sono il nuovo lavoro Il fuoco in una stanza targato The Zen Circus. Un grande impeto di vitalità creativa con rimandi a citazioni musicali . Catene apre ed anticipa questa raccolta, affrontando fin da subito ciò che si snoderà per le successive tracce; l'enigma, le mille domande che, seppur raggiunta la maturità, continuano a tardare. Si parla di saggezza, di viaggi, di precarietà e prospettive, ma anche di affetti e rapporti familiari che come pezzi di un puzzle, con il tempo sembrano incastrarsi.

 

 

"Non trovo gli accordi  e neanche le parole  il tempo viaggia sempre in una sola direzione  mentre in quella opposta trovi solo le macerie  i vecchi lo sanno bene  lì è meglio non andare "

E "Il fuoco in una stanza" è proprio come sfogliare un album di foto, pagina dopo pagina. Un album personale, dove ogni pagina ha una storia da raccontare. Riecheggiano i ricordi, intrecciati a nuove e varie considerazioni sulla società e sul vivere low cost, per sopravvivere dignitosamente. La band dà voce a quella fetta di società che , dagli affetti, ai rapporti familiari e alle prospettive di vita. La narrazione parte dagli altri per parlare fondamentalmente di sé stessi, come evidenzia “Questa non è una canzone”, il suggello del disco, intenso affresco cantato in prima persona a chiudere un cerchio in cui anche noi stessi possiamo raccontare gli “altri”. Un disco ben prodotto, con suoni che, pur mantenendo spesso quell’uso leggero delle parole tipico della band, decide di allargarsi anche a ricercate sperimentazioni orchestrali.

 

 

Dopo aver completato il tour in store, le date del tour nei club sono qui di seguito:
 
 

13 aprile all’Estragon, Bologna

 

19 aprile all’Alcatraz, Milano

 

20 aprile al Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)

 

21 aprile al Supernova Festival di Genova

 

27 aprile al'Obihall, Firenze

 

28 aprile al Rivolta, Mestre

 

4 maggio all’Atlantico, Roma