Posted on: 20 Ottobre 2016 Posted by: Gioia Vannicola Comments: 0

Tra le gioie di Roma ci sono dei tesori che sono più nascosti di altri: si conoscono per sentito dire, si sa il valore e l’importanza che gli appartengono, ma nulla fa presagire la reale bellezza che li contraddistingue.

 

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Parliamo oggi della Banca d’Italia, meglio noto come Palazzo Koch: pensate che è l’unico edificio di rappresentanza della capitale ad essere chiamato con il nome del suo ideatore! Un tesoro, uno scrigno dall’aspetto severo e austero, che dentro mostra una varietà di sfumature da far invidia a tanti altri gioielli della città. 

 

Gaetano Koch, lo stesso dei palazzi dell’esedra della Repubblica e dell'Ambasciata Americana di via Veneto, qui ha dato il meglio di sé: per ingegno, per abilità costruttive (solo 4 anni per realizzarlo), per armonia delle forme e per la ricerca raffinata dei materiali utilizzati. Chi di noi non è passato almeno una volta su via Nazionale e non ha notato questo maestoso palazzo in stile neoclassico?  

Pensate che lo stesso Mussolini, percorrendo la strada che lo portava da Villa Torlonia (la sua residenza) verso il Milite Ignoto, ammirava costantemente il palazzo e aspirava ad utilizzare la cancellata in ferro per realizzarne delle armi da guerra. Costrinse addirittura l’allora governatore a rimuoverla e a donargliela!

 

L'edificio fuori si erge su 3 ordini ( i classici: dorico, ionico e corinzio) che rappresentano gli ambienti di rappresentanza che si affacciano sugli ingressi principali mentre dentro la corte, lo spazio aumenta e si percepiscono i 5 piani degli spazi legati agli uffici della Banca. Entriamo insieme: vedrete il primo ambiente, la Sala della Lupa, con la copia della famosa scultura capitolina, e pensate che sotto il fascismo questo bellissimo noce nazionale che la riveste era stato tutto dipinto di nero.  C'è da dire che qui Koch ha usato i materiali più pregiati per accrescere l'importanza del palazzo e degli ambienti stessi: gli stessi marmi delle singole stanze crescono di  valore e di pregio man mano che ci sia avvicina all'ambiente più importante.

E' la scala il fulcro di tutti la distribuzione degli ambienti: un corpo sinuoso, bianco (il desiderio dell'architetto di decorare le nicchie e le pareti fu spento dalla necessità di aprire in pochissimo tempo l'edificio e l'impossibilità di attendere i tempi tecnici dell'asciugatura). Le rampe, aggettanti di 3,2 metri, sono la manifestazione dell'abilità tecniche dell'artista e dei costruttori dell'epoca, così da permettere al lucernario centrale di illuminare ogni singolo gradino di ogni piano.

 

Le sale sono magnifiche, il loro essere vissute ai giorni d'oggi le rendono eteree e allo stesso tempo reali e tangibili.

esterne251114232503115446_bigUna delle tante, il Salone in Pelle (anche chiamato Barocco) ha 36 sedie tutte ricoperte in pelle e una poltrona con braccioli, tutte originali e attualmente utilizzate. Quest'ultima, in particolare, si serve di un escamotage per sorreggere chi è di fronte ad essa senza che gli altri se ne accorgano!

Il pavimento in marmo di questo ambiente ha una particolarità: la breccia è lavorata a "macchia aperta", cioè si seziona la lastra di marmo per farla apparire simmetrica e quasi a formare una farfalla con le ali dispiegate. Un altro tesoro, proprio sotto i nostri piedi.

36 non è solo il numero delle sedie all'interno di questo ricchissimo salone: alziamo gli occhi e rimaniamo colpiti dal meraviglioso lampadario a 36 bracci di Murano. Non è un caso che l'edificio sia uno dei primi ad avere l'elettricità e un "primitivo" impianto di condizionamento realizzato con dell'aria vaporizzata immessa nelle varie sale.

Tra due sale vi è un corridoio. Non contiene marmi pregiati o ricche cornici intorno alle porte, bensì la copia di una tavola, chiamata Tavola Peutigeriana. Cercatela e scoprirete un altro tesoro nel tesoro!

 

L'edificio purtroppo è visitabile in pochissime occasioni: senza togliervi il piacere di scoprire i singoli ambienti, vi presento la sala di rappresentanza. La parola che viene in mente, dopo la sensazione di stupore appena entrati in questo stanzone da 250 mq, è ECCELLENZA. La troviamo nel finto legno dei cassettoni del soffitto (non lasciatevi ingannare: è in gesso, costa meno e pesa anche meno sull'intera struttura), nei marmi pregiatissimi a costituire i portali di accesso (costati 60000 lire ognuno e presi da cave liguri estinte), nel legno delle stesse porte, realizzato in noce nazionale con le rarissime piume nelle 4 parti centrali.

Un tesoro di banca, che speriamo venga portato alla luce più spesso per far brillare gli occhi degli appassionati romani e non solo.

 

Fonte foto: la Repubblica.it