Posted on: 18 Novembre 2015 Posted by: Benedetta Morbelli Comments: 0

 

-Day Two-

rp_10430900_358228447715933_4923123209845111765_n-150x1501.jpgUna volta atterrati la prima preoccupazione, per me ed il mio amico Claudio, è stata trovare una sistemazione definitiva, una casa.

Se cercate casa a Boston vi si prospetteranno due alternative: se per voi i soldi non sono un problema ci sono una miriade di agenzie immobiliari con impiegati cordialissimi che vi fisseranno appuntamenti per visitare una gran quantità di appartamenti da affittare (o da acquistare) e potrete scegliere con tutta calma; ma se come me siete uno studente che, per quanto di buona famiglia, cerca di gravare il meno possibile sul bilancio dei suoi genitori, sappiate che trovare una stanza a meno di 800 dollari al mese è difficile. Se poi avete velleità di essere "vicini" o ben collegati alla vostra università il prezzo può salire vertiginosamente. Se sarete fortunati, come me, vi capiterà un meraviglioso appartamento con una stanza da letto ed una living room con angolo cottura e bagno alla "modica cifra" di 1900 dollari al mese..due spicci insomma!

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Una volta che avrete un tetto sopra la testa tutto vi sembrerà più facile di quanto pensaste e il futuro vi sorriderà. La strada verso un tetto definitivo però è fatta di alloggi temporanei e sono proprio quei momenti di "rifugio temporaneo" ad offrire gli incontri più inaspettati e preziosi.

17 Alton Place. Mai avrei pensato di trovarmi a parlare spagnolo a Boston appena arrivato, ma la tentazione è stata troppa quando ho scoperto che Andrés e Fernando erano di Bogotà. E così, in uno spagnolo che sicuramente è peggiore del mio inglese, ho raccontato la mia storia mentre Andrés era ai fornelli. Non avevo il coraggio di dire che avevo una fame pazzesca, ma non ce ne è stato bisogno, la pasta al pesto e la carne marinata erano anche per me. Avevo trovato due tesori.

Con loro ho anche sperimentato per la prima volta la Boston by night. Dopo aver ricambiato il favore con una amatriciana piuttosto arrangiata (bacon al posto della pancetta...no, non è uguale!), siamo andati in un locale che definirei una via di mezzo tra una discoteca e un pub. Musica a cannone, gente che balla e alcool. Tanta birra, tanti cocktails. Aggiungici del buon vino a cena ed ecco il mio hangover...non ho più vent'anni, ma ho fatto una figura da sbarbatello. Compiere 21 anni per un ragazzo statunitense è una delle tappe più importanti: finalmente possono bere alcolici. Esatto, possono essere legalmente genitori prima di aver provato un bicchiere di vino. Ci credo che poi si cappottano di birra e superalcolici, gli hanno creato un'attesa e un senso del proibito che appena possono (ma molti anche prima alla fine) si ubriacano per sentirsi vivi, liberi, grandi. Come quella ragazza che abbiamo incontrato in fila per entrare, con una fascia rossa che recitava "just 21", entrata sobria e felice come una pasqua con tutti i suoi amici per festeggiare il suo compleanno, uscita a quattro zampe sfatta come il mio letto al mattino.

Happy Birthday darling.