Posted on: 14 Marzo 2016 Posted by: Francesca Muscarà Comments: 0

 

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Bologna - Blu era partito proprio da lì, vent'anni fa.

streetart3E freneticamente tra bombolette spray e vernice , il celebre street artist ha cancellato e reso grigi i suoi splendidi e ormai conosciutissimi graffiti dai muri di Bologna, dove una potente istituzione culturale chiamata Genus Bononiae, sostenuta dalla fondazione bancaria e presieduta dall'ex rettore Fabio Roversi Monaco, sta staccando dai muri le opere dei writer più quotati per farli propri ed esibirli senza chiedere alcun consenso agli autori, bensì appropriandosi delle idee per poterne usufruire e fare della street art una mostra allestita tra le mura dello storico Palazzo Pepoli questo giovedì.

Scelta difficile, quella di un'artista che deve cancellarsi e cancellare tutto ciò che ha faticosamente pensato, studiato, creato e collocato all'interno di un contesto urbano a cui tenta di dare visibilità. Sono però condizioni imposte dai vertici alti,  che trovano un modo di arricchirsi con una forma d'arte che è sempre stata fortemente osteggiata e criticata. Se l'unica maniera per sottrarsi è sottrarre il patrimonio a cui bramano, le mura di Bologna si tingono di grigio.

374db78439fab01138fda75008ad411aBlu ne rifiuta le condizioni. Così, aiutato da un gruppo di occupanti dei centri sociali XM24 e Crash, il graffitista bolognese che nel 2011 il Guardian ha segnalato tra i dieci migliori artisti di strada del mondo, ha deciso di distruggere tutte le opere visibili che ha realizzato in vent'anni di carriera internazionale, affidando agli amici scrittori del collettivo Wu Ming (Blu non concede interviste ai media) il compito di divulgare e commentare il gesto di protesta sul loro blog Giap:

"La mostra 'Street Art' è il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull'accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi. Di fronte alla tracotanza da landlord, o da governatore coloniale, di chi si sente libero di prendere perfino i disegni dai muri, non resta che fare sparire i disegni. Agire per sottrazione, rendere impossibile l'accaparramento. Non stupisce che ci sia l'ex-presidente della più potente Fondazione bancaria cittadina dietro l'ennesima privatizzazione di un pezzo di città.

Questa mostra sdogana e imbelletta l'accaparramento dei disegni degli street artist, con grande gioia dei collezionisti senza scrupoli e dei commercianti di opere rubate alle strade. Non stupisce che sia l'amico del centrodestra e del centrosinistra a pretendere di ricomporre le contraddizioni di una città che da un lato criminalizza i graffiti, processa writer sedicenni, invoca il decoro urbano, mentre dall'altra si autocelebra come culla della street art e pretende di recuperarla per il mercato dell'arte".