Enzo Anastasio tocca il cielo con un dito con l’album “Through the sky”

"Through the sky", Enzo Anastasio con il suo primo album inedito ci porta dritti in cielo.

 

 

Il compositore e sassofonista propone nove tracce dalle atmosfere italo-americane, registrate in collaborazione con grandi artisti del calibro di Gregg Bissonnette, Jimmy Earl e David Garfield.

 

 

L'album è stato rilasciato lo scorso 7 Settembre, è prodotto da Alfa Music, distribuito da Egea Distribution ed è disponibile su iTunes, Amazon Music, Spotify e sulle principali piattaforme digitali on-line.

 

 

 

 

Enzo riporta la fusione nella musica napoletana; dopo il grande Pino Daniele - che ha reso internazionale la città - ci riprova lui, con un disco che unisce i ritmi partenopei a quelli losangelini. Anastasio riesce a creare un sound che non ti fa smettere di muoverti, come se ti portasse a passeggio per le vie delle due città, fondendole in una. Un'isola dove i fiati sono liberi e gli altri strumenti fanno il lavoro sporco, per renderli ancora più lucenti.

 

 

Enzo ha il groove nel sangue ed è anche per questo che è riuscito a convincere musicisti di grido a collaborare con lui alla creazione di questo album. Anastasio è un poeta del sax, fa innamorare con le sue note, alla ricerca di una felicità che fa sorridere, sognare e credere nell’impossibile.

 

 

E' come se questo  disco fosse stato fatto dai fratelli  Wright, che cercavano di volare e lo hanno fatto, rischiando e mettendo in gioco tutto il coraggio e le conoscenze che possedevano. Enzo è riuscito, in un periodo che di internazionale ha poco il nostro paese, a realizzare forse il sogno della vita: registrare a Los Angeles - che non è solo la città degli angeli, ma anche della jazz fusion, dei turnisti e delle radio alternative.

 

 

 

 

Enzo fa un jazz itinerante, che si ciba di quello che incontra, ma sopratutto delle sue radici. Il brano intro dell'album, Cycling in Venice beach, ci ubriaca già dall'inizio con un andamento lento, che ci fa già capire che la classe non è acqua. E' una bella fantasia. La traccia  2, Cicci and Bongy, ti fa sentire un guaglione aitante che gira per le strade del mondo, lasciando dietro di sè una scia di sound che contagia chi l'ascolta.

 

 

Broken heart ( traccia 3) ti apre il cuore con gli assoli di Enzo, con questa batteria che scandisce il tempo come un'accetta, perchè il tempo è sempre poco per innamorarsi.  Un brano fluido che ti entra dentro facendoti sentire protagonista della musica, facendoti sognare di suonare anche tu con loro. L'eleganza di Garfield dà quel tocco in più, quello sprint che bisogna sferrare per arrivare al traguardo tanto agognato.

 

 

Waiting for an Answer (traccia 4) è un brano più standard jazz, ma con la potenza di un brano progressive, tanto pieno di tempi sfalsati da farti perdere la cognizione del tempo mentre lo ascolti. Poi, quando non te lo aspetti, entra la chitarra prepotente di Federico Luongo, che ti prende come in un impeto erotico, facendoti toccare il cielo con un dito. Yeah.

 

 

For your love (traccia 5) è una cover di Stevie Wonder, cantata dalla grande Cheryl Porter, che rende il pezzo molto r'n'b con tocco di hip hop. Questo brano fa capire la duttilità di Enzo, è pieno di vita vissuta che viene urlata al mondo. Quando attacca Anastasio - come al solito - ci rigira la testa, come se dovesse arrivare la tempesta, ma invece rispunta l'amore.

 

 

Cloud ( traccia 6 ) è un brano speciale per Enzo, è dedicato alla moglie Claudia - che partecipa al brano. Come un uragano, Anastasio la vuole abbaracciare, stringerla a sè, ipnotizzato da quella voce da sirena che lo incantò. Musicalmente è un pezzo da pelle d'oca, ricorda i brani di Petrucciani. Nappi al piano e Garfield alle tastiere creano un connubio fatato, che fa capire la passione ed il sudore della vita, anche quella sentimentale.

 

 

Polarity (traccia 7) è un altro standard jazz, ma con un suono noir; quasi un trilling, che ci oscura, ma alla fine ci fa vedere quell’alba tanto attesa. Sta accandendo adesso, sta accadendo ora - sembra dire il brano -  come  fosse ossessionato da se stesso. Un giallo, il lampo, forse si scopre qualcosa. Bah, solo acqua. Bah.

 

 

Breath of North Figueroa (traccia 8) è una cascata di note che ci inebriano, spingendoci giù nell'acqua dorata. Un'oasi musicale, dove il sole risplende e il sax accompagna le note del mare. Caro Arcipelago, non ti piegare mai; resisti, il vento e l'acqua ti modelleranno, ma non ti abbateranno mai. Sun, Summer, Sun.

 

 

Si chiude questo album da bere con Stare bene a metà di Pino Daniele; una romatica suonata che porta verso la fine di un capitolo, ma poi sai si puoi aprire sempre un'altra strada dal cuore.

 

 

 


 

 

Track List

 

 

1 Cycling in Venice beach (Vincenzo Anastasio) 1:28
2 Cicci and Bongy (Vincenzo Anastasio) 4:49
3 Broken Heart (Vincenzo Anastasio) 7:43
4 Waiting for an answer (Federico Luongo) 6:27
5 For your love (Stevie Wonder) 3:24
(feat. Cheryl Porter, Kalind Haynes, Kaita Kerr)
6 Cloud (Vincenzo Anastasio) 6:49
7 Polarity (Mario Nappi) 4:00
8 Breath of North Figueroa (Vincenzo Anastasio) 5:26
9 Stare bene a metà (Pino Daniele) bonus track 1:24

 

 

 

Oltre alla prestigiosa collaborazione di Gregg Bissonnette, Jimmy Earl e David Garfield, nel disco figurano anche le voci di Cheryl Porter, Kalind Hayes e Kaita Kerr (nella rilettura di For Your Love di Steve Wonder).

La band di Anastasio è costituita dal chitarrista Federico Luongo, dal pianista Mario Nappi, dal tastierista/pianista Paolo Sessa, dal trombettista Gianfranco Campagnoli e dal trombonista Alessandro Tedesco.

Mixing e mastering sono stati effettuati da Ettore Gatta.

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #6

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

 

 

Quinta puntata.

 

 

1 - Christofer Cross - All Right

 

 

 

 

Tutto ok, ma ti chiamavano John Wayne

Tutto ok, di solito me lo chiedo da solo

Tutto ok, gente di mare e lo spritz delle due

Tutto ok, Gennaro è vivo, Vincenzo no

Tutto ok, guarda sinceramente io te lo direi

Tutto ok, i giorni caldi son finiti, rimane un baratro di ferite

Tutto ok, una volta ti chiamavi Simone e giocavi alla play ora sei Paolo e mangi solo Milky Way

Tutto ok, ti compri una mini, ti piace Soldini, ma voti Salvini

 

 

 

 

2 - Alannah Myles - Black Velvet

 

 

 

 

Senti questa puzza così forte? E' il finto blues, il finto folk. Tutta la follia del vecchio west viene fuori da quella chitarra lamentosa, che sbuffa ad ogni nota; gracchia la vecchia Suono Caldo, intratteneva i vari villaggi e paesi, quando sparare significava il proprio onore, la propria vita. Poi quella calda notte, una santa scese dal cielo, con la voce da angelo ed il seno pieno d'abbondanze. Forse noi maledetti della tana del Porco ci saremmo meritati una vecchia squinzia, non la bellezza scintillante dei tramonti e delle sempre vive notti, anche dietro un cespuglio impolverato. Il passo suadente ci avvicina, strappa le nostre condanne, ci toglie i vizi, senza temere per noi dimenticati da Dio. Anche se poi dovesse scendere davvero per salvarci, peccheremo sempre per la lurida, ma benedetta, lussuria.

 

 

 

 

3 - Journey - Positive Touch

 

 

 

 

Storie pazze, come una favola inventata su Polly Pocket. Pupazzi, sono tutti fottuti pupazzi. Io cerco di gridare ed accelerare la mia vita per stare al loro passo. Colazione, pranzo e cena, denti, notte e capelli ordinati, tutto uguale e nessuno si fa del male. Quella casetta così ordinata da pensare che prima o poi esca anche una fata. Tutto si ripete, ma basta con questa presunta quiete. Forse è solo un mondo inventato da me per non crescere, non sbagliare e continuare a cercare quel qualcosa di non definito, che alla fine sa anche un po' di cupo. Voglio una birra liquida, non fatta di gettoni di plastica; voglio una che tifi il Benfica; una finta barca per aspirare alla movida. Castello di carta prima o poi cadrai, me ne andrò da questa finta vita, come una storia di riscatto da un quartiere malfamato.

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #5

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

 

1. "The solver", John Novello

 

 

 

 

Salta, svolta, zompetta di qua e di là, come una libellula rincoglionita, ma dove andrà, chi sa...... ahahahha. La notte la risucchia dove finirà, bah. Jodie una libellula sopraffina, riesce a volare sfidando i venti; a volta cade, ma tiene saldi i denti. Varcherà quel promontorio della paura; sbarcherà in quella terra oscura, dove i venti più forti e potenti del mondo si concentrano, per decidere quale vento sia il più veloce e resistente. Jodie era stata avvisata da nonno Joseph, ma voleva dimostrare al mondo delle Libi-ellole, che lei era la libellula della leggenda dell'alivento. I saggi libellulari raccontavano l'antica profezia dell'alivento: "Quando i venti che si allenano nella lontana isola dell'east coast, si scateneranno contro Libi-ellole, nessuno si potrà salvare. Soltanto la libellula d'oro, dopo allenamenti sovrumani, potrà riportare tutto alla normalità e poi già, bah, chi sa..."

 

 

 

 

 

 

2. "Amuseum", James Newton Howard & Friends

 

 

 

 

Fanta oggi è una bibita, ma ieri cosa era e domani chi lo sa

Fanta era come la primavera

Fanta forse era una ragazza seria

Non solo giochi, incanti e fate

Fanta era un mondo nascosto con un uni senza il corno.

Da Fanta a volte non c'era ritorno, si vedevano solo palme, drappi e spade.

Fanta era un'illusione, come un gioco di prestigio senza un testimone

I brividi ci pervadevano il corpo come un coltello

Poi venivano i clown pazzi, che diventavano dei perfetti batteristi: occhiali, droga, bacchette e pasticche.

Cercavano tutti i tipi di emozione. Fanta era tutto, era un nome, un fratello o un prete ubriaco confessore.

Scale, lampi e veloci accelerazioni, quando pensavi a Fanta, ti sembrava subito fantasia e tu, Atreju, o solo un battito accellerato per il susseguirsi del lungo cammino.

 

 

 

 

 

 

3. "Charlie", Jeff Porcaro

 

 

 

 

Dietro l'angolo ci sei e ci sei stata sempre tu, io non lo sapevo o non volevo saperlo, pensavo solo alle mie fottuti ali. Volevo volare, ma già volavo; dovevo stare zitto, essere paziente e aspettarti, aspettarci. Ti giuro a volte il mondo è duro, vorrei essere forte ma non ce la faccio e poi arrivi tu, che sei sicura che qualcuno ce lo permetterà. Meglio starmene da solo, non far soffrire nessuno, aspettando quel paradiso sempre odiato, bestemmiato, ma agognato. Fa paura a tutti non sapere dove si va dopo la morte. Io non ho mai avuto paura di morire, ma da quando ti conosco, ho una paura fottuta, non voglio perdere tutto, anche se queste cose futili che ho sempre desiderato non so tutto. Porca puttana. Io non sono bravo a dire queste parole, ma tu non sei solo il mio amore, sei la testimone del mio tormento e della mia sconsiderata ossessione.

 

 

 

Claudio Lolli | Addio al menestrello del passato dimenticato dal presente

C'erano quegli anni di fuoco e di sogni; si voleva urlare, cantare al mondo quello che non ci andava. Claudio Lolli era uno di quei menestrelli, poeti della strada, con una voce rauca quasi impastata, ma era educato, nonostante tirasse bombe di parole e ritmi tormentati, che hanno fotografato un'Italia che cambiava, mutava e protestava.

 

 

 

 

Da Bologna, fucina di musicisti sopraffini, Claudio si è affermato nei primi anni 70', grazie alla sua voglia di osare e cantare in modo diverso la nostra Italia popolare.

 

 

"Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia" - "Borghesia" da Aspettando Godot del 1972.

 

 

 

 

La lotta era viva, nel suo pieno con un '68 sbocciato, ma nell'anima dei ragazzi dell'epoca mai esaurito. Nel 1972 i tumulti di quegli anni di ferro erano solo agli albori. Bologna bolliva di sommosse e riunioni segrete, i cantautori tra il bar, le piazze e le strade, cantavano quei momenti di sogni e drammi.

 

 

"È vero che non ci capiamo,che non parliamo mai in due la stessa lingua e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero che abbiamo tanto da fare e non facciamo mai niente"- "Ho visto gli zingari felici" dall'omonimo album del 1986.

 

 

 

 

Un brano illuminato, con un sound pieno di sfumature, di progressive, di blues e della magia del sax, che illumina le parole di Claudio Lolli.

 

 

Forse noi tutti dovremmo rileggere questi testi così profondi aldilà dei colori politici ormai dimenticati e senza valore, ma solo per vedere quanto sono attuali, perché le tematiche di ieri sono anche quelle di oggi: ci lamentiamo sempre e ascoltiamo poco.

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #4

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

Quarta puntata

 

 

1. Torture, The Jacksons

 

 

 

 

Trovò la luna dentro quell'ombra che lo seguiva da una vita, una tortura infinita. L'anima ti tradiva Gips; tu vagavi nei vicoli bui senza una sporca meta, ti sorvolava la testa una maledetta speranza, credevi d'essere diverso, ma quel giorno quando finalmente la luna ti illuminò, capisti subito che una vita nuova era alle porte. Tutto cambiò in un attimo.

 

 

Alla fine ogni cosa diventò rarefatta di colpo, l'amarezza e la secchezza della fauci portarono dei dubbi nella mente di Gips: "Dove ero ieri notte? Cosa ho fatto di così folle per non ricordare? Continuo a vomitare". La tortura è perenne, di giorno, di sera, nel sonno, come un Nightmare qualunque. La finzione si fonde con la vita, i mostri del passato si uniscono a quelli presenti. Ti prego amico, dammi quella tanto agognata pasticca.

 

 

 

 

 

2. The Other Side, Toto

 

 

 

 

C'era un accampamento nella vecchia America, c'erano i pellerossa, i cowboy e gli sceriffi pazzi, che dettavano legge. Poi il cemento, l'evoluzione ed il sangue cambiarono ogni fottuto dettaglio e strapparono i ricordi di una rivalità accesa. Le praterie trasformate in città luccicanti, le riserve indiane in casinò di successo. Tutto muta, è l'altra parte della medaglia, quando quel ritmo tribale africano ti cambia e poi cessa, il famoso richiamo della foresta perde di significato per favorire il progresso, regresso, progresso.

 

 

Ti risvegli di colpo, grande capo, e l'amore bussa alla tua porta, come una nuova felice scoperta. Non pensi più alla politica, la natura ti fa schifo di colpo, conta solo quel bagliore - cioè l'amore - che come quel ritmo africano ti cambia nuovamente, facendoti spuntare gli occhi dal cuore.

 

 

 

 

 

3. Abacab, Genesis

 

 

 

 

Il sole sorge davvero non è solo una mia visione ossessione - Abacab.

Strilla, strilla stronzetto del terzo millennio. Vediamo quando la corrente andrà via - Abacab.

Le illusioni cercano di portarti sulla cattiva strada, tu ascoltale ugualmente, al massimo poi spara - Abacab.

Il violino un giorno mi farà impazzire. Troviamo un suono ancor più fastidioso per ucciderci definitivamente: il synth anni 80 - Abacab.

La vita, i soldi, ci si droga - Abacab.

Balla balla ballerino, mangio mangio un mandarino e divento un damerino - Abacab.

 

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #3

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

Terza puntata

 

 

1- Clif Magness, Jenny's in Love

 

 

 

 

C'era una valle lontana chiamata Zincava, tutta fatta di zinco e brillava, attirava chiunque. Sembrava fatata perché illuminata, ma il suo grigiore nascosto dall'azzurrognolo era premonitore di una tristezza intrinseca della valle. Zincava aveva delle torri, sopra però non c'erano degli arcieri, ma dei chitarristi capelloni che attiravano i poveri malcapitati con i loro assoli strazianti. C'era una regina di nome Zincavasa dagli occhi viola e i capelli porpora, tutto il popolo Zincaviano pendeva dalle sue labbra, la sua bellezza teneva tranquillo il loro destino. Quando però Zincavasa era triste tutto si oscurava, i suoi capelli neri diventavano come la pece. Un alone dark metal invadeva il ridente paese, fino all'arrivo del bel ragazzo di turno dalla voce di sirena; in quel momento tutto tornava subito alla normalità e si dava il via ad un lussureggiante pasto musicale.

 

 

 

 

 

2- Michael Stanley Band, Someone like you

 

 

 

 

La società è in declino, le fabbriche fatiscenti sono in abbandono. Tutto è fermo, impolverato, è un mondo maledetto, non più incantato. Un germoglio nato dal caso cerca di trovarsi un posto nel dramma e nella desolazione. Qualcosa o qualcuno cerca di nascere come te, tu che hai rovinato questo mondo in modo malsano, per placare i tuoi vizi e la sete di potere. Il futuro e la natura si unirono per difendere l'eletto, per proteggere quel fiore così prezioso che dopo la sua nascita non doveva diventare un culto o una religione, ma solo un grido di liberazione. La liberazione da quel motto che ti inculcano da bambino, quando ti spiegano che è giusto fare solo certe cose e non fare tutto di continuo, per rendere il mondo e te stesso come un delfino libero di viaggiare, giocare e finalmente liberarsi in quell'oceano di avventure, morti e reincarnazioni.

 

 

 

 

3- Dazz Band, Let it Whip

 

 

 

 

C'era un tipo che girava di notte, sembrava un mezzo mostro, con una passione: frustare. Frustate a destra e sinistra, frustate a tradimento, senza un mezzo avvertimento, si chiamava Sonny Whip. Sonny una volta aveva un talento: era un killer su commissione, veniva chiamato da tutti, come un supereroe, perchè uccideva tutti gli insetti fastidiosi e traditori con la sua frusta. Era un vip, Whip. Feste dedicate a lui, fiere delle uccisioni, dove spiegava e dava dimostrazione del suo talento borderline. Poi un equipe tedesca un giorno ha trovato un'insetticida così violento da sterminarli tutti. Sonny è rimasto solo, senza un nuovo delitto o una nuova tortura da inventare. Impazzito del tutto si è rifugiato nell'ultimo piccolo angolo di mondo dove gli insetti continuavano a prolificare, è diventato loro amico e ha promesso loro di vendicarli a colpi di frusta contro quell'uomo che ha deciso di porre fine alla leggenda del mitico Sonny Whip.

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #2

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

Ph credit: Pinterest

 

 

 

Seconda puntata

 

 

1- Womack & Womack, Teardrops

 

 

Ph credit: BBC UK

 

 

Una ragazza bellissima che affascina il mondo con la sua gentilezza arcigna, non permette a nessuno di avvicinarsi, non riesce ad essere empatica; non riesce a mostrare le proprie emozioni, le custodisce dentro di sé, cospargendo il mondo di lacrime, che cominciano a danzare perché vogliono comunicare allegria.

 

Le sue soffici lacrime non comunicano però allegria, ma commozione e fanno intenerire tutti. A volte cerca di distruggere tutto ed usare le lacrime come terroriste - le fa esplodere vicino alla gente per chiedere aiuto, perché da sola forse non ce la farà. Le lacrime però sono coraggiose, continuano la loro missione: vogliono regalare empatia e non rimanere solo dentro quella bella ragazza di nome Maria.

 

 

 

 

 

 

2- Stan Meissner, It's no secret

 

 

 

 

Mi ricordi è quasi magia Johnny, quel ragazzo così educato ed impacciato, che nascondeva un mondo. Era un latin lover ed un numero uno e non lo sapeva, inconsapevolmente con le sue avventure - disavventure - animava la sua realtà, creando amori ed incontri colorati. Era magico ma impacciato, aveva trovato quelle due amiche e si era creato un triangolo amoroso inaspettato, pieno di spigolature e curve così dolci da cariare poi il palato. Un giorno ti svegli e credi di essere Johnny, ma non hai i super poteri, non hai un mondo soffuso e rallentato e non ci sono quelle due ragazze che aspettano un tuo cenno - e non una tua gaffe. Nel nostro mondo, quando il flusso di magia ti entra dentro, grazie ad una canzone o ad un evento che ti può cambiare, non bisogna dire "è quasi magia", ma incanalare il momento,  accelerare ed andare di corsa via, lontano da quell'oscuro segreto.

 

 

 

 

 

 

3- Billy Chinnock, Somewhere in the night

 

 

 

 

Strilla ancora quella maledetta stronza. La Luna anche stasera non vuole star zitta, si continua a lamentare..maledetta fase lunare. Sente la puzza della notte fin lassù; come uno spettro indebolisce noi umani con la sua influenza; trasformazioni spettrali, onde ormonali che invadono le case e le strade. La gente cade in uno stato di euforia, tra delitti ed atti impuri compiuti davanti a tutti. Senti i tormenti, sfogati Luna, fai crollare ogni volto, ogni paura, ogni regola scritta, inverti tutto e fai tornare un'altra notte. Ridacci quell'impulso giusto, non cambiare la nostra fase se cambia la tua. Basta essere egoisti, senti quest'urlo liberatorio e ricomincia ad amarci. Forse non serve parlarle, lei non sente. Prima o poi forse, in questa folle notte, ci ascolterà, si placherà e tutto di colpo tornerà alla normalità, ma la puzza di sicuro tornerà.

 

 

 

Colapesce @ Villa Ada – Roma incontra il mondo | Live Report

"Il sapore dei ricordi è aspro come limone" - Totale

 

 

Ph. credit: Villa Ada - Roma incontra il mondo (Pagina fb)

 

 

Il 30 Giugno 2018 a Villa Ada (Roma), si è esibito il cantautore folk Colapesce (alias Lorenzo Urciullo).

 

 

L'artista finalmente, dopo anni di musica in giro per l'Italia, si sta consacrando. La sua sicurezza nel cantare live, la sua empatia verso il pubblico e la sua partecipazione durante lo spettacolo, migliorano ad ogni live. Questa non è una critica, ma anzi il contrario; per artisti che si sono fatti da soli, spesso la performance dal vivo è solo un' isola d'approdo. Colapesce ora va in scena, non si limita a cantare, manda dei messaggi e si traveste, per andare oltre alla sua voce ed affiancare un'immagine di sè più teatrale che musicale.

 

 

Nella fantastica cornice di Villa Ada - Roma incontra il mondo, già fiabesca di suo, Colapesce è riuscito ad incantare il pubblico con i suoi testi di protesta educata e poetica.

 

 

Le sue filastrocche si sono intrecciate nei chiaroscuri del parco, creando un gioco di luci e parole davvero inaspettato.

 

 

Cresce sempre di più come artista, è un work in progess personale - anche nell'interazione con il pubblico. In occasione di questo live il cantante ha proposto delle cose particolari: si è vestito da prete, affiancato dalla band - anch'essa vestita coi paramenti sacri - per ricordare ed omaggiare il suo ultimo lavoro "Infedele".

 

 

Non sono mancati i suoi cavalli di battaglia, come "Totale" o "Satellite". Proprio quest'ultima canzone ha dato inizio al concerto, dopo che il cantautore siciliano si è presentato sul palco con una maschera da pesce. Seppur ancora giovanissimo, Colapesce ha già dalla sua pezzi ormai consolidati nel repertorio ed i suoi fan conoscono i testi a memoria e li hanno cantati insieme a lui, non perdendo neanche una parola.

 

 

Durante il concerto Colapesce ha ripercorso tutte le tappe del suo cammino musicale, cantando i brani tratti da "Infedele" ed alcuni tratti da "Ecomostro".

 

 

Parole semplici ed atmosfere surreali, nella sua pacatezza Colapesce è concettuale e dirompente, arriva come un pugno dritto allo stomaco.

 

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #1

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

Prima puntata

 

 

1 - Richard Marx, Nothing to hide

 

 

 

 

 

Piano piano la libertà si insinua in una vita disciplinata, fatta di: mi sveglio, mi lavo, faccio colazione, poi scuola ed al ritorno i compiti. Un bel giorno scopri che ti puoi ribellare, che la responsabilità è tua, ma a te non frega nulla, conta solo il vento tra i capelli, bere una birra e fare sega a scuola.

Poi continui a crescere e contano solo le pulsioni sessuali ed avere una macchina che funzioni, ciò che non cambia mai però è la voglia di ribellarsi, di essere diverso.

Cerchi l'amore diverso, solo per dire; visto che storia che ti è capitata. Di colpo arrivano i trenta, forse vicino hai la donna che ami, ma lo sai e non lo sai. All'improvviso ricominci a bere, in cerca di qualcosa che neanche tu sai cosa sia e dove sia, ma la notte, di ogni maledetto giorno, continua a ridere e ad accendersi.

 

 

 

 

 


 

 

2 Firehouse, When I look into your eyes

 

 

 

 

 

In un mondo che non rispetta, gli sguardi degli altri contano sempre più. Il guardarsi dentro quando la gente non si guarda più, il risentimento verso estranei che nemmeno si conoscono, solo perchè la rabbia ci divora. Dove sono finiti i nostri occhi da bambini? Era vera qualunque cosa si vedeva, si osservava, perchè l'unica cosa che importava era guardare gli occhi di chi avevi di fianco per fidarti e pensare che qualunque cosa sarebbe finita bene.

La verità è racchiusa negli occhi che immaginavi di vedere, nei tuoi sogni o nelle onde, poi un brivido ti pervade quando sei assorto e ti spinge a muoverti finalmente, senza porti domande e senza fidarti più di nessuno, neanche di quegli occhi materni che ti hanno cresciuto. Alla fine dei giochi, rimani solo tu.

 

 

 

 


 

 

3 Tim Finn, Not even close

 

 

 

 

Andare verso una destinazione pre-impostata, per esempio il mare, un parco o a pranzo con i parenti; magicamente come di colpo la macchina sterza da sola, come un grande tappeto volante. Il mondo ti entra in una mano, svolazzi per i posti tanto desiderati; poi ecco il mare, meravigliosa creatura, che cerca di sfondare i confini e coinvolge tutto con la sua forza.

Adesso sei indebolito come me, che vengo da te, non perchè mi va, ma solo perchè ci devo venire. Con i panini, gli asciugamani e mi raccomando prendi quel cazzo d'ombrellone. Io ti sorvolo con il mio tappeto macchina, perchè finalmente mi va, voglio sentirmi libero come te, che quando ti va inondi una maledetta isola solo perchè ti va. Forse come mi incazzo io la mattina solo perchè ho digerito male, avrai digerito male anche tu.

 

 

 

Jeffrey Piton: il canto della speranza e della saggezza

I ragazzi del Quebec hanno il cuore forte e Jeffrey Piton è un cavaliere errante dai sentimenti puri, che tocca le viscere di chi lo ascolta. I cuori forti si devono fortificare, come la buona musica ed il Whisky. Jeffrey presenta il suo nuovo singolo On My Own, che anticipa il suo album in uscita nell'autunno 2018.

 

 

 

 

On My Own parla di un uomo che si perde, non si ritrova, e per tornare a casa deve contare solo sulle proprie forze, perchè solo credendo estremamente in se stessi ed in quello che si fa, nella vita si può tutto. Un brano di speranza, come un augurio per il mondo e per se stesso, per una lunga carriera piena di significati e di successi. Quando nessuno ti porge una corda o una mano per tirarti su da quel pantano che metaforicamente è la vita - o un deserto come nel caso del videoclip - non per forza devi essere Mc Gywer per uscirne fuori. Il brano cerca di infonderci la sicurezza che ci manca e questi cori in On My Own ci danno la carica per andare avanti senza voltarci indietro; per capire dove stiamo andando delle volte basta solo dire "ce la faccio" ed andare avanti fino al tanto agognato traguardo.

 

 

Il Canada si sta interessando a questa voce così densa di vita e pensieri ottimisti verso l'umanità ed i successi di Jeffrey sembrano essere appena iniziati.

 

 

Abbiamo chiacchierato con lui e gli abbiamo posto qualche domanda per conoscerlo meglio. Ecco a voi Jeffrey Piton!

 

 

1) Jeffrey puoi dirci qualcosa sulla tua canzone "On my own"?

On My Own è una canzone sulla speranza. In pratica dice che, quando il gioco si fa duro, è bello avere qualcuno al tuo fianco che ti aiuti a rimetterti in piedi.

 

2) Cosa vuoi comunicarci con la tua musica?

Dipende, varia da canzone a canzone, ma fondamentalmente ruota sempre intorno all'amore. Tendo a scrivere su cose che sono successe a me o alle persone a me vicine ed a raccontare la quotidianità.

 

3) La tua voce mi parla di lunghi viaggi e di scelte difficili. È vero?

Sì e no. Mi piace credere di essere ancora all'inizio del mio viaggio come cantautore, quindi ho ancora molto lavoro da fare e cose che vorrei realizzare. Non posso lamentarmi e parlare di un lungo viaggio con scelte difficili, ma come compositore di canzoni, ho assolutamente alti e bassi!

 

4) On my own racconta la storia di un uomo che sta tornando dal deserto alla città, perché dovremmo preferire la metropoli?

Bella domanda! Proprio come nel videoclip, penso che tutti abbiamo il nostro deserto e la nostra città dentro di noi. A volte, un cambio di scenario può essere bello.  🙂

 

5) Il tuo folk è un'ode alla speranza?

Mi piace pensare che lo sia! È un tema ricorrente in molti dei miei lavori, questo è sicuro.

 

6) Il Canada è un fattore importante nella tua musica?

Non penso che abbia un impatto diretto sulle mie canzoni, ma ha dato forma a chi sono come persona e come cantautore.

 

 


 

 

1) Jeffrey can you tell us something about your song “On my own”?

On My Own is a song about hope. It basically says that when the going gets rough, it's nice to have someone by your side to help you get back on your feet.

 

2) What does your music want to communicate?

It really depends on every song, but it basically revolves around love. I tend to write about things that have happened to me or the people close to me, and everyday encounters.

 

3) Your voice tells me about long journeys and hard choices. Is it true?

Yes and no. I like to believe I'm still at the beginning of my journey as a singer-songwriter, so I still have a lot of work to do and things I would like to accomplish. I couldn't complain about a long journey with hard choices, but as a songwriter, I absolutely do have ups and downs!

 

4) On my own is about a man going back from the desert to the city, why should we choose the city?

Good question! Just like in the videoclip, I think we all have our own desert and city inside of us. Sometimes, a change of scenery can be nice.  🙂

 

5) Is your folk an ode to hope?

I like to think it is! It's a recurring theme in a lot of my work, that's for sure.

 

6) Is Canada an important factor in your music?

I don't think it has a direct impact on my songs, but it did shape who I am as a person and a songwriter.