Enzo Anastasio, il poeta del sax live con Garfield e Luongo

Ci sono ancora dei musicisti che girano nei piccoli locali storici, che respirano musica e suonano come mamma li ha fatti. Enzo Anastasio è uno di quei musicisti a cui piace sporcarsi con la musica di qualità. Le persone pendono dal suo sax.

 

 

 

 

Anastasio, con il suo ultimo tour (che segue il suo ultimo album Through the Sky ), ci ha fatto respirare aria di Los Angeles, con quel vento che ti scalda e ti fa sentire bene. La qualità non viene da sé e nella data in cui ho avuto il piacere di essere ospite - giovedì 15 novembre al BIG MAMA di Roma - si è fatto spalleggiare dagli straordinari musicisti che hanno suonato nel suo album: Federico Luongo e David Garfield.

 

 

Federico: chitarrista doc, finissimo nel suo stile quasi controllato, che ti fa entrare in un altro mondo. E' strabiliante quando suona, ha un orecchio finissimo; non perde nell’improvvisare, anzi acquista quel quid in più.

 

 

Durante la serata però, sia Federico che Enzo hanno dovuto dare il meglio di sé per tenere testa a quel toro scatenato di Mr. David Garfield, musicista raffinato, che ha suonato con il mondo sempre in modo umile e professionale, ma mettendoci sempre quell’euforia ed un po’ di pazzia che lo contraddistingue.

 

 

"David Garfield è stato per me un incontro speciale - mi ha raccontato Anastasio - un musicista con esperienza incredibile, una musicalità e gusto unico, persona sensibile e carismatica...un amico. Grazie a lui sono riuscito a registrare il disco a Los Angeles, è stato il mio gancio in America. Gli devo molto. L’esperienza vissuta insieme qui in Italia ha rafforzato ancora di più il nostro rapporto musicale e di amicizia. Momenti irripetibili vissuti insieme sui vari palcoscenici...non vediamo l’ora di replicare. Federico Luongo è uno dei miei migliori amici (come un fratello per me) musicista talentuoso, dotato di una tecnica formidabile, una persona stupenda, sempre disponibile e scrupoloso. Oltretutto sempre presente nei miei progetti come chitarrista, ha curato molti degli arrangiamenti del mio disco Through the sky. Federico è il mio compagno di viaggio musicale".

 

 

 

Sul palco con Anastasio, oltre a Luongo e Garfield, anche i DA NU JAZZ 4et: Costantino Kosta Ladisa (sax), Francesco Puglisi (basso), Antonio Iammarino (tastiere), Andy Bartolucci (batteria).

 

Kosta e Anastasio hanno suonato entrambi il sax alto. Un'esperienza inconsueta, una formazione che non ha creato confusione come si penserebbe, ma che al contrario ha dato il via ad un botta e risposta che armonizzava a dovere i pezzi della serata.

 

 

"Through the sky" è il primo album inedito di Enzo, nove tracce dalle atmosfere italo-americane, un sound che non ti fa smettere di muoverti, di ballare. Sentirle suonate dal vivo è un'esperienza unica, che consiglio davvero a tutti gli amanti della musica e del sax, suonato meravigliosamente.

 

 

Anastasio è un poeta del sax, fa innamorare con le sue note, alla ricerca di una felicità che fa sorridere, sognare e credere nell’impossibile.

 

 

 

David Garfield | Quattro chiacchiere con una leggenda musicale

Un musicista che è l'esempio vivente di come si suona per se stessi e per gli altri. David è uno dei musicisti che ha contribuito a rendere leggendaria e di alto livello la scena musicale losangelina; ha lavorato con i più grandi musicisti americani (e non solo), apprendendo con umiltà da tutti, dando se stesso e lavorando solo con coloro con cui aveva una vera e propria alchimia musicale.

 

 

 

 

Quando scatta la scintilla tra due musicisti il grosso è fatto e da lì si apre una storia, un sodalizio, che crea un nuovo sound. David torna con un nuovo suo album, un album di pezzi di vari generi in chiave "word jazz", come piace a lui. Jazz Outside the Box è pieno di amore verso il jazz, è un lavoro tra amici, per dare un nuovo significato a vecchi pezzi. Uscito il 23 marzo scorso, Jazz Outside the Box vede grandi nomi suonare con David.

 

 

1) David oltre ai tuoi progetti musicali, hai lavorato molto come tournista. Ci parli di questa figura, che a mio parere ha un ruolo chiave nella musica moderna?

 

 

Come musicista itinerante, il mio lavoro è sostenere l’artista e cercare di aiutarlo a portare la sua visione ai loro fan intorno al mondo.

 

 

2) E il tuo ultimo lavoro, Jazz-Outside the Box? Per favore, parlaci di questo progetto e delle grandi collaborazioni che ci sono nell'album.

 

 

Questo è il primo di una serie di dischi che fanno parte di questo progetto. Questo volume è stato messo insieme per presentare alle radio jazz di tutto il mondo i brani più jazz del progetto. Le collaborazioni in questo disco sono numerose - da Randy Brecker (uno degli eroi della mia gioventù) a Denny Dias, il chitarrista originale degli Steely Dan. Joe Porcaro suona due canzoni all'età di 87 anni ed abbiamo coinvolto anche Michael McDonald nei cori nella nostra versione di "Fragile", una grande canzone di Sting. Ho anche avuto una grande collaborazione con il bassista-arrangiatore John Clayton per una sessione 24-corde. Ho poi collaborato con il mio amico John Densmore (membro fondatore di The Doors) ad un'interpretazione parlata dei testi di Horace Silver su "Song For My Father", tutto ciò è stato particolarmente emozionante per me.

 

 

3) Nel corso della tua carriera hai suonato con grandi musicisti, chi ti ha dato di più e da chi sei rimasto più colpito?

 

 

Sono sempre stupito dalla profondità del talento nel mondo della musica, specialmente da quelli che sono arrivati ​​ai massimi livelli - che si tratti di George Benson, Smokey Robinson, Freddie Hubbard, Steve Gadd o Natalie Cole. Vedere come lavorano questi artisti da vicino è fonte di ispirazione. Ognuno ha un unico e potente dono.

 

 

4) In due canzoni del tuo ultimo album sentiamo Joe Porcaro: puoi parlarci del tuo rapporto con la famiglia Porcaro?

 

 

Ho avuto la fortuna di incontrare Steve Porcaro nella casa di famiglia nel 1974 grazie al mio amico Carlos Vega (un batterista). Nel corso degli anni ho avuto modo di conoscere Steve, i suoi fratelli e infine i suoi genitori. Joe è un grande batterista jazz e ha un gruppo jazz con Emil Richards. Una volta, avevano bisogno che io suonassi con loro ad un evento di beneficenza a scuola dei bambini. Ci siamo capiti all'istante, dato che al tempo ero un musicista di be-bop jazz, e ci siamo trovati musicalmente. Da quel momento in poi mi hanno chiamato spesso per suonare con loro, oltre a suonare con Joe. Ho avuto modo di fare amicizia con lui e con tutta la sua famiglia. Ho avuto il piacere di collaborare con Mike Porcaro in un concerto speciale in Germania, che divenne il suo progetto solista "Brotherly Love", pubblicato per la mia etichetta.

 

 

5) Il tuo ultimo album è pieno di sfumature di Jazz. Cos'è per te il Jazz?

 

 

Il jazz è la massima libertà di espressione, l'improvvisazione basata su schemi e accordi ed ovviamente anche su buoni ritmi.

 

 

6) A cosa pensi quando suoni e cosa pensi che provino le persone quando ascoltano la tua musica?

 

 

Non penso molto quando suono. Cerco solo di prestare attenzione a ciò che sta accadendo sul palco e fuori e provo ad essere un tramite tra la musica ed il pubblico. Non so cosa provano, ma mi piace quando le persone mi dicono che hanno vissuto una bella esperienza. Le standing ovations ci dimostrano che siamo riusciti nel nostro intento ed abbiamo stabilito una connessione con le persone.

 

 

7) David, quando verrai a suonare in Italia?

 

 

Sono venuto in Italia a novembre per un tour come ospite del sassofonista Enzo Anastasio, con il quale ho recentemente avuto il piacere di registrare qui a Los Angeles. Spero di tornare presto.

 

 

8) Secondo me uno dei tuoi progetti musicali più belli è stato quello con i Los Lobotomys. Cosa ha significato quell'esperienza per te?

 

 

Suonare in una band con il grande Jeff Porcaro è stata un'emozione per me. A quel tempo ero un giovane musicista e suonare in studio con un'icona come lui è stato splendido. Siamo andati subito d'accordo ed abbiamo provato solo la notte prima della registrazione. Poi abbiamo suonato due sessioni davanti ad un pubblico live durante il recording studio The Complex here in LA. I musicisti che hanno preso parte all'evento erano pazzeschi: Joe Sample, Will Lee, Lenny Castro, Steve Lukather and Brandon Fields e special guests Vinnie Colaiuta e Carlos Vega. Abbiamo registrato le tracce e dopo le abbiamo mixate, ci sono volute solo un paio di modifiche. E' ancora oggi uno dei lavori più belli che io abbia mai fatto. Tenete gli occhi aperti per il nuovo lavoro dei Los Lobotomy's, è stato rilasciato lo scorso novembre!

 

 

 


 

 

 

 

 

1) David in addition to your musical projects, you worked a lot as a tournist. Can you explain to us this role so essential in modern music?

 

 

As a touring musician, my job is to support the artists and try to help them carry their vision to their fans around the world.

 

 

2) What about your latest work, Jazz-Outside the Box? Please tell us about that project and the great collaborations to it.

 

 

This is the first of several discs in a big multidisc project. This volume was put together to present the jazzier tunes of the project to jazz radio around the world.The collaborations on this disc are extensive -  from Randy Brecker (one of my heroes growing up) to Denny Dias, the original guitarist from Steely Dan. Joe Porcaro plays two songs at age 87 and we include Michael McDonald on backing vocals on my version of “Fragile,” a great Sting song. I also had a great collaboration with bassist-arranger John Clayton for a 24-piece string section. Collaborating with my friend John Densmore (founding member of The Doors) on a spoken word interpretation of Horace Silver’s lyrics on “Song For My Father” was especially thrilling for me.

 

 

3) In your career you played with great musicians, who gave you more? And who were you mostly impressed by?

 

 

I’ve never ceased to be amazed by the depth of talent in the music world, especially from those who have made it to the top levels - whether it be George Benson, Smokey Robinson, Freddie Hubbard, Steve Gadd or Natalie Cole. To see how these artists work up close is inspiring.They each have unique and powerful gifts.

 

 

4) Since in your last album, in two songs, we hear Joe Porcaro: can you tell us about your relationship with the Porcaro family? 

 

 

I was fortunate to meet Steve Porcaro at the family house back in 1974 through my friend Carlos Vega (a drummer).Over the years, I got to know Steve, then his brothers and eventually, his parents. Joe is a great jazz drummer and had a jazz group with Emil Richards.One time, they needed me to play with them at a charity event at the kids’ school. We hit it off instantly as I was originally a be-bop jazz player myself and we gelled musically.From that point on, they called me frequently to play with them and in addition to playing with Joe. I got to be good friends with him through my association with the whole family.I had the pleasure of collaborating with Mike Porcaro at a special concert in Germany, which became his solo project “Brotherly Love,” released on my label.

 

 

5) Your latest album is full of nuances of Jazz. What is Jazz to you?

 

 

Jazz is the ultimate freedom of expression, improvisation based on chordal patterns and forms, and of course, good rhythms.

 

 

6) What do you think when you play and what do you think people feel when they listen to your music?

 

 

I don’t think a lot when I play. I just try to pay attention to what is happening on stage and off and try to be a channel between.I don’t know what they feel, but I like it when people tell me they had a great time. Standing ovations always convey that we got our point across and connected with people.

 

 

7) David, when will you come and play in Italy?

 

 

I came to Italy in november to tour as a guest with saxophonist Enzo Anastasio who I had the pleasure of recording with recently here in LA. I hope to come back soon.

 

 

8) In my opinion, one of your most beautiful musical projects was Los Lobotomys. Can you tell us something about that experience?

 

 

Playing in a band with the late great Jeff Porcaro was one of the biggest thrills for me and as a younger musician, to play with a studio icon like him was exhilarating. We got together and rehearsed the night before. Then we performed two sets in front of a live audience in a recording studio called The Complex here in LA. The lineup was amazing: Joe Sample, Will Lee, Lenny Castro, Steve Lukather and Brandon Fields with special guests Vinnie Colaiuta and Carlos Vega. We recorded live to multitrack and then did a proper mix with only a couple of fixes. It still is one of the best things I have ever done. Keep an eye out for Los Lobotomy’s next recording, which was released in november.

 

 

Enzo Anastasio tocca il cielo con un dito con l’album “Through the sky”

"Through the sky", Enzo Anastasio con il suo primo album inedito ci porta dritti in cielo.

 

 

Il compositore e sassofonista propone nove tracce dalle atmosfere italo-americane, registrate in collaborazione con grandi artisti del calibro di Gregg Bissonnette, Jimmy Earl e David Garfield.

 

 

L'album è stato rilasciato lo scorso 7 Settembre, è prodotto da Alfa Music, distribuito da Egea Distribution ed è disponibile su iTunes, Amazon Music, Spotify e sulle principali piattaforme digitali on-line.

 

 

 

 

Enzo riporta la fusione nella musica napoletana; dopo il grande Pino Daniele - che ha reso internazionale la città - ci riprova lui, con un disco che unisce i ritmi partenopei a quelli losangelini. Anastasio riesce a creare un sound che non ti fa smettere di muoverti, come se ti portasse a passeggio per le vie delle due città, fondendole in una. Un'isola dove i fiati sono liberi e gli altri strumenti fanno il lavoro sporco, per renderli ancora più lucenti.

 

 

Enzo ha il groove nel sangue ed è anche per questo che è riuscito a convincere musicisti di grido a collaborare con lui alla creazione di questo album. Anastasio è un poeta del sax, fa innamorare con le sue note, alla ricerca di una felicità che fa sorridere, sognare e credere nell’impossibile.

 

 

E' come se questo  disco fosse stato fatto dai fratelli  Wright, che cercavano di volare e lo hanno fatto, rischiando e mettendo in gioco tutto il coraggio e le conoscenze che possedevano. Enzo è riuscito, in un periodo che di internazionale ha poco il nostro paese, a realizzare forse il sogno della vita: registrare a Los Angeles - che non è solo la città degli angeli, ma anche della jazz fusion, dei turnisti e delle radio alternative.

 

 

 

 

Enzo fa un jazz itinerante, che si ciba di quello che incontra, ma sopratutto delle sue radici. Il brano intro dell'album, Cycling in Venice beach, ci ubriaca già dall'inizio con un andamento lento, che ci fa già capire che la classe non è acqua. E' una bella fantasia. La traccia  2, Cicci and Bongy, ti fa sentire un guaglione aitante che gira per le strade del mondo, lasciando dietro di sè una scia di sound che contagia chi l'ascolta.

 

 

Broken heart ( traccia 3) ti apre il cuore con gli assoli di Enzo, con questa batteria che scandisce il tempo come un'accetta, perchè il tempo è sempre poco per innamorarsi.  Un brano fluido che ti entra dentro facendoti sentire protagonista della musica, facendoti sognare di suonare anche tu con loro. L'eleganza di Garfield dà quel tocco in più, quello sprint che bisogna sferrare per arrivare al traguardo tanto agognato.

 

 

Waiting for an Answer (traccia 4) è un brano più standard jazz, ma con la potenza di un brano progressive, tanto pieno di tempi sfalsati da farti perdere la cognizione del tempo mentre lo ascolti. Poi, quando non te lo aspetti, entra la chitarra prepotente di Federico Luongo, che ti prende come in un impeto erotico, facendoti toccare il cielo con un dito. Yeah.

 

 

For your love (traccia 5) è una cover di Stevie Wonder, cantata dalla grande Cheryl Porter, che rende il pezzo molto r'n'b con tocco di hip hop. Questo brano fa capire la duttilità di Enzo, è pieno di vita vissuta che viene urlata al mondo. Quando attacca Anastasio - come al solito - ci rigira la testa, come se dovesse arrivare la tempesta, ma invece rispunta l'amore.

 

 

Cloud ( traccia 6 ) è un brano speciale per Enzo, è dedicato alla moglie Claudia - che partecipa al brano. Come un uragano, Anastasio la vuole abbaracciare, stringerla a sè, ipnotizzato da quella voce da sirena che lo incantò. Musicalmente è un pezzo da pelle d'oca, ricorda i brani di Petrucciani. Nappi al piano e Garfield alle tastiere creano un connubio fatato, che fa capire la passione ed il sudore della vita, anche quella sentimentale.

 

 

Polarity (traccia 7) è un altro standard jazz, ma con un suono noir; quasi un trilling, che ci oscura, ma alla fine ci fa vedere quell’alba tanto attesa. Sta accandendo adesso, sta accadendo ora - sembra dire il brano -  come  fosse ossessionato da se stesso. Un giallo, il lampo, forse si scopre qualcosa. Bah, solo acqua. Bah.

 

 

Breath of North Figueroa (traccia 8) è una cascata di note che ci inebriano, spingendoci giù nell'acqua dorata. Un'oasi musicale, dove il sole risplende e il sax accompagna le note del mare. Caro Arcipelago, non ti piegare mai; resisti, il vento e l'acqua ti modelleranno, ma non ti abbateranno mai. Sun, Summer, Sun.

 

 

Si chiude questo album da bere con Stare bene a metà di Pino Daniele; una romatica suonata che porta verso la fine di un capitolo, ma poi sai si puoi aprire sempre un'altra strada dal cuore.

 

 

 


 

 

Track List

 

 

1 Cycling in Venice beach (Vincenzo Anastasio) 1:28
2 Cicci and Bongy (Vincenzo Anastasio) 4:49
3 Broken Heart (Vincenzo Anastasio) 7:43
4 Waiting for an answer (Federico Luongo) 6:27
5 For your love (Stevie Wonder) 3:24
(feat. Cheryl Porter, Kalind Haynes, Kaita Kerr)
6 Cloud (Vincenzo Anastasio) 6:49
7 Polarity (Mario Nappi) 4:00
8 Breath of North Figueroa (Vincenzo Anastasio) 5:26
9 Stare bene a metà (Pino Daniele) bonus track 1:24

 

 

 

Oltre alla prestigiosa collaborazione di Gregg Bissonnette, Jimmy Earl e David Garfield, nel disco figurano anche le voci di Cheryl Porter, Kalind Hayes e Kaita Kerr (nella rilettura di For Your Love di Steve Wonder).

La band di Anastasio è costituita dal chitarrista Federico Luongo, dal pianista Mario Nappi, dal tastierista/pianista Paolo Sessa, dal trombettista Gianfranco Campagnoli e dal trombonista Alessandro Tedesco.

Mixing e mastering sono stati effettuati da Ettore Gatta.

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #6

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

 

 

Quinta puntata.

 

 

1 - Christofer Cross - All Right

 

 

 

 

Tutto ok, ma ti chiamavano John Wayne

Tutto ok, di solito me lo chiedo da solo

Tutto ok, gente di mare e lo spritz delle due

Tutto ok, Gennaro è vivo, Vincenzo no

Tutto ok, guarda sinceramente io te lo direi

Tutto ok, i giorni caldi son finiti, rimane un baratro di ferite

Tutto ok, una volta ti chiamavi Simone e giocavi alla play ora sei Paolo e mangi solo Milky Way

Tutto ok, ti compri una mini, ti piace Soldini, ma voti Salvini

 

 

 

 

2 - Alannah Myles - Black Velvet

 

 

 

 

Senti questa puzza così forte? E' il finto blues, il finto folk. Tutta la follia del vecchio west viene fuori da quella chitarra lamentosa, che sbuffa ad ogni nota; gracchia la vecchia Suono Caldo, intratteneva i vari villaggi e paesi, quando sparare significava il proprio onore, la propria vita. Poi quella calda notte, una santa scese dal cielo, con la voce da angelo ed il seno pieno d'abbondanze. Forse noi maledetti della tana del Porco ci saremmo meritati una vecchia squinzia, non la bellezza scintillante dei tramonti e delle sempre vive notti, anche dietro un cespuglio impolverato. Il passo suadente ci avvicina, strappa le nostre condanne, ci toglie i vizi, senza temere per noi dimenticati da Dio. Anche se poi dovesse scendere davvero per salvarci, peccheremo sempre per la lurida, ma benedetta, lussuria.

 

 

 

 

3 - Journey - Positive Touch

 

 

 

 

Storie pazze, come una favola inventata su Polly Pocket. Pupazzi, sono tutti fottuti pupazzi. Io cerco di gridare ed accelerare la mia vita per stare al loro passo. Colazione, pranzo e cena, denti, notte e capelli ordinati, tutto uguale e nessuno si fa del male. Quella casetta così ordinata da pensare che prima o poi esca anche una fata. Tutto si ripete, ma basta con questa presunta quiete. Forse è solo un mondo inventato da me per non crescere, non sbagliare e continuare a cercare quel qualcosa di non definito, che alla fine sa anche un po' di cupo. Voglio una birra liquida, non fatta di gettoni di plastica; voglio una che tifi il Benfica; una finta barca per aspirare alla movida. Castello di carta prima o poi cadrai, me ne andrò da questa finta vita, come una storia di riscatto da un quartiere malfamato.

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #5

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

 

1. "The solver", John Novello

 

 

 

 

Salta, svolta, zompetta di qua e di là, come una libellula rincoglionita, ma dove andrà, chi sa...... ahahahha. La notte la risucchia dove finirà, bah. Jodie una libellula sopraffina, riesce a volare sfidando i venti; a volta cade, ma tiene saldi i denti. Varcherà quel promontorio della paura; sbarcherà in quella terra oscura, dove i venti più forti e potenti del mondo si concentrano, per decidere quale vento sia il più veloce e resistente. Jodie era stata avvisata da nonno Joseph, ma voleva dimostrare al mondo delle Libi-ellole, che lei era la libellula della leggenda dell'alivento. I saggi libellulari raccontavano l'antica profezia dell'alivento: "Quando i venti che si allenano nella lontana isola dell'east coast, si scateneranno contro Libi-ellole, nessuno si potrà salvare. Soltanto la libellula d'oro, dopo allenamenti sovrumani, potrà riportare tutto alla normalità e poi già, bah, chi sa..."

 

 

 

 

 

 

2. "Amuseum", James Newton Howard & Friends

 

 

 

 

Fanta oggi è una bibita, ma ieri cosa era e domani chi lo sa

Fanta era come la primavera

Fanta forse era una ragazza seria

Non solo giochi, incanti e fate

Fanta era un mondo nascosto con un uni senza il corno.

Da Fanta a volte non c'era ritorno, si vedevano solo palme, drappi e spade.

Fanta era un'illusione, come un gioco di prestigio senza un testimone

I brividi ci pervadevano il corpo come un coltello

Poi venivano i clown pazzi, che diventavano dei perfetti batteristi: occhiali, droga, bacchette e pasticche.

Cercavano tutti i tipi di emozione. Fanta era tutto, era un nome, un fratello o un prete ubriaco confessore.

Scale, lampi e veloci accelerazioni, quando pensavi a Fanta, ti sembrava subito fantasia e tu, Atreju, o solo un battito accellerato per il susseguirsi del lungo cammino.

 

 

 

 

 

 

3. "Charlie", Jeff Porcaro

 

 

 

 

Dietro l'angolo ci sei e ci sei stata sempre tu, io non lo sapevo o non volevo saperlo, pensavo solo alle mie fottuti ali. Volevo volare, ma già volavo; dovevo stare zitto, essere paziente e aspettarti, aspettarci. Ti giuro a volte il mondo è duro, vorrei essere forte ma non ce la faccio e poi arrivi tu, che sei sicura che qualcuno ce lo permetterà. Meglio starmene da solo, non far soffrire nessuno, aspettando quel paradiso sempre odiato, bestemmiato, ma agognato. Fa paura a tutti non sapere dove si va dopo la morte. Io non ho mai avuto paura di morire, ma da quando ti conosco, ho una paura fottuta, non voglio perdere tutto, anche se queste cose futili che ho sempre desiderato non so tutto. Porca puttana. Io non sono bravo a dire queste parole, ma tu non sei solo il mio amore, sei la testimone del mio tormento e della mia sconsiderata ossessione.

 

 

 

Claudio Lolli | Addio al menestrello del passato dimenticato dal presente

C'erano quegli anni di fuoco e di sogni; si voleva urlare, cantare al mondo quello che non ci andava. Claudio Lolli era uno di quei menestrelli, poeti della strada, con una voce rauca quasi impastata, ma era educato, nonostante tirasse bombe di parole e ritmi tormentati, che hanno fotografato un'Italia che cambiava, mutava e protestava.

 

 

 

 

Da Bologna, fucina di musicisti sopraffini, Claudio si è affermato nei primi anni 70', grazie alla sua voglia di osare e cantare in modo diverso la nostra Italia popolare.

 

 

"Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia" - "Borghesia" da Aspettando Godot del 1972.

 

 

 

 

La lotta era viva, nel suo pieno con un '68 sbocciato, ma nell'anima dei ragazzi dell'epoca mai esaurito. Nel 1972 i tumulti di quegli anni di ferro erano solo agli albori. Bologna bolliva di sommosse e riunioni segrete, i cantautori tra il bar, le piazze e le strade, cantavano quei momenti di sogni e drammi.

 

 

"È vero che non ci capiamo,che non parliamo mai in due la stessa lingua e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero che abbiamo tanto da fare e non facciamo mai niente"- "Ho visto gli zingari felici" dall'omonimo album del 1986.

 

 

 

 

Un brano illuminato, con un sound pieno di sfumature, di progressive, di blues e della magia del sax, che illumina le parole di Claudio Lolli.

 

 

Forse noi tutti dovremmo rileggere questi testi così profondi aldilà dei colori politici ormai dimenticati e senza valore, ma solo per vedere quanto sono attuali, perché le tematiche di ieri sono anche quelle di oggi: ci lamentiamo sempre e ascoltiamo poco.

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #4

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

Quarta puntata

 

 

1. Torture, The Jacksons

 

 

 

 

Trovò la luna dentro quell'ombra che lo seguiva da una vita, una tortura infinita. L'anima ti tradiva Gips; tu vagavi nei vicoli bui senza una sporca meta, ti sorvolava la testa una maledetta speranza, credevi d'essere diverso, ma quel giorno quando finalmente la luna ti illuminò, capisti subito che una vita nuova era alle porte. Tutto cambiò in un attimo.

 

 

Alla fine ogni cosa diventò rarefatta di colpo, l'amarezza e la secchezza della fauci portarono dei dubbi nella mente di Gips: "Dove ero ieri notte? Cosa ho fatto di così folle per non ricordare? Continuo a vomitare". La tortura è perenne, di giorno, di sera, nel sonno, come un Nightmare qualunque. La finzione si fonde con la vita, i mostri del passato si uniscono a quelli presenti. Ti prego amico, dammi quella tanto agognata pasticca.

 

 

 

 

 

2. The Other Side, Toto

 

 

 

 

C'era un accampamento nella vecchia America, c'erano i pellerossa, i cowboy e gli sceriffi pazzi, che dettavano legge. Poi il cemento, l'evoluzione ed il sangue cambiarono ogni fottuto dettaglio e strapparono i ricordi di una rivalità accesa. Le praterie trasformate in città luccicanti, le riserve indiane in casinò di successo. Tutto muta, è l'altra parte della medaglia, quando quel ritmo tribale africano ti cambia e poi cessa, il famoso richiamo della foresta perde di significato per favorire il progresso, regresso, progresso.

 

 

Ti risvegli di colpo, grande capo, e l'amore bussa alla tua porta, come una nuova felice scoperta. Non pensi più alla politica, la natura ti fa schifo di colpo, conta solo quel bagliore - cioè l'amore - che come quel ritmo africano ti cambia nuovamente, facendoti spuntare gli occhi dal cuore.

 

 

 

 

 

3. Abacab, Genesis

 

 

 

 

Il sole sorge davvero non è solo una mia visione ossessione - Abacab.

Strilla, strilla stronzetto del terzo millennio. Vediamo quando la corrente andrà via - Abacab.

Le illusioni cercano di portarti sulla cattiva strada, tu ascoltale ugualmente, al massimo poi spara - Abacab.

Il violino un giorno mi farà impazzire. Troviamo un suono ancor più fastidioso per ucciderci definitivamente: il synth anni 80 - Abacab.

La vita, i soldi, ci si droga - Abacab.

Balla balla ballerino, mangio mangio un mandarino e divento un damerino - Abacab.

 

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #3

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

 

Terza puntata

 

 

1- Clif Magness, Jenny's in Love

 

 

 

 

C'era una valle lontana chiamata Zincava, tutta fatta di zinco e brillava, attirava chiunque. Sembrava fatata perché illuminata, ma il suo grigiore nascosto dall'azzurrognolo era premonitore di una tristezza intrinseca della valle. Zincava aveva delle torri, sopra però non c'erano degli arcieri, ma dei chitarristi capelloni che attiravano i poveri malcapitati con i loro assoli strazianti. C'era una regina di nome Zincavasa dagli occhi viola e i capelli porpora, tutto il popolo Zincaviano pendeva dalle sue labbra, la sua bellezza teneva tranquillo il loro destino. Quando però Zincavasa era triste tutto si oscurava, i suoi capelli neri diventavano come la pece. Un alone dark metal invadeva il ridente paese, fino all'arrivo del bel ragazzo di turno dalla voce di sirena; in quel momento tutto tornava subito alla normalità e si dava il via ad un lussureggiante pasto musicale.

 

 

 

 

 

2- Michael Stanley Band, Someone like you

 

 

 

 

La società è in declino, le fabbriche fatiscenti sono in abbandono. Tutto è fermo, impolverato, è un mondo maledetto, non più incantato. Un germoglio nato dal caso cerca di trovarsi un posto nel dramma e nella desolazione. Qualcosa o qualcuno cerca di nascere come te, tu che hai rovinato questo mondo in modo malsano, per placare i tuoi vizi e la sete di potere. Il futuro e la natura si unirono per difendere l'eletto, per proteggere quel fiore così prezioso che dopo la sua nascita non doveva diventare un culto o una religione, ma solo un grido di liberazione. La liberazione da quel motto che ti inculcano da bambino, quando ti spiegano che è giusto fare solo certe cose e non fare tutto di continuo, per rendere il mondo e te stesso come un delfino libero di viaggiare, giocare e finalmente liberarsi in quell'oceano di avventure, morti e reincarnazioni.

 

 

 

 

3- Dazz Band, Let it Whip

 

 

 

 

C'era un tipo che girava di notte, sembrava un mezzo mostro, con una passione: frustare. Frustate a destra e sinistra, frustate a tradimento, senza un mezzo avvertimento, si chiamava Sonny Whip. Sonny una volta aveva un talento: era un killer su commissione, veniva chiamato da tutti, come un supereroe, perchè uccideva tutti gli insetti fastidiosi e traditori con la sua frusta. Era un vip, Whip. Feste dedicate a lui, fiere delle uccisioni, dove spiegava e dava dimostrazione del suo talento borderline. Poi un equipe tedesca un giorno ha trovato un'insetticida così violento da sterminarli tutti. Sonny è rimasto solo, senza un nuovo delitto o una nuova tortura da inventare. Impazzito del tutto si è rifugiato nell'ultimo piccolo angolo di mondo dove gli insetti continuavano a prolificare, è diventato loro amico e ha promesso loro di vendicarli a colpi di frusta contro quell'uomo che ha deciso di porre fine alla leggenda del mitico Sonny Whip.

 

 

Pop the night: il viaggio di una vita, la musica di una notte – #2

Una musica alternativa per riabilitare il pop ed il rock pop snobbato da una vita e viaggiare in parallelo, con una storia che ci guida. Tre brani, tre storie parallele.

 

 

 

Ph credit: Pinterest

 

 

 

Seconda puntata

 

 

1- Womack & Womack, Teardrops

 

 

Ph credit: BBC UK

 

 

Una ragazza bellissima che affascina il mondo con la sua gentilezza arcigna, non permette a nessuno di avvicinarsi, non riesce ad essere empatica; non riesce a mostrare le proprie emozioni, le custodisce dentro di sé, cospargendo il mondo di lacrime, che cominciano a danzare perché vogliono comunicare allegria.

 

Le sue soffici lacrime non comunicano però allegria, ma commozione e fanno intenerire tutti. A volte cerca di distruggere tutto ed usare le lacrime come terroriste - le fa esplodere vicino alla gente per chiedere aiuto, perché da sola forse non ce la farà. Le lacrime però sono coraggiose, continuano la loro missione: vogliono regalare empatia e non rimanere solo dentro quella bella ragazza di nome Maria.

 

 

 

 

 

 

2- Stan Meissner, It's no secret

 

 

 

 

Mi ricordi è quasi magia Johnny, quel ragazzo così educato ed impacciato, che nascondeva un mondo. Era un latin lover ed un numero uno e non lo sapeva, inconsapevolmente con le sue avventure - disavventure - animava la sua realtà, creando amori ed incontri colorati. Era magico ma impacciato, aveva trovato quelle due amiche e si era creato un triangolo amoroso inaspettato, pieno di spigolature e curve così dolci da cariare poi il palato. Un giorno ti svegli e credi di essere Johnny, ma non hai i super poteri, non hai un mondo soffuso e rallentato e non ci sono quelle due ragazze che aspettano un tuo cenno - e non una tua gaffe. Nel nostro mondo, quando il flusso di magia ti entra dentro, grazie ad una canzone o ad un evento che ti può cambiare, non bisogna dire "è quasi magia", ma incanalare il momento,  accelerare ed andare di corsa via, lontano da quell'oscuro segreto.

 

 

 

 

 

 

3- Billy Chinnock, Somewhere in the night

 

 

 

 

Strilla ancora quella maledetta stronza. La Luna anche stasera non vuole star zitta, si continua a lamentare..maledetta fase lunare. Sente la puzza della notte fin lassù; come uno spettro indebolisce noi umani con la sua influenza; trasformazioni spettrali, onde ormonali che invadono le case e le strade. La gente cade in uno stato di euforia, tra delitti ed atti impuri compiuti davanti a tutti. Senti i tormenti, sfogati Luna, fai crollare ogni volto, ogni paura, ogni regola scritta, inverti tutto e fai tornare un'altra notte. Ridacci quell'impulso giusto, non cambiare la nostra fase se cambia la tua. Basta essere egoisti, senti quest'urlo liberatorio e ricomincia ad amarci. Forse non serve parlarle, lei non sente. Prima o poi forse, in questa folle notte, ci ascolterà, si placherà e tutto di colpo tornerà alla normalità, ma la puzza di sicuro tornerà.

 

 

 

Colapesce @ Villa Ada – Roma incontra il mondo | Live Report

"Il sapore dei ricordi è aspro come limone" - Totale

 

 

Ph. credit: Villa Ada - Roma incontra il mondo (Pagina fb)

 

 

Il 30 Giugno 2018 a Villa Ada (Roma), si è esibito il cantautore folk Colapesce (alias Lorenzo Urciullo).

 

 

L'artista finalmente, dopo anni di musica in giro per l'Italia, si sta consacrando. La sua sicurezza nel cantare live, la sua empatia verso il pubblico e la sua partecipazione durante lo spettacolo, migliorano ad ogni live. Questa non è una critica, ma anzi il contrario; per artisti che si sono fatti da soli, spesso la performance dal vivo è solo un' isola d'approdo. Colapesce ora va in scena, non si limita a cantare, manda dei messaggi e si traveste, per andare oltre alla sua voce ed affiancare un'immagine di sè più teatrale che musicale.

 

 

Nella fantastica cornice di Villa Ada - Roma incontra il mondo, già fiabesca di suo, Colapesce è riuscito ad incantare il pubblico con i suoi testi di protesta educata e poetica.

 

 

Le sue filastrocche si sono intrecciate nei chiaroscuri del parco, creando un gioco di luci e parole davvero inaspettato.

 

 

Cresce sempre di più come artista, è un work in progess personale - anche nell'interazione con il pubblico. In occasione di questo live il cantante ha proposto delle cose particolari: si è vestito da prete, affiancato dalla band - anch'essa vestita coi paramenti sacri - per ricordare ed omaggiare il suo ultimo lavoro "Infedele".

 

 

Non sono mancati i suoi cavalli di battaglia, come "Totale" o "Satellite". Proprio quest'ultima canzone ha dato inizio al concerto, dopo che il cantautore siciliano si è presentato sul palco con una maschera da pesce. Seppur ancora giovanissimo, Colapesce ha già dalla sua pezzi ormai consolidati nel repertorio ed i suoi fan conoscono i testi a memoria e li hanno cantati insieme a lui, non perdendo neanche una parola.

 

 

Durante il concerto Colapesce ha ripercorso tutte le tappe del suo cammino musicale, cantando i brani tratti da "Infedele" ed alcuni tratti da "Ecomostro".

 

 

Parole semplici ed atmosfere surreali, nella sua pacatezza Colapesce è concettuale e dirompente, arriva come un pugno dritto allo stomaco.