Posted on: 25 Novembre 2015 Posted by: Gioia Vannicola Comments: 0

 

“Vuole che le porto direttamente il conto o gradisce altro?
“Mmm….un caffè, grazie.”
“Le porto una miscela speciale!”

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E’ una bella giornata, non fa eccessivamente caldo e non sembra stiano per arrivare nuvoloni in grado di rovesciare la giornata e con essa il mio umore.


Credo che andrò a farmi un giro...volete venire con me?
La scorsa settimana abbiamo deviato da via Flaminia verso l’Auditorium Parco della Musica: questa volta propongo di proseguirla e arrivare proprio lì, dove si ferma il tram 2 che parte da Piazzale Flaminio e attraversa lentamente tutta quella porzione di Roma a un passo da Villa Borghese.

Scendiamo e svoltiamo immediatamente a sinistra: dietro l’angolo fa capolino una delle architetture contemporanee più ardite non solo di tutta la capitale, ma della nostra penisola.
Fa capolino con il suo viso di cemento armato facciavista, con quegli occhi dati dalle perfette vetrate aggettanti.

Pensate che anche i buchi dei tiranti per realizzare questo tipo di struttura sono stati studiati perchè risultino un elemento non casuale ma esso stesso forza del progetto!

Ma arriviamoci con calma: sono passati dieci anni dal concorso all'inaugurazione.  La storia più lunga di un'opera firmata Zaha Hadid Architects (Zha). Il piatto del giorno è il MAXXI, Museo nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma che sarà ultimato nell'estate 2009 e che Zaha Hadid presenterà in anteprima il 15 settembre.

Non tutti sanno che è il primo museo pubblico nazionale dedicato alla creatività contemporanea, voluto proprio dal ministero per i Beni culturali!

273 candidature, 15 progetti ammessi alla fase finale e un sito scelto un anno prima, di difficile gestione sia per le preesistenze da mantenere e “inglobare” che per il ruolo che avrebbe avuto il progetto nell’area.
In sè ha due strutture museali: MAXXI Arte e MAXXI Architettura, per la quale ormai avrete capito ho una certa passione.

La forza del Maxxi è quella di essere un percorso in tutti i sensi: e noi questo faremo oggi!
Lo attraversiamo, lo circumnavighiamo, lo seguiamo in tutte le sue curve e le sue armoniosità.

Certo che con tutto questo grigio...un pò di colore no?
Beh, ci pensano le installazioni e le numerosissime mostre che vi coinvolgeranno anche dall’esterno!

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L’ispirazione è stata facile, diciamoci la verità: per l'archistar è "bastato" studiare Roma dall’alto e le sue intricate vie di collegamento per avere il guizzo giusto e creare questo grandissimo percorso museale.

Aprite maps e capirete di cosa sto parlando!

A riguardo l’Hadid consiglia di “tuffarsi e lasciarsi trasportare alla deriva attraverso percorsi sempre diversi.”

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Fateci caso: queste vie di fuga e questi percorsi li ritroviamo dappertutto!
Se ci guardiamo in basso, notiamo che l’illuminazione a terra è perfettamente integrata al progetto e si nasconde tra le aperture del pavimento, quasi a indicarci la giusta strada da percorrere.

L’incredibile valore aggiunto, non visibile a un occhio non esperto (a qualcosa servirò pure io no?) è l’efficacissimo sistema di illuminazione: è qui che la mano dell’architetto si vede (anche senza elettricità!).
Zaha (o chi per lei) ha studiato minuziosamente gli edifici circostanti, sviluppando il suo serpentone ad altezze differenti per catturare la luce naturale nel modo più utile possibile.

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La scelta è quella di utilizzare la luce zenitale naturale, farla entrare attraverso un grande lucernario in copertura costituito da lunghi pannelli di vetro speciale e avere una luce ottimale per la percezione delle opere all’interno. Insomma, di lampadine e faretti neppure l’ombra!

Dicevamo dei vetri: sono agganciati ad una struttura sottostante di travi longitudinali che fanno anche da elemento di orientamento all'interno del museo e seguono in parallelo la plasticità delle pareti. Non solo: il vetro con il quale sono realizzati i pannelli, cosi' come anche quello delle vetrate, e' un vetro tecnologicamente innovativo definito MAGNOTRONICO, capace di far passare la luce naturale con il suo colore naturale (aspetto non così irrilevante per un museo), mentre filtra le radiazioni ultraviolette e blocca quelle nocive al fine di evitare un eccessivo surriscaldamento.

Per vedere una delle mostre e dei numerosi eventi organizzati dalla fondazione, venite qui.

Vale la pena entrarci almeno una volta? Direi proprio di si.

 

“Mi scusi...questo caffè??”

Io, che amo ciò che non si vede ai più, vi consiglio di prendere del tempo per voi, o anche in compagnia, e sedervi al bar della struttura di fronte al MAXXI (fa sempre parte del progetto e in essa troverete anche una fornitissima biblioteca della fondazione, in cui potrete studiare o consultare ciò che vorrete).

Il bar presenta le stesse sinuose linee, le stesse geometrie e lo stesso concetto di “vivere l’arte”.

Si respira un’aria estranea, diversa da quella della città. Domenica soprattutto, con i bambini che giocano con lo skate giù per la discesa dell’ingresso, o che si arrampicano insieme ai loro amici sulle montagnole di verde...il tutto protetto da una ricca e profumata vegetazione che vi farà sembrare sempre primavera.
Qui anche il caffè sembra più buono. Fermatevi un attimo (togliete gli occhi dal cellulare) e guardate in alto: quei grandi occhioni vetrati da lì sono ancora più entusiasmanti e potrete ammirare l’architettura nella sua interezza.

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Lì potrete capire perché un progetto ben fatto è un valore aggiunto per la città.