Posted on: 14 Settembre 2016 Posted by: Enrico Orzes Comments: 0

 

Forse non ha il codazzo di fans de Il trono di Spade e neppure la risonanza mediatica di serie come Arrow, ma la serie tv che può ragionevolmente fregiarsi del titolo di fenomeno cult del momento è certamente Stranger things.

 

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Basta soffermarsi a chiacchierare di serie televisive per pochi istanti con qualunque appassionato perché la serie tv ideata, prodotta e diretta dai fratelli Duffer balzi subito in testa al discorso, occupando la posizione di miglior serie televisiva degli ultimi tempi. Un entusiasmo che serpeggia anche sui social network con post che celebrano il clima di mistero che permea le otto puntate andate recentemente in onda su Netflix.

Non desta sorpresa che Stranger things porti lo stesso marchio di produzione di serie blasonate come House of Cards e Narcos, ma che questa serie tv - nata da un'idea originale di due gemelli poco più che trentenni e privi di un robusto curriculum cinematografico - arrivasse a coinvolgere così tante persone, meritandosi addirittura una parodia su Youtube non se l'aspettava nessuno. O forse qualcuno si.

I fratelli Duffer ora si trovano alle prese con la possibilità di dare un seguito alla serie e la casa di produzione sembra pesantemente interessata a sfornare almeno altre 8 puntate entro breve termine.

13873234_772132276259791_5978854361490931327_nMa dove risiede il segreto di tanto successo? A guardarla con attenzione Stranger things assomiglia ad una di quelle auto da corsa belle e vincenti, dove ogni parte del motore è ben oliata ed ogni ingranaggio gira alla perfezione. La puntata pilota coinvolge fin dai primi minuti, catapultando lo spettatore in un clima di mistero che richiama alla mente un po' Twin Peaks e un po' alcuni tra i primi romanzi di Stephen King (Creature del buio, Cose preziose o Desperation).

La trama è semplice. In una piccola cittadina di provincia, accanto ad una misteriosa base militare, un ragazzino scompare improvvisamente e, parallelamente, una bambina venuta dal nulla desta più di qualche interrogativo in un gruppo di amici del piccolo scomparso. Lo sceriffo della città, spinto anche dagli strani comportamenti della madre del bambino scomparso (la rediviva Winona Ryder) inizia ad indagare trovandosi presto di fronte all'ostruzionismo dei militari della base (capeggiati da Matthew Modine) dove, evidentemente si tengono esperimenti segreti e pericolosi.

Intrisa di citazioni e riferimenti scenografici degli anni '80 (nei quali è ambientata), Stranger Things ha il pregio di avvalersi di un ritmo serrato che attanaglia le 8 puntate (ognuna della durata media di 45 minuti), facendole scorrere rapidamente e senza punti morti, alternando momenti di mistero ad altri di fantascienza, sconfinando nel fantasy e strizzando l'occhio al genere adolescenziale. Protagonisti di spicco di un cast corale ben amalgamato sono, infatti, i bambini amici dello scomparso che, come era accaduto in I Goonies di Richard Donner (altro film cult degli anni '80 a cui si rifà la serie dei Duffer) rubano la scena ai grandi e, come nei migliori romanzi di Stephen King sanno diventare i veri solutori dell'arcano.

Sul piano tecnico e scenografico la serie è eccellente e ricca di particolari che acchiappano l'attenzione di chi guarda e anche l'accompagnamento musicale si adatta sapientemente ai ritmi ed ai tempi proposti. Inoltre, l'omaggio palese rivolto dai fratelli Duffer ad un cinema che trent'anni fa ha costituito una leggendaria base d'ispirazione per una generazione di adolescenti non è mai fine a se stesso e si inserisce con maestria nell'ottica di una trama moderna, raccontata coi ritmi di serie più aggiornate.

Impossibile pensare che non esista un seguito anche perché l'ultima puntata getta con malizia i semini di possibili nuovi sviluppi e ormai l'attenzione dei fan è talmente alta che un'eventuale cancellazione sarebbe mal vista da orde di spettatori ansiosi.