Posted on: 8 Febbraio 2016 Posted by: Gioia Vannicola Comments: 0

 

C'era una volta una studentessa di architettura giunta a Roma da una regione non molto lontana. C'era questa stessa aspirante architetta che trovava meraviglioso, la domenica, andare a rilassarsi sul prato di una villa vicina alla sua casetta. La stessa ragazza aveva un posto privilegiato, se lo ero scelto dopo attente ricerche e ormai anche i fili d'erba sapevano per certo che i picnic e le ore sotto al sole lei li avrebbe passati su di loro.

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Il posto "magico" era di fronte a un edificio più che singolare non solo per la piccola villa in questione (Villa Torlonia), ma per Roma stessa.

Certo, questa ragazza non sapeva che di lì a qualche anno avrebbe addirittura avuto l'onore di far scoprire e raccontare questo posto a tante altre persone.

Ma il personaggio chiave di questa storia non è di certo la ragazza, quanto il nipote di un principe, un certo: Giovanni Jr. Torlonia.

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Non starò qui a raccontarvi la sua storia, la storia della Villa (di come sia diventata un vero e proprio giardino all'inglese con le collinette e i viali, passando per essere la villa di rappresentanza della dinastia e dunque ruolo fondamentale nella vita mondana della capitale.... fino a diventare persino la casa di Mussolini!)

Pensate che fu ritrovato anche un cimitero ebraico al di sotto di essa (oltre i vari tunnel segreti del duce, tutt'oggi visitabili).

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Per quanto sia splendida in ogni sua collinetta, il posto felice di questa ragazza era da scovare dietro le foglie dei tanti alberi della villa: era la Casina delle Civette.

Eclettica, originale, unica, confusa, mistica: sono i tanti aggettivi che mi sento di dare a questa costruzione, che nasceva per essere una cosiddetta Capanna Svizzera e diventava il rifugio tutto personale del nostro protagonista (immaginate che per sottolineare il distacco dal resto della villa, il Principe fece erigere un muretto con inferriata attorno alla sua Casina, inglobandovi anche una sezione del parco!)

L'aspetto che vedete oggi della Casina quasi per nulla richiama quello della costruzione originaria. Perchè? Il restauro dell’edificio ha ridato vita a un simbolo dell’eclettismo romano, emblema anche dell’altissima qualità delle arti decorative, ma anche del gusto del committente che in un primo momento volle ripercorrere i passi del nonno Alessandro aprendo la villa a ricevimenti e spettacoli, mentre poi si chiuse in solitudine. Affetto sembra da gravi problemi di vista, il principe si ritirò in questa casa piena di simboli esoterici e di rimandi all’uccello notturno.

Altro protagonista di questa storia è appunto lui: il GUFO (il nome della struttura viene proprio da una decorazione sul vetro di due civette con gli occhi creati da dei tirebouchon).

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IMG_20150502_115700Foglie di edere salgono lungo le pareti, lumache si attorcigliano sui capitelli delle colonne, pipistrelli aleggiano intorno alla struttura del lampadario che scende sospeso da un soffitto scuro, buio, a simboleggiare la notte.

La stanza dei pipistrelli era un tempo la camera da letto del principe, ricca di elementi simbolici e di uccelli notturni come le civette e i pipistrelli, tutti elementi legati alla personalità tenebrosa e misantropa di Giovanni Torlonia (vedi foto a destra).IMG_20150502_115200

La Casina è un continuo di rimandi e di metafore: le stanze hanno le tematiche delle decorazioni dei pavimenti, dei soffitti, delle colonnine che circondano le porte. E il tutto ha un sapore malinconico ed esoterico al tempo stesso. La grande ricchezza di questa Casina arriva quando il sole la colpisce e la attraversa: ecco risplendere i meravigliosi lavori alle vetrate (purtroppo tra le poche cose rimaste da ammirare) che esaltano la maestria di chi li ha lavorati.

So che siete dei lettori curiosi: ci sono talmente tante particolarità in questa struttura che non basterebbe un articolo a stanza! Per esempio, in un ambiente troverete un semplice quadro contenente dei pezzi di vetro di forma circolare, firmati e datati: l'artista che ha realizzato la maggior parte delle decorazioni della Casina, Picchiarini, era solito, ogni anno, tagliare a mano libera con la punta di diamante un tondo di vetro per dimostrare la fermezza del tratto e convalidare la sua perizia tecnica!

Vi lascio con la curiosità (spero) di scoprire dal vivo i segreti di questa meravigliosa e unica opera di abilità costruttiva e vero eclettismo italiano e con una frase, il motto che racchiude il senso della Casina delle Civette e di chi vi ha abitato, due parole che si trovano proprio lì, in uno degli scorci più suggestivi dell'edificio: SAPIENZA E SOLITUDINE.

 

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