Posted on: 9 Novembre 2015 Posted by: Benedetta Morbelli Comments: 0

 

"Quando scrivi, quando reciti, quando di fatto crei qualcosa dal nulla, non sei mai sicuro del risultato, non puoi esserlo: perciò devi mettere da parte il tuo giudice interiore, il tuo censore, e lasciarti la libertà di fallire. O di riuscire. Solo lasciando a sé stessi la possibilità di sbagliare si sblocca la creatività. Almeno, a me capita così".

Mi chiamo Paola Giglio, ho 30 anni e quando ne avevo neanche 20 sono entrata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’. Quando ne avevo solo 23 ne sono uscita, con una consapevolezza: che quella non era una fine, ma solo l’inizio.

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Da dove ricominciare, portata a termine la prima esperienza di studio? Da un progetto con i compagni di corso ovviamente, uno spettacolo divertentissimo, ‘Dio’, di Woody Allen, per la regia di Andrea Trovato, andato in scena al ‘Cometa Off’ di Roma, e poi da dove riparto sempre, cioè da me stessa. Ho fondato un’Associazione Culturale, Lunària, e sono ripartita da lì. E dallo studio. Ho passato alcuni mesi al Teatro Due di Parma per il corso ‘Attore Europeo tra Teatro, Danza e Musica’, dove ho conosciuto tanti nuovi - per me - maestri, poi un mese a Londra alla Royal Academy of Dramatic Art, per imparare a recitare in inglese, poi ancora un mese a New York, NY Film Academy, per capire come si sta davanti alla macchina da presa. In realtà gli ultimi due sono stati timidi tentativi, non troppo convinti, di emigrazione. Londra è troppo cupa e fredda, NY troppo lontana e difficile. In fondo ho sempre desiderato rimanere in Italia, nonostante tutto, nonostante la prima reazione di fronte alle difficoltà fosse quella di cercare scappatoie ‘esotiche’. Sono convinta del fatto che nessuno, o quasi, lasci il suo paese di buon grado. La maggior parte delle persone, se potessero, rimarrebbero come dice qualche famoso idiota ‘ a casa loro’. Ma questa è un’altra storia.

Ho lavorato da scritturata in diverse produzioni teatrali ed ho scritto e prodotto alcuni spettacoli. Ho vissuto una bellissima esperienza al Teatro Greco di Siracusa, dove ho lavorato per due stagioni consecutive: la prima nella commedia ‘Donne al Parlamento’ di Aristofane, con Anna Bonaiuto per la regia di Vincenzo Pirrotta, la seconda in ‘Coefore-Eumenidi’ di Eschilo, con Francesco Scianna, Ugo Pagliai e Piera degli Esposti, per la regia di Daniele Salvo. Sempre con la regia di Daniele Salvo andrò in scena il prossimo aprile al Teatro Vascello di Roma nel ‘Pilade’ di Pier Paolo Pasolini, dopo il fortunato debutto del marzo scorso a Roma. Si tratta di uno spettacolo bello e importante, che vede coinvolti 17 giovani attori molto talentuosi.12211286_10207756668259760_1086530580_o

Il talento. Secondo me il talento è innato, ma se non viene coltivato puo’ anche svanire nel nulla. E’ molto difficile coltivare il proprio talento oggi, riconoscere quale sia la strada più giusta per sé stessi, continuare a lavorare, ad affinare le proprie capacità ed il proprio gusto senza lasciarsi sviare dalle distrazioni esterne. Viviamo in un’epoca nella quale i nostri sensi vengono sovra stimolati, è faticoso perfino fare la scelta di lasciare lo smartphone - che ormai è diventato un vero e proprio ‘ciuccio’ per adulti - ed aprire un libro. E’ molto difficile concedersi davvero un momento per nutrire la propria creatività ed il proprio talento: ad un certo punto io ho deciso di concedermi questo lusso. Ed è così che è nato ‘Finalmente Sola’, il progetto a cui mi sto dedicando adesso, monologo che ho scritto in un bel periodo, di rinascita, di presa di coscienza e liberazione, di lusso creativo.

Scrivevo per un giornale online, esperienza che ha avuto il pregio di farmi riprendere contatto con la scrittura (nonché quello di farmi arrivare un bonifico puntuale ogni inizio del mese perché, si, anche noi artisti abbiamo bisogno di mangiare); ad un certo punto però ho sentito il bisogno di interrompere il lavoro, che succhiava via da me ogni energia creativa, per dedicarmi alla scrittura di qualcosa di mio. Intendo questo per lusso creativo: la libertà di dedicarmi ad un progetto personale, che mi dà gioia, senza preoccuparmi delle bollette. Lasciare la sicurezza economica mi è costato, ma lo rifarei mille volte. Insieme al lavoro, avevo interrotto anche una relazione sentimentale poco salutare, che, come il lavoro, mi succhiava via preziosissime energie.

Finalmente Sola è nato in un momento di rivoluzione della mia vita: in esso parlo di una donna, schiava dell’amore, che si ritrova senza accorgersene in un rapporto malato, nel quale il compagno esercita su di lei una forma sottile, ma insistente, di violenza psicologica. Una goccia cinese. Nella narrazione, il dramma arriva improvviso, inaspettato, dopo almeno venti minuti di risate, nei quali P., la protagonista, racconta in maniera ironica e dissacrante i suoi trascorsi amorosi, partendo dall’infanzia. Scrivendo volevo che l’effetto fosse proprio questo: quello di un cambio improvviso, perché nelle storie di violenza, sia essa fisica o psicologica, accade spesso così: la donna si ritrova invischiata in meccanismi malati senza che abbia il tempo di rendersene conto, spesso quando se ne accorge è troppo tardi. Non vi racconto il finale, perché dovete venire a vedere Finalmente Sola al Teatro Studio Uno dal 3 al 6 dicembre, in via Carlo della Rocca 6 a Roma.

Prendermi dello spazio per scrivere, fare la scelta di dedicarmi ad un progetto mio mi ha poi ripagata: Finalmente Sola è arrivato in semifinale al Premio Scenario 2015 - ha mancato la finale per un soffio in realtà, così mi è stato detto. C’era però una grande soddisfazione che mi aspettava dietro l’angolo: il mio spettacolo infatti ha vinto il Premio ‘Anima e Corpo del Personaggio Femminile’ per monologhi inediti. Non credo sia un caso che proprio il mio lavoro - tra i 24 che hanno partecipato da tutta Italia - abbia vinto questo Premio, che vuole dare spinta e visibilità alle nuove realtà drammaturgiche, concentrandosi sulla psicologia dei personaggi femminili: a mio avviso non avrei potuto ricevere riconoscimento più ‘giusto’. 12226486_10207756667779748_934676618_nScenario è un premio per nuovi linguaggi; il mio di linguaggio è molto semplice, tradizionale, e arriva dritto al centro delle cose; non erano i nuovi linguaggi che volevo indagare, bensì la psicologia di chi si ritrova a sottostare a dinamiche di manipolazione e violenza psicologica. I giurati di ‘Anima e Corpo del Personaggio Femminile’, l’Associazione Candoni, l’hanno capito e non li ringrazierò mai abbastanza. Soprattutto Maia Monzani, presidente della giuria nonché ideatrice del Premio, indetto per ricordare sua figlia, psicologa scomparsa prematuramente: un atto di memoria che trovo commovente e d’altri tempi… un atto di mecenatismo, importante. Importante per me, perché avere un riconoscimento per quello che si fa è estremamente importante, specialmente in campo creativo. Capire che gli altri vedono nel tuo lavoro ciò che tu volevi trasmettere è importante, è il confronto con il pubblico l’unico vero metro di giudizio.

In Finalmente Sola non faccio però tutto da sola. Ho affidato la regia ad una donna di talento, attrice strepitosa e regista concreta e decisa, Marcella Favilla. Le luci le cura invece Francesco Bàrbera. Loro hanno letto il testo ancora in fase embrionale più di un anno fa e hanno detto: ‘ Se vai avanti, noi ci siamo’. E così è stato.