Posted on: 20 Settembre 2017 Posted by: Simone Lucidi Comments: 0

Frammenti di note compongono un film musicale che narra le tristi fasi della natura

 

 

 

 

Presenza scenica glaciale, ferma, condita da una surrealità innovativa per i live, così si è presentato Johann Johannsson all'Auditorium Parco della musica di Roma il 15 settembre - in occasione del Red Bull Music Academy.

 

 

Accompagnato dal quintetto di archi Echo Collective, Johannsson ha offerto agli spettatori un concerto davvero particolare, dando ennesima dimostrazione di essere uno dei compositori internazionali del momento con una predisposizione naturale alle musiche da film, per cui la sua musica si presta a meraviglia.

 

 

Il compositore islandese ha infatti vinto il Golden globe per la colonna sonora de La teoria del tutto (2015), ma è legato soprattutto al regista di fantascienza canadese Denis Villeneuve, per il quale ha composto anche la colonna sonora del nuovo Blade Runner 2049, in uscita il prossimo 5 ottobre in Italia. Una responsabilità altissima, che sottolinea ancor di più il valore di Johannsson.

 

 

 

Il suo è stato un concerto intrappolato in una rappresentazione teatrale con musiche da film, il suono ci ha catapultato nel buio, il maestro si è seduto mentre un loop girava a vuoto, gli archi stridevano e sbalzavano, il violino alto si sovrapponeva come se lottasse vibrando come una libellula che scappa dal vento. Il loop si è fermato, bongie elettronici hanno dato il ritmo, in quel momento sul palco gli altri musicisti si sono mossi come dei mimi musicali, vestiti di nero anche loro, si sono espressi senza parlare.

 

 

Johann ha suonato in chiaro oscuro, comunicando stati d'animo senza tonalità, come in un bosco cupo ed alla comparsa delle immagini proiettate in sala è come se la natura a rallentatore si fosse risvegliata dopo il torpore dell'inverno. Tutto era ancora fermo, la luce entrava appena ed il saggio gufo cominciava a sparire nella finta ombra, ancora fredda era l'aria, le gocce cadevano però non scivolavano più, il sole stava prendendo coraggio, ormai la prigionia era cessata. Il volume adesso era altissimo, gli animali più scaltri cominciavano a vibrare, ora sì che mi potevo sfogare; il vecchio re del bosco poteva tornare, mi chiamano Wolf.

 

Questo viaggio cerca di esprimere la musica ed il mondo oscuro e fiabesco di Johann Johannsson, vero filantropo del suono.