SOS Natale: i cd ed i vinili da mettere sotto l’albero – parte I

Manca poco, tra dieci giorni sarà Natale!! Non avete ancora comprato i regali? Niente paura, ecco qualche consiglio last minute per regalare cd e vinili indimenticabili.

 

 

 

 

- Album da regalare alla ragazza o la sorella:

 

 

1) Kodaline - Coming Up for Air

 

I Kodaline per rimanere giovani sognanti,con quella lacrima perenne adolescienziale che non fa mai male. 

 

 

2) Soundtrack di City of Angels

 

Una colonna sonora mista che può accompagnare vari momenti e fasi della giornata. Cattura tutti i gusti!

 

 

3) Levante - Nel caos di stanze stupefacenti

 

Per far capire alle donne che il carattere è ben accetto e la grinta di esser donna è un dovere, non solo un diritto.

 

 

4) Alicia Keys - Song in a minor

 

Per ricordarle quando saltava sul divano senza pensieri e la sua luce rifletteva il suo sorriso

 

 

5) Coez - Faccio un casino

 

Per scanzonare la vita e dire che va bene così, alleggerendo tutto a modo tuo

 

 

6) Sigur ros - Agatis Byrjun

 

Vesti sempre diversa, ricordati che il nero non è sempre obbligatorio, basta la tua anima.

 

 


 

- Album da regalare al ragazzo o al fratello:

 

 

1) Pantera - Cowboy from hell

 

 

Devi spaccare il secondo nella vita, prendi ritmo e velocità e non voltarti mai indietro

 

 

2) Kendrick Lamar - Damn

 

 

Il rap evolutivo ha conquista gli USA, speri conquisti anche voi

 

 

3) Soundgarden - Superunknown

 

 

Gridiamo alla vita come lupi stanchi, anche questo Natale è arrivato, è tempo di redenzione.

 

 

4) Joe Satriani - Shockwave Supernova

 

 

Scorre tutto così veloce, come una schitarrata lampo. Bisogna avere portamento anche quando ti fai trasportare dal vento.

 

 

5) Bruno Mars - 24K Magic

 

 

La follia e l'allegria a volte sono legate a doppio filo, Bruno ti fa ballare anche in giardino

Patty Pravo: La cambio io la vita che..

Patty Pravo una vera icona italiana. Con estro e voglia di vivere e stupire, fregandosene dei sistemi e degli schemi, sin da quando Nicoletta è diventata Patty.

 

 

Patty dichiara: "Ho fatto un quarantotto!" e si racconta in un libro piacevolissimo: "La cambio io la vita che..".

 

 

L'infanzia a Venezia, le sigarette (che le piacevano molto e che fumava di nascosto), il nonno e la nonna - che le ha donato le chiavi della libertà. Nicoletta annulla il tempo e ci insegna che si può comunicare anche senza parlare, in un modo meraviglioso.

 

Un giorno caro e doloroso che ricorda sempre è quello della morte del nonno, quando le è sembrato di morire un po' insieme a lui. Subito dopo è partita per Londra e da lì la mandarono al Piper a Roma - "e ci capivo ancora poco".

 

 

 

 

 

Nel 1962 al Festival di Castrocaro, con Ragazzo triste, si consacra Patty Pravo. Così nasce una stella, ancora oggi accesa e nei cuori di tutti.

 

Una vita movimentata quella di Patty. Ha cantato in otto lingue diverse, pioniera nel lavorare in Oriente - in Cina ad esempio è famosissima, con record di ascolti tali da farci sembrare la Cina davvero vicina. Ha trascorso tre notti nel carcere di Rebibbia ed in merito dichiara: "Sono stata benissimo. Ho portato anche le lettere dei carcerati alle famiglie, perché l'avevo promesso". Ha fumato una canna con il mito Hendrix: in una notte romana, una 500 bianca piena di fumo, Nicoletta sale a bordo e vede "un uomo con due manone. Era Jimi e ci siamo conosciuti così".

 

 

"Io sono normalissima - continua a raccontare Patty - la libertà l'ho pagata cara", ma in questa vita e nelle altre mille incarnazioni che le auguriamo, la Pravo è e resterà sempre la ragazza del Piper.

 

 

Nonostante ciò la sua vita "boom boom" viene raccontata e celebrata come se Patty fosse ancora Nicoletta, la ragazza della porta accanto.

 

 

Un libro che dovrebbero leggere tutti, sopratutto gli amici bacchettoni.

Giulio Casale, Cinque anni: un ep che ha tanta voglia di comunicare

Giulio Casale, un artista che compie quasi un atto di redenzione. Dopo 5 anni di silenzio e forse per la voglia di comunicare nuovamente quello che pensa e quello che cela dentro sé, per questo il suo nuovo ep si intitola proprio Cinque anni.

 

 

 

 

 

 

Cinque anni è un salto in un traffico di pensieri dei giorni nostri: grazie alle nostre convinzioni ci accorgiamo che non si possono condividere più.

 

 

Il primo brano Resto io, esprime appunto questo, come quel mal di testa perenne che ci fa sperare che il nero o il buio ci accudisca.

Tutto cadeva ha un profumo alla Battiato, quasi un canto tutto d'un fiato, che sfiora le tragedie, passando per paesi e luoghi sospesi.

 

 

 

 

 

 

Scolorando Bice è il terzo brano dell'ep che barcolla nel nulla, nelle finte piazze e nelle rotatorie che non finiscono mai, Bice non si trova e come dice Giulio: "forse l'amore ci dividerà".

Coscienza C vuole farci scrollare di dosso la pesantezza di vivere che ci blocca le gambe, il brano ci grida che vivere costa meno di pensare, a volte pensare troppo fa davvero male.

 

 

L'ep si chiude con un rock intenso, con forti radici anni'90, e ti assale con i contenuti decisi, facendoti attraversare tutte le fasi della vita.

Da giovani pensiamo che il nostro corpo sia una pattumiera, ma poi col passare degli anni ci accorgiamo che dovrebbe essere un tempio e non solo un contenitore.

 

 

Giulio tiene velata la sua vena più rock, che però esce a tratti in maniera molto piacevole, perché l'anima rock ha sempre cose da spiegare, manifestare ed evocare.

 

 

 

 

The night has gone to war – Lessness: quello che si cela dietro il velo

L'oscurità ancora non si è aperta, cerchiamo di andare tutti alla ricerca, ma alla fine in riva ad aspettare qualcosa rimani solo tu, tu che volevi strafare ed accumulavi i sogni di un bambino. Volevi stupire, facevi tua ogni cosa, ogni piccolo rumore o movimento.

 

 

lessness

 

 

Così si apre "The night has gone to war", primo ep di Lessness, che segna la rinascita musicale ed artistica di Luigi Segnana, che guardandosi dentro dà voce al sottile silenzio, che ti si ficca in testa come una sirena alla deriva.

 

 

Un viaggio così introspettivo da dare quel tocco pop che non rovina l'atmosfera new wave, ma le dà sentimento e ci fa uscire dalle foschie pieni di passioni.

 

 

Con il secondo brano "Where the night will heal our pain", scopriamo che a volte sotto un telo sporco c'è un'opera d'arte o un divano meraviglioso, che aspetta noi per abbracciarci; Lessness è quello che si cela dietro il velo. Il ritornello del brano ci punge come un'agopuntura, rilassandoci al punto da immergerci nell'acqua. Come un'ossessione nella mente, il jingle è così forte da entrarti dentro, relax garantito.

 

 

"Mala leche" trasmette qualcosa di strano, come quando si sente il flamenco, quella ferita al cuore che gocciola, ma che invece di sanguinare ci dà forza. Un brano che piacevolmente ricorda ed omaggia band come Talking Heads e Japan.

 

 

"The night has gone to war" è un ep buono per ogni momento, diverso e pieno di riflessioni; come quando si cammina sotto la pioggia dopo una delusione, una rinascita di qualcosa che riempe di dolce malinconia. 

 

 

Alla fine del viaggio, con l'ultimo brano "Diwedd", un colpo ci assale come in mare aperto. Forse preghiamo, ma l'anima è sempre viva; voci ancora ci chiamano, il film non è finito, le sirene sono andate via.

 

 


 

 

Quattro chiacchiere con Lessness:

 

 

1 - Lessness, mancanza. Da dove deriva e cosa significa per te?

 

 

[lessness] deriva dall’opera di Samuel Beckett intitolata lessness.

È un testo nel quale mi sono ritrovato, un flusso di coscienza emotiva blocca, sia fisicamente che emotivamente, il protagonista in luogo in rovina. Per me vale anche come monito, come invito a non rimanere bloccato, a muovermi, a non indulgere nella pigrizia mentale.

 

 

2 – Nei tuoi brani si alternano influenze electro e ritmi e percussioni centro e sud americani. Da dove nasce questo sound? Quale delle due anime ti rappresenta di più?

 

 

Sì mi piace la commistione di sonorità e piccoli inserimenti di strumentazione fuori contesto. Un contrasto che amplifica le sonorità principali. Tipo una salsa agrodolce.

A volte penso, però, di avere un doppelgänger, un gemello maligno amante della musica latina. Si appropria dei miei sensi e inserisce maracas, bonghi e congas nelle canzoni, a mia insaputa. Un piccolo mariachi dispettoso col quale dovrò fare i conti, prima o poi.

La mia anima cosciente è tutta freddezza new wave, quella incosciente pare essere latino americana. Si vedrà.

 

 

3 – The night has gone to war: quale è la guerra che combatti?

 

 

È una battaglia emotiva contro me stesso. Non ho predatori naturali, attorno. È una battaglia che affronto giornalmente contro me stesso e la mia endemica pigrizia mentale ed emotiva.

 

 

4 – Cosa rappresentano per te - musicalmente e sentimentalmente - il freddo, la pioggia e le montagne del Trentino?

 

 

Il freddo, la montagna, la neve e la pioggia sono elementi con i quali sono cresciuto e con i quali convivo tutt’ora. Hanno forgiato la persona che sono e la mia emotività ed anche il mio senso estetico. Sono elementi che influiscono sul mio umore e quindi sul mio modo di vivere e di scrivere musica. Sono fonte di ispirazione e di dannazione, anche. Non so dire razionalmente quanto ci sia di tutto questo nella musica che faccio, come chiedere alla mano destra che sensazioni gli dia la mano sinistra. È lì da sempre.

Comunque preferisco il mare. E il cuba libre.

 

 

5 – C'è una marcata dicotomia tra l'oscurità dei ritmi synth wave e post punk, una musica opaca, immersa nella foschia, che però per te vuole illuminare ed emanare luce, come mostra la copertina dell'ep, e si propone di aprire gioiose serate tra amici. Quale di questi due aspetti rispecchia maggiormente te ed il tuo progetto?

 

 

[lessness] è un progetto solista e anche solitario direi. Tutto quanto viene elaborato in solitudine, un piacere masturbatorio adolescenziale. Pertanto è portato molto alla riflessione interiore, alla meditazione ed allo studio di sé stessi. Conoscersi per uscire dal buio verso la luce. Un percorso che ho attraversato e che ho voluto condividere. Tanto è solitario e riflessivo [lessness], tanto è caciarone Luigi. Quale mi rispecchia di più? Direi entrambi ma a giorni alterni.

 

 

6 - Cosa è cambiato dai tempi de La Casa del Mirto e quale evoluzione c'è stata in te e nella tua musica?

 

 

È cambiato tutto. Dopo aver smesso con Casa del Mirto ho resettato tutto, e per tutto intendo TUTTO, e ricostruito da zero. Non c’è stata evoluzione in questo caso. Estinzione e nascita di qualcosa di nuovo e diverso. Quello che ero non è quello che sono.

 

 

7 – Il libro sul tuo comodino

 

 

Ne ho due, uno è fisso ed è La trilogia della città di K. di Agota Kristof. L’altro al momento è Barbarian Days: A Surfing Life di William Finnegan. (sempre a proposito di dopplegänger)

 

 

8 – La canzone nella tua testa

 

 

Motorcycle Emptiness, Manic Street Preachers.

 

 

9 – Film preferito

 

 

"La Guerra Lampo" dei Fratelli Marx

 

 

[…mah, forse sono un po' testuto. Si vede che siamo tutti così in famiglia. Mio padre era un po' testardo, mia madre era un po' cocciuta e così sono venuti fuori i testuti e i cocci sono suoi..].

 

 

 

 

"THE NIGHT HAS GONE TO WAR" ->

LeVacanze, un concentrato di sapore nostrano

Il duo LeVacanze rappresenta l'evoluzione degli artisti del Mezzogiorno, che si sdoganano e che, con l'omonimo ep, si aprono all'esportazione musicale proponendo un sound europeo.

 

 

 

 

Marce e sentimenti pomposi ci abbracciano come un grosso boa di strass. Per sempre potremo amare questi piccoli jingle che scandiscono la felicità, sia guardando il porto o in riva al mare.

 

 

La banchina sta sparendo, vado via per la vergogna di averti donato questa maledetta vita; vado dietro le ombre delle acque, le tenebre mi custodiranno; non piangere e non vendicarti del mondo, ma riscattati: ci sembrano dire con il brano "Settembre Fun Club".

 

 

Con "Penelope"  invece c'è una nuova accelerazione ed un tilt finale; sembra che abbiano cambiato il maledetto canale dimensionale, il giochetto ora cessa, non si può più ragionare.

 

 

I bit si susseguono con un basso sinth che ti coccola, portandoti in giro nei canonici ritrovi di svago e riflessione. Il mare o gli spazi chiusi ci fanno fare i conti con l'appiattimento generale.

 

 

Levacanze ci fanno specchiare e sfilare nelle nostre anime italiane, ci prendono per mano  e ci portano in queste riflessioni elettroniche. I luoghi sono pochi in questo paese ormai quasi isolato e ci ritroviamo in un centro commerciale, a volte così tutti uguali che potremmo girare senza documento confrontandoci con le nostre apatie (come dice il ritornello del loro brano, "Centro Commerciale" per l'appunto).

 

 

Ci aggrappiamo alle nostre immagini adolescenziali, forse ci conosciamo, forse ignoriamo il nostro io; Le vacanze ci fanno passeggiare nei nostri passati, tirando delle linee e facendo i nostri conti finali. Arriveremo a quell'orizzonte tanto atteso? Il loro canto così vellutato ci fa riscoprire ricordi: odori lontani di casa e di strade, che ci hanno insegnato a rispondere.

 

 

Questo duo è una novità nel panorama nostrano perché raccoglie e fonde sia nel modo di cantare che nell'elettronica, il meglio del passato cantautorale e del pop italiano (come Battiato, i Tiromancino, i Subsonica). Non un peso, ma anzi un probabile inizio di consacrazione, perché questo mix innovativo è fatto molto bene, anche come qualità audio. 

 

 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con questi talentuosi artisti, per farveli conoscere e per farvi scoprire la loro musica. Ecco quello che ci hanno detto: 

 

 

 

LeVacanze: come avete scelto questo nome e cosa rappresenta per voi.

 

 

“LeVacanze” più che un nome è una sensazione che abbiamo avvertito ascoltando il sound delle prime demo che abbiamo scritto. Avevamo l’intenzione di trasmettere un senso di fluidità sia nei testi che nella parte musicale e abbiamo deciso, anche nel nome, di portare avanti questa sensazione.

 

 

La Festa dei Blue Jeans: quale è la storia dietro a questa canzone?

 

 

Come spesso ci capita, in questa canzone abbiamo composto prima la parte musicale e poi il testo. Le sonorità e le ambientazioni da noi utilizzate ci hanno ispirato successivamente le argomentazioni trattate nel cantato; il concetto principale esprime sensazioni di fuga dai luoghi che non sentiamo più nostri per raggiungere una meta dov’è possibile incontrare persone più affini al nostro essere: in questo caso, un luogo visualizzato come una festa in riva al mare, al tramonto, vissuta da persone che indossano solo blue jeans.

 

 

Siete legati al mare? Cosa rappresenta per voi?

 

 

Il mare rappresenta sempre qualcosa. È un luogo suggestivo, che cambia pelle a seconda del tuo stato d’animo. Può essere un compagno o un luogo di profonda solitudine. Noi veniamo dalla parte della Campania più interna, quindi ogni volta che ci capita di raggiungere il mare ci tratteniamo qualche minuto in più per “fare il pieno”, come è giusto che sia.

 

 

La Festa dei Blue Jeans è un misto di generi: richiama le canzoni italiane anni'70, l'elettronica dei Depeche Mode, ma ha anche influssi tribali. Da chi traete ispirazione e quali sono le vostre icone?

 

 

In questo Ep è facile intuire le nostre influenze musicali. Siamo molto legati, naturalmente, al cantautorato italiano e in particolar modo a Battisti, Battiato, De Andrè ecc..

 

Poi è nato l’interesse verso i sintetizzatori, le Drum Machine, le chitarre cariche di effetti; un interesse nato probabilmente dagli ascolti dei vari Depeche, M83, Foals, Tame Impala solo per nominarne alcuni. Sarebbe impossibile citare tutti gli ascolti che hanno fatto parte del nostro percorso e che hanno senz’altro contribuito alla nascita di questo primo lavoro.

 

 

Che messaggio volete comunicare con la vostra musica?

 

 

Le cinque tracce dell’EP parlano soprattutto di noi stessi, del nostro quotidiano modo di vedere le cose. Non vi è un vero e proprio messaggio bensì la profonda necessità di auto-presentarci a qualcuno: magari un pubblico che si possa identificare in quello che raccontiamo.

 

 

Settembre Fun Club. Un sound British elettro pop che incontra un testo caratterizzato da immagini fortemente partenopee (riferimenti che troviamo anche nel video), come si conciliano queste due anime?

 

 

Noi inseguiamo un sound molto diverso da quello territoriale. Sound che inevitabilmente si scontra con un modo nostrano di raccontare qualcosa. Probabilmente non è stato fatto apposta, abbiamo semplicemente unito musica e racconto secondo le nostre massime possibilità espressive. Prima di tutto cerchiamo di trasmettere verità e se quello che si avverte è un equilibrio tra tradizione e sperimentazione, ci sta bene.

 

 

Cosa rappresenta per voi “Settembre”?

 

 

Settembre è il mese in cui tutti avvertono la possibilità di azzerare qualcosa e di poter ricominciare in meglio. Possibilità che nella maggior parte dei casi rimane soltanto una sensazione passeggera. Il brano “Settembre Fun Club” è un inno alle debolezze, alle abitudini, ai piccoli peccati che tutti noi ci trasciniamo dietro nella speranza di rimediare prima o poi. Magari il prossimo anno…

 

 

Eccoci alle nostre domande di rito. La canzone nella vostra testa

 

 

Giuseppe: in questo momento Liede – Sorridendo.
Giovanni: The National – Guilty party.

 

 

Il libro sul vostro comodino

 

 

Giuseppe: “Giorni di ordinaria follia”!
Giovanni: “La legge del deserto”.

 

 

Film preferito

 

 

Giuseppe: in assoluto sono molto legato alla trilogia di “Ritorno al futuro”.
Giovanni: “Fight Club”.

 

 

Bull funk Zoo: tipo tosto il toro del funky metal!

Tipo tosto il toro del funky metal!

 

 

I chilometri hanno cancellato le strade, tutto si tinge di rosso, nei campi parte l'inseguimento, ci dobbiamo scatenare perché l'animale che è in noi vuole scalciare. Asteroidi cadono per annientarci e poi di colpo è come se fossi sul ring, gancio dopo gancio li schivo come un pugile, pronto a scattare a ogni minima pressione.

 

 

ph credit: Sasha Maddah

 

Assaad Lakkis alias Bull funk Zoo è un ragazzaccio di Dubai, famosissimo negli Emirati Arabi, è un produttore, chitarrista, cantante, frontman di questa band che si sta facendo strada negli ultimi anni. Il loro è un misto di generi fra blues, rock e metal; un po' di Hendrix, un po' di James Brown e un tocco folle alla Rage Against the Machine.

 

 

Assad sembra un moicano o un ninja, con l'anima rossa e senza pace dell'animale più cieco di rabbia e vendetta: un toro, sì è un grosso toro, ecco a voi The Bull Funk Zoo.

 

 

L'ultimo album dei Bull è Dangerous Radio, prodotto, scritto, suonato e cantanto da Lakkis. E' uscito nel 2016. Un album così nero e ribelle da crearci quasi delle irritazioni; questo provoca il toro in eterno movimento, provoca incertezza, disagio, come la musica dei Bull.

 

 

L'album è composto da 8 brani, scaricabili dal sito www.bullfunkzoo.com, e le  tracce sono gratuite. Wish you're mine è il primo brano: esprime l'energia inesauribile, avvicinandosi come sonorità all'hard rock - genere storicamente legato a doppio filo al blues.

 

 

Spero vivamente che un giorno questa esplosiva band posso esibirsi in Italia, per apprezzare un blues rock da paura, stridolo al punto giusto.

 

 

Vicente Amigo: al cuore non si spara

Pomposa era la natura, come se si dovesse presentare ad una festa. Le tradizioni sono importanti, il garzone al lato della strada canta quasi come se stesse impazzendo ed il suo cuore gocciolasse per questo melodramma.

 

 

Battito dopo battito, come una lotta. Intrecciati, gli spari del cuore, messi in cammino da Vicente Amigo; accarezzando la storia del flamenco, costruendo i suoi segreti e omaggiando i grandi - come Paco De Lucia, ricordato nel requiem che chiude l'album Memoria de los sentidos.

 

 

Vedere, ascoltare, entrare nel ritmo del flamenco, al buio, in un teatro - il Brancaccio a Roma - che con il suo decadentismo ancora sorridente oscura tutto per la musica del sangue e del cuore, dà una sensazione sia catartica che di perplessità, mentre procede la narrazione musicale della santa madre Spagna, condita dalle voci del popolo che incarna i grandi interpreti del canto flamenco.

 

 

Ecco, sembra che le voci travalichino il palco, come a sedurti e spaventarti. In un Brancaccio composto e silenzioso - non si sente nemmeno uno scricchiolio, nonostante il pienone -  il corteggiamento prosegue e prosegue. Dove vai bellezza? Cosa ti passa per la testa? Cosa c'è in te? Non perdere il mito del calore nostrano, sembrano dirci. Le tragedie passano, la gente muore, le mode sono superate, ma il palpitante cuore delle tradizioni, si mescola alla gioventù - che non vuole forse più truccarsi, ma sì, quello sì, l'amore va bene.

 

 

Quando il corpo si muove nel rito, il flamenco scorre come un ruscello sinuoso, che piange la patria, rimane il sangue fitto dei contadini schiacciati dal nuovo dell'evoluzione e rimane solo quel magico schiocco delle mani, che intreccia il ritmo cavalcato dalla disperazione alla nuova sfida, dal vento al sole.

 

 

Continua il racconto di Vicente con la sua banda: "ohi", "ehi", esclamano. Piano piano scivolano le poche parole sulla scia delle chitarre, come a lamentarsi e gioire nel raccontare l'immensa loro passione e devozione verso il genere, che è come una religione se si prende quella strada è difficile da lasciare.

 

 

Il cuore farà sempre male, impazzirà come la maionese o scoppierà o si riparerà. Vicente Amigo ci ricorda che bisogna riflettere e soffermarsi sulle cose e che al cuore si implora, non si spara.

 

Isolated, lo splendido isolamento di Roberto Attanasio

Ricorda il primo Philip Glass, raffinato, tratteggiato, chiaro con pochi stravizi.

 

 

Isolated è il nuovo album uscito il 20 ottobre 2017 con etichetta Memory Recordins/Believe, distribuito e prodotto da Roberto, nel suo home-studio di Roma.

 

 

 

 

Isolated è composto di 8 tracce, ma in realtà è un concept album sul senso di isolamento. Le tracce sono da intendersi in un unicum ed infatti portano tutte il nome dell'album - proprio per dare l'idea dell'unicità del tema e del percorso lungo il quale ci conduce Roberto.

 

 

Appena svegli usciamo dal nostro bozzolo, quello che ci siamo creati per nasconderci o perché gli altri non ci piacciono. Isolarsi forse per stare meglio, per irrobustirci dentro, serve al nostro io; il tempo non si può fermare, ma noi possiamo rallentare, scoprirci dentro, renderci vulnerabili. Non siamo vermi, non siamo viscidi, dobbiamo solo conoscerci. Attanasio ci fa scavare dentro di noi, fin quasi a toccare l'embrione primordiale, fino a svolazzare come delle splendide farfalle.

 

 

Isolated un'opera al piano così accurata, piena di passione, di melodramma ed aspettative, per quel segnale intermittente che ci lancia il musicista. L'album inizia come se le acque si schiudessero all'interno, per sbaglio, e delle gocce che si sono perse.

 

 

Viv, la goccia più piccola, barcolla nel vortice e non riesce a reggersi al bordo: questo è un esempio della sensazione di instabilità che dà l'album e dell'isolamento che ti strappa dal petto ogni sentimento, grave di perdita. Nel prosieguo però forse l'ipotetica Viv ce la farà.

 

 

Entriamo in questo teatro con Roberto, dove piove a dirotto, zuppi ma felici, per questa rinascita che ci prende dal buio portandoci in quello splendido isolamento ovattato.

 

 

Viaggiate più volte con questo album, scoprite l'emotivitá di Roberto Attanasio e visualizzate la vostra storia nella mente.

 

 

 

Ashley Kahn ed il rumore dell’anima

Raccolta d'interviste ed articoli, pezzi di mondi musicali raccontati da Ashley Kahn. Un  critico che non critica:  mentre lo leggi ti prende e ti porta in platea, come se fossi realmente lì.

 

 

ashley kahn
Ph credit: Locus Festival

 

 

Ashley è un personaggio veramente sopra le righe. E' un gigante, ma sempre alla mano, disponibile, professionale. Parla con quella magia che solo un vero guru può avere quando ti racconta una storia davanti ad un fuoco accesso.

 

 

Questo si è evinto dall'incontro alla Casa del Jazz di Roma, tenutosi in occasione della presentazione del suo nuovo libro: Il Rumore dell'anima.

 

 

Ashley durante l'incontro ha parlato della propria passione e completa dedizione nei confronti della musica; un ambiente magico, che per chi - come lui - lo racconta in maniera geniale apre mondi dentro mondi. La musica contiene milioni di cassetti di emozioni e suggestioni e storie che possono e devono essere scritte.

 

 

Ironico nel raccontarsi, Kahn si è lasciato andare a dichiarazioni giocose: "Forse dopo quarant'anni di carriera diventerò promettente" - o anche - "Se il libro che scrivi ha colpito davvero il lettore, lo trovi in bagno o in camera da letto. Se lo trovi riposto nella libreria vuol dire che il libro è morto".

 

 

Siamo certi che il suo Rumore dell'anima diventerà una Bibbia per chi prova a scrivere di musica o lo fa di professione e - non per adulare Kahn - ma vi assicuro che, per chi ama questa arte e ne scrive, è come avere una visione quando lo si ascolta. Stupisce come, dopo tanti anni, si entusiasmi ancora facendo ascoltare i brani che hanno segnato gli inizi della sua carriera.

 

 

Per i grandi artisti vita e musica sono la stessa cosa; quando un artista arriva ad incarnare la propria musica, diventa un faro da seguire. Bisogna seguire l'identità della musica, l'istinto deve essere guidato dall'immagine che crea ed appare.

 

 

Durante l'incontro, Ashley Kahn ha parlato anche della sua esperienza come docente e di come bisogna aggredire e reinventare la professione di redattore musicale, visto che rispetto ai decenni passati girano meno soldi in questo universo e gli spazi per raccontare la musica si sono ridotti.

 

 

"Agli studenti dico tre cose all'inizio dell'anno accademico : 1) benvenuti nel mondo della musica; 2) se volete diventare professionisti della musica incontrerete personaggi e sentirete storie che mai avreste immaginato di incontrare; 3) rispettate voi stessi e la musica, solo seguendo queste due indicazioni potrete davvero preservare l'integrità della musica".

 

 

Interrogato in merito a cosa lo abbia colpito tra le tante novità discografiche, Ashley ha parlato di contaminazione musicale di generi, della scena losangelina  ed in special modo di Kendrick Lamar. Il rapper, nel suo ultimo progetto, ha fuso hip hop e jazz, chiamando nella sala di controllo i musicisti jazz e rendendoli  partecipi dell'opera complessiva e non limitando il loro contributo alla sola performance musicale.

 

 

Negli ultimi tempi, la contaminazione musicale sta prendendo piede in quasi tutto il mondo e sono sempre di più i musicisti che indossano più cappelli nel corso della propria carriera, non solo suonando o cantando, ma diventando produttori. Una consuetudine nata come necessità, che dona però una marcia in più al prodotto finale.

 

 

La classificazione forzata della musica in generi,  è secondo Ashley un deterrente, che banalizza il lavoro, la fatica e la bravura di chi realizza un album o un solo brano, ed è destinata a scomparire. Spotify ad esempio già propone una classificazione basata solo su artista ed album o brano, senza specificarne il genere. Il giornalista di musica deve uscire fuori da questi schemi precostituiti, deve togliere il coperchio al proprio giudizio, basandosi solo sul proprio bagaglio musicale. Il compito di chi scrive è finito - e davvero riuscito - quando chi legge l'articolo subito dopo va a cercare i brani trattati o proposti.

 

 

Ringrazio la Casa del Jazz di Roma per aver organizzato questo evento così magico ed educativo e ringrazio Duccio Pasqua, che ha presentato il libro ed ha mediato la comunicazione con l'artista.

Halloween: le 10 migliori colonne sonore da brivido

L'horror e i film di fantascienza spinta sono sempre stati considerati un genere di nicchia. Diseducativi, violenti, insensati.

 

Nella vita però non ci sono solo mondi buoni, puliti, incantevoli; ci sono anche paure, vizi,  soprusi, e mettere in scena questo mondo oscuro - condito di visioni di geni e non di pazzi, sicuramente strani, ma poetici ed elegantissimi anche nel terrore - può far luce nel fitto buio della mente.

 

 

Godiamoci dunque un Halloween in compagnia dei geni del surreale, che ci hanno regalato queste pellicole immortali, e della musica che aggrappa alla paura e spacca il momento.

 


 

 

1 - HALLOWEEN, LA NOTTE DELLE STREGHE: John Carpenter, 1978

 

 

Un regista - musicista folkloristico e sempre di scuro vestito. Il signor del male per antonomasia. Poche note ed è come se un trattore con il motore acceso a mille esplodesse fuori dalla mia finestra. Chi è che si avvicina e mi minaccia? E' la zucca traditrice! Noi la mangiamo, ma lei ci deride e uccide.

 

 

 

 


 

 

2 - SAW: James Wan, 2004

 

 

L'enigma della vita è la vita stessa e la libertà a volte si paga a caro prezzo.

 

 

 


 

 

3- LO SQUALO: Steven Spielberg, 1975

 

 

Il suono dell'arrivo dello squalo ancora oggi ci fa tentennare e ci intimorisce il solo mettere un piede nell'acqua. Il mito darwiniano colpisce Spielberg, che ci avverte che dietro l'angolo c'è sempre un animale più grosso pronto a predarci.

 

 

 

 


 

 

4- PSYCHO: Alfred Hitchcock, 1960

 

 

Dare delle finte coltellate come un direttore d'orchestra, solo per il piacere di far paura al pubblico. Uno sfogo di Alfred tramutato da violenza ad arte.

 

 

 

 

 


 

 

5 - L'ESORCISTA: William Friedkin, 1973

 

 

Il vicolo dietro casa urla, urla. Il lampione è deceduto, il buio accende una luce. E'arrivato chi di dovere. Non trovarmi, non cercarmi..vai via.

 

 

 

 


 

 

6 - ROSEMARY'S BABY: Roman Polanski,1968

 

 

Il canto folle è un eco nella testa, come una maledizione; per non dimenticare il dolore, il rancore. Tutto morirà tra quelle braccia.

 

 

 

 


 

 

7 - PROFONDO ROSSO: Dario Argento, 1975

 

 

Torino demoniaca. Quei palazzi così posizionati, come a svelare quell'omicidio, e l'epica, che dovrebbe giudicare, rimane con il forcone in mano.

 

 

 

 


 

 

 

8 - SHINING: Stanley Kubrick, 1980

 

 

Il maestro, solo a nominarlo c'è subito gente che si inchina. Chi non si è mai immaginato un bambino che corre con il suo triciclo spettrale in un corridoio buio?

 

 

 

 


 

 

9 - LA BAMBOLA ASSASSINA: Tom Holland, 1988

 

 

La musichetta sinistra che ipnotizza i poveri bambini, soggiogati e traditi dalla propria bambola preferita. La porcellana, piena di debolezze, domani maledirà la tua casa.

 

 

 

 


 

 

10 - HELLRAISER: Clive Barker, 1987 

 

 

Un regno maledetto e lontano, un demone con dei finti cassetti in testa. Il delirio di onnipotenza catturerà tutti noi.