Posted on: 9 Novembre 2015 Posted by: Benedetta Morbelli Comments: 0

 

Dal suo debutto al Teatro Eliseo di martedì 3 Novembre, a Roma non si parla d’altro, almeno in ambiente teatrale; l’Ivanov nella versione proposta da Filippo Dini ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica, ed è sicuramente una delle messe in scena più interessanti presenti al momento nel panorama romano.

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L’ Ivanov è la prima delle grandi opere teatrali di Cechov, scritta dal drammaturgo a soli 27 anni e racconta la storia dell’ultimo anno di vita di un uomo ormai inadeguato, alle prese con la sua incapacità di vivere nel mondo che lo circonda e che ha ormai perso ogni slancio vitale: è il personaggio del ‘superfluo’, ricorrente in un importante filone della letteratura russa dell’Ottocento.

Ivanov non è più innamorato della moglie, Anna Petrovna, che pur di sposarsi con lui ha rinunciato a tutto: famiglia, appartenenza religiosa (Anna è ebrea), dote. L’uomo ha un atteggiamento completamente inerte, sia di fronte al lento decadimento della moglie, consumata dalla tisi e ormai prossima alla morte, che rispetto alla deriva economica della sua tenuta. Saša, giovane e avvenente figlia dei ricchi vicini, è da sempre innamorata di lui, tanto che dopo la morte di Anna tutto verrà approntato per le nozze. Ivanov però è vittima di sé stesso e del proprio destino di ‘superfluo’, che non riuscirà a modificare.

Una trama più che tragica, letta così. Eppure la messa in scena di Filippo Dini tragica non è, riuscendo a cogliere gli aspetti più paradossalmente divertenti di questo drammatico testo: così Sasa incarna la figura della ‘giovane crocerossina’ che vuole a tutti i costi salvare l’uomo che di salvarsi non ha nessuna voglia, mentre il padre di lei somiglia ad un genitore dei giorni nostri, alle prese con le bizze della sua bambina che ha scelto l’uomo sbagliato e con quelle della moglie che pensa solo a salvare le apparenze ed il patrimonio di famiglia.  ELISEO_TE_15-16_MANIFESTO__0002_3_IVANOV

I momenti drammatici non mancano certo: struggente la resa scenica della morte di Anna, rappresentata in modo da insinuare un dubbio nello spettatore: che Ivanov in realtà la ami ancora ma non sopporti l’idea di vederla malata?

Bravissimi tutti gli interpreti, suggestivo ed in continuo movimento la scena. Uno spettacolo da vedere, dicevamo, presto se siete a Roma: la compagnia è al Teatro Eliseo fino al 15 novembre, poi parte in tourne:


17 novembre, Vignola – Teatro Fabbri 
18 e 19 novembre, Pordenone – Teatro Verdi 
20, 21 e 22 novembre, Parma - Fondazione Teatro Due
dal 25 al 29 novembre, Imola – Teatro Stignani 
dal 16 al 20 dicembre, Trieste – Teatro Rossetti

Ivanov di A. Cechov,
Nuova traduzione di Danilo Macri

con Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Filippo Dini, Ilaria Falini, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Ivan Zerbinati

regia di Filippo Dini

musiche: Arturo Annecchino
scene, costumi: Laura Benzi
luci: Pasquale Mari
assistente alla regia: Carlo Orlando

produzione: Fondazione Teatro Due, Teatro Stabile di Genova

Ph. credit: Michele Lamanna

 

Paola Giglio