Posted on: 29 Ottobre 2015 Posted by: Benedetta Morbelli Comments: 0

 

-Day One -

rp_10430900_358228447715933_4923123209845111765_n-150x1501.jpgUn viaggio comincia nei preparativi, quando perdi la voglia di partire nel tentativo di ottenere un visto per gli States, quando perdi la speranza di trovare un alloggio, quando finalmente ne trovi uno (almeno per i primi 5 giorni). Ma soprattutto comincia quando ti accorgi che davvero dovrai stare sei mesi lontano da casa. Lontano dalla persona che ami, dalla tua famiglia, dai tuoi amici, dalla tua vita.

Ho cominciato tardi a tenere questo diario. Io sono così, dovete scuotermi dal torpore per farmi fare qualcosa, ma poi non mi fermate facilmente. Se cominciassi dal day one non vi direi perché sono qui.

d37bb02da8a64cb92a29bd2a5cf8a35d

Ammetto che nella mia incosciente testa l'idea di andare a svolgere la tesi all'estero balenava già da un po', credo da quando ho visto dei miei colleghi andare in Erasmus e tornarne entusiasti. Ma andiamo con ordine.

Finiti gli esami mi è stato proposto di andare a Boston a lavorare su un progetto di tesi. - Uh figo Boston! Non sono mai stato negli USA! - a parlare era ancora la parte incosciente di me. Ora arriva la parte noiosa però: sono un ingegnere aeronautico, ma noi gli aerei li vediamo solo all'aeroporto. Per il resto i nostri aerei sono codici matematici, che programmiamo noi pur non essendo neanche lontanamente informatici. Quindi ho scoperto che il motivo per il quale mio relatore mi ha spedito qui per farmi fare un'esperienza di vita e poter scrivere sul cv che mi sono laureato all'estero o poco di più.

Io ho un'opinione sui viaggi: se sei abbastanza deciso a partire per un lungo viaggio lasciandoti dietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole, allora ciò che stai chiamando familiare e confortevole tanto confortevole forse non è. Si può viaggiare in due modi: con un biglietto di sola andata o con un biglietto di ritorno in tasca. Io, il biglietto di ritorno me lo tengo stretto.