Posted on: 20 Luglio 2017 Posted by: Marco D'Annunzio Comments: 0

Si intitola Crack-Up - e arriva a distanza di ben sei anni dal loro ultimo lavoro, Helplessness Blues - il nuovo disco dei Fleet Foxes, band orgoglio del folk rock americano nata a Seattle a metà degli anni 2000.

 

 

fleet foxes

 

 

Come ci si approccia al nuovo disco di una band che, all'apice del successo e con due splendidi album all'attivo, saluta tutti e non pubblica niente per sei anni? Chiedetelo ai Fleet Foxes perchè io non l'ho ancora capito.

 

 

Il 16 giugno 2017 la band statunitense ha reso disponibile il suo terzo lavoro, che si intitola Crack-up e a detta di Robin Pecknold (frontman dei FF) è "tante cose in una", il risultato di un lungo periodo di decantazione in cui ogni membro della band si è fatto un po' i fatti propri, lavorando ad altri progetti.

 

 

Crack-up è un tumulto di emozioni: la sensazione che si ha ascoltando il disco è che, se si volesse recensirlo con cura, non basterebbero mille ascolti e dieci risme di fogli. Che i Fleet Foxes fossero una band talentuosa lo sapevamo, ma un disco del genere richiede a mio parere un mastodontico sforzo creativo, ma anche e soprattutto una ricerca musicale attenta a maneggiare le proprie influenze.

 

 

I Fleet Foxes ci riescono bene, a tratti forse mettendo un po' alla prova l'ascoltatore con un lavoro non facilissimo pieno di tocchi vellutati, dettagli, piccole chicche acustiche.

 

 

Crack-up è un disco ragionato, sfaccettato, piuttosto lungo. Che sia ragionato risulta ovvio dal suo periodo di gestazione, ma soprattutto dalla struttura musicale delle canzoni: la tracklist mostra i segni del lavoro di lima e del tempo necessario a rendere un pezzo perfettamente rotondo, senza imperfezioni.

 

È anche sfaccettato perchè sembra scritto da dieci band diverse. Pur conservando le loro atmosfere sognanti, i Fleet Foxes suonano un folk che sembra "2.0", fuori dagli schemi, qualcosa che sembra appartenere soltanto a loro.

 

Crack-up è poi lungo, ma questo si intuisce già ad un primo ascolto, ed è forse l'unico punto debole che riesco a trovare: se ascoltato tutto d'un fiato può risultare un poco farraginoso, questo sì.

 

I pezzi però sono davvero tutti belli, così belli che se proprio dovessi consigliare qualcosa suggerirei (ma con molta difficoltà) Naiads, Cassadies, Kept Woman, Mearcstapa, On Another Ocean.

 

 

Ognuna di queste canzoni è un piccolo mondo musicale. E Pecknold aveva ragione nella sua intervista, quando ha detto che Crack-up è "tante cose in una".

 

 

Ph Credit: Pagina Fb ufficiale Fleet Foxes - © Sean Frego 2011 / Paramount Theatre, Seattle WA